Tra promesse di legalità e ruspe in azione, il nuovo percorso rischia di diventare la passerella che legittima decenni di occupazioni “stagionali” mai rimosse, mentre il demanio resta ostaggio dei soliti noti e i cittadini pagano il conto
Sorrento – Di recente, dopo un periodo di fase forzata, alcuni tra i lavori inerenti le opere pubbliche programmate dalla ex gestione amministrativa, sono ripartiti. Ma, tuttavia secondo una parte della cittadinanza, non tutte le questioni sembrano aver trovato una risposta. Parliamo del percorso pedonale che da Marina Piccola dovrebbe collegare i cittadini e i turisti ai ruderi dell’Antico Ninfeo Romano sottostante l’area dell’Hotel Syrene, un’opera pubblica attesa da anni e tornata al centro del dibattito dopo il terremoto giudiziario che ha travolto l’amministrazione cittadina.
La ripresa dell’intervento arriva infatti dopo lo scandalo che ha portato agli arresti per corruzione dell’ex sindaco Massimo Coppola e al conseguente commissariamento del Comune. Una fase delicata nella quale. tuttavia, molti cittadini avevano riposto aspettative di discontinuità, soprattutto sul fronte del rispetto della legalità in materia urbanistica e demaniale.
Una stradina che divide – Il progetto punta al ripristino della vecchia stradina comunale a monte degli stabilimenti balneari di Marina Piccola, lungo la spiaggia del Lido San Francesco. Con l’obiettivo dichiarato di restituire accessibilità a un sito archeologico di pregio e migliorare la fruizione pubblica del tratto costiero. Un intervento, sulla carta, condivisibile.
Ma. come è noto, lungo il tracciato insistono da decenni strutture balneari realizzate su suolo demaniale che, secondo le associazioni ambientaliste del territorio, non sarebbero mai state completamente rimosse a fine stagione, come previsto dalla normativa. Strutture imponenti, diventate nel tempo presenze fisse sull’arenile, fino ad assumere, denunciano i comitati,in una serie di segnalazioni ad enti e autorità preposte, i contorni di vere e proprie proprietà private tramandate di generazione in generazione. – Con la ripresa dei lavori, in alcuni punti si imporrebbe soltanto l’arretramento di pochi metri verso il mare di alcune installazioni. Una soluzione che, secondo i critici, rischia di “mettere un sigillo” su situazioni considerate irregolari da anni, anziché affrontarle in modo risolutivo.
Le denunce rimaste senza risposta –Negli ultimi anni, ad aver sollevato varie volte il caso sono state le associazioni: Movimento Civico “Conta anche Tu”, VAS (Verdi Ambiente e Società), “La Grande Onda” e altri gruppi civici, che già nel 2020 e nel 2021 avevano inviato una serie di segnalazioni a ministeri, Capitaneria di Porto, Procura e Soprintendenza. Mentre quella del Movimento civico “Conta anche Tu” con il cooordinatre Francesco Gargiulo. la questione del percorso comunale e la battaglia contro l’occupazione perenne e illegittima da parte dei concessionari del suolo demaniale al Lido San Francesco ,risale a vari decenni addietro.
Al centro delle segnalazioni, il mancato ripristino dello stato dei luoghi. Nonostante i permessi a costruire rilasciati nel maggio 2017 per consentire demolizioni e rimessa in pristino ai fini della conformità urbanistica, con scadenza dei titoli concessori fissata al 31 dicembre 2020, le associazioni richiamano inoltre le relazioni di sopralluogo dell’architetto comunale Daniele De Stefano (prot. n. 19966 del 21/04/2016), trasmesse ai settori Edilizia Privata e Demanio Marittimo, nonché l’articolo 35 del DPR 380/2001, che attribuisce al dirigente comunale il potere-dovere di ordinare la demolizione e il ripristino in caso di abusi su suolo pubblico, con eventuale esecuzione in danno.
Nonostante i solleciti e i richiami a sentenze amministrative e alla nota della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli del febbraio 2020, proprio in relazione al ripristino della stradina, secondo i firmatari non vi è stata alcuna iniziativa in merito e pertanto,nulla sarebbe cambiato sul piano sostanziale. Nè tanto meno si è registrato alcun provvediemnto con la gestione commissariale, alla quale, nei primi giorni del suo insediamento, era stato inviato (via pec) una corposa documentazione in merito a tale questione.
La task force e il doppio binario dei controlli – Con il commissariamento, era stata annunciata una task force antiabusivismo. Anche su questo fronte, però, sia le associazioni che una parte della cittadinaza, parlano di un’azione percepita come selettiva. Ovvero, severa verso piccoli abusi di necessità disseminati sul territorio, ma inefficace, nei confronti dei grandi operatori economici del comparto turistico-balneare. – Un’accusa pesante, che chiama in causa non solo la gestione commissariale ma anche la politica e le varie amministrazioni che si sono succedute al Comune nei decenni scorsi. In varie denunce, si chiede infatti di verificare eventuali responsabilità omissive e di accertare possibili profili di reato, con esplicito riferimento all’ articolo 328 e del Codice Penale.
La questione non è soltanto giuridica o urbanistica. A Sorrento, come in gran parte della penisola sorrentina, le spiagge libere sono poche e di dimensioni ridotte. Durante l’estate, molti residenti lamentano costi elevati per l’accesso agli stabilimenti, con tariffe che incidono significativamente sui bilanci familiari. In tale contesto, la permanenza di strutture stagionali trasformate di fatto in presenze stabili alimenta il malcontento di chi vede nel demanio marittimo un bene collettivo progressivamente sottratto alla piena fruizione pubblica.
Un’opera simbolo di quale futuro? Il nuovo percorso pedonale verso il ninfeo romano potrebbe rappresentare un’occasione di valorizzazione culturale e di riequilibrio tra interessi privati e diritto alla fruizione pubblica del litorale. Oppure, si teme in città, potrebbe consolidare assetti esistenti senza affrontare le irregolarità denunciate da anni.
Molti cittadini avevano confidato che la gestione commissariale segnasse una svolta. Al momento, però, la sensazione diffusa tra i comitati è quella di una battaglia storica relegata ai margini dell’agenda amministrativa. In tale contesto, resta sospeso un dubbio tutt’altro che marginale, che la stradina verso l’antico ninfeo possa trasformarsi non nel segno di una nuova stagione di legalità e trasparenza, ma nell’ennesima conferma di una convivenza mai risolta tra tutela del bene pubblico e interessi consolidati. – 02 marzo 2026


























