Dopo oltre un decennio di esposti, denunce e iniziative del Movimento Civico “Conta anche Tu”e di Francesco Gargiulo, il collegamento tra Marina Piccola e i Ninfei Romani diventa finalmente realtà. Un risultato importante, ma segnato dalla mancata rimozione di alcune strutture insistenti sul demanio, che ha impedito di restituire alla città il tracciato storico nella sua interezza
Sorrento – Ci sono opere pubbliche che nascono dalla programmazione amministrativa e altre che vedono la luce solo grazie alla tenacia di cittadini che, per anni, hanno rifiutato di arrendersi all’indifferenza e all’inerzia. Il percorso pedonale che nei prossimi giorni sarà inaugurato tra Marina Piccola e i Ninfei Romani di Sorrento appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
L’opera, realizzata grazie ai finanziamenti del PNRR, rappresenta infatti il punto di arrivo di una delle più lunghe e significative battaglie civiche combattute negli ultimi decenni in penisola sorrentina. Una battaglia iniziata molto prima che il progetto trovasse copertura economica e portata avanti con determinazione da Francesco Gargiulo, coordinatore del Movimento Civico “Conta anche Tu”, insieme alle associazioni ambientaliste del territorio che hanno continuato a denunciare, anno dopo anno, una situazione ritenuta incompatibile con la tutela del demanio pubblico e del patrimonio paesaggistico.

Già nel 2019 le associazioni tornarono a denunciare pubblicamente il mancato ripristino dello stato dei luoghi, evidenziando come gli impegni assunti negli anni precedenti fossero rimasti sostanzialmente disattesi. A tale proposito necessita ricordare la dettagliata relazione tecnica, redatta nel 2016,dall’architetto comunale Daniele De Stefano a seguito di sopralluoghi dell’UTC e le autorità preposte,nella quale venivano evidenziate numerose presunte illegittimità presenti sulle aree demaniali. Da quella relazione scaturirono successivamente sequestri, provvedimenti dell’autorità giudiziaria e l’ordine di demolizione delle opere abusive accertate. Ripristino dello stato dei luoghi avvenuto soltanto in parte e i numerosi successivi esposti, delle associazioni, indirizzati alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, al Ministero dell’Ambiente, al Comando Generale delle Capitanerie di Porto, alla Direzione Marittima di Napoli e ad altri enti istituzionali con i quali veniva chiesto il ripristino dell’antica stradina comunale retrostante gli stabilimenti balneari, attraverso la demolizione delle opere abusive e la restituzione dell’uso pubblico dell’area, rimasero lettera morta.

Secondo quanto denunciarono ripetutamente Francesco Gargiulo e le associazioni ambientaliste, quegli impegni rimasero però, per lungo tempo, soltanto sulla carta. Continuarono così a susseguirsi diffide, richieste di verifica e sollecitazioni affinché gli enti competenti esercitassero i controlli previsti dalla legge e dessero concreta attuazione alle prescrizioni già individuate.
La sensazione, condivisa da chi seguì da vicino questa vicenda, fu quella di una risposta istituzionale spesso lenta e insufficiente rispetto alla necessità di tutelare un bene pubblico di straordinario valore storico, archeologico e paesaggistico. Una percezione che rese ancora più significativa la perseveranza delle associazioni, costrette per anni a supplire, con il proprio impegno civico, a ritardi e lungaggini amministrative che sembravano allontanare ogni possibile soluzione.
Oggi, a distanza di anni, quel collegamento pedonale viene finalmente restituito alla città grazie ai fondi del PNRR. Tuttavia, l’opera che sarà inaugurata non coincide pienamente con quella per la quale Francesco Gargiulo, il Movimento Civico “Conta anche Tu” e le associazioni ambientaliste si sono battuti per oltre dieci anni.
Il percorso realizzato è infatti il risultato di una soluzione diversa rispetto al progetto originario di completo ripristino dell’antica stradina comunale. Alcune strutture che, secondo le richieste avanzate nel corso degli anni e gli impegni assunti nelle varie fasi della vicenda, avrebbero dovuto essere demolite o arretrate per consentire il pieno recupero del tracciato storico, sono rimaste invece nella loro posizione, determinando un percorso inevitabilmente modificato rispetto a quello auspicato dai promotori della battaglia.
È per questo che la soddisfazione per la riapertura del collegamento si accompagna anche a un inevitabile senso di amarezza. La città recupera finalmente un’importante connessione tra Marina Piccola e i Ninfei Romani, ma non il percorso nella sua configurazione originaria, quella che per anni cittadini e associazioni avevano chiesto di restituire integralmente alla collettività.

Questa vicenda dimostra come la tutela del territorio non possa essere affidata esclusivamente alle istituzioni, ma trovi spesso nei cittadini più attenti i suoi primi custodi. Il sentiero che oggi torna a collegare Marina Piccola ai Ninfei Romani racconta quindi una storia che va oltre l’opera pubblica: racconta la forza della partecipazione civica, della perseveranza e della convinzione che i beni comuni appartengano a tutti.
Una vittoria, dunque. Ma una vittoria incompiuta, che lascia aperta una riflessione sul prezzo pagato in termini di tempo, energie e occasioni perdute, e sul ruolo fondamentale che una cittadinanza attiva può svolgere quando decide di non voltarsi dall’altra parte. – 06 agosto 2026
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