Code sulla statale 145, trasferimenti a rischio e proteste degli operatori. Dopo il confronto con il ministro del Turismo a Sorrento, il caso del viadotto riapre il dibattito sull’assenza di una strategia condivisa per la mobilità del territorio
Sorrento – La teoria è una cosa, la realtà quotidiana un’altra. In Penisola Sorrentina, ancora una volta, a ricordarlo è il traffico. L’attivazione del semaforo sul viadotto San Marco, a Castellammare di Stabia, per consentire i lavori di controllo e verifica della struttura, ha provocato pesanti ripercussioni sulla circolazione lungo la statale 145 Sorrentina. Code prolungate, tempi di percorrenza che hanno superato l’ora e trasferimenti diventati difficili da programmare, uno scenario che ha immediatamente alimentato le proteste degli operatori turistici e dei cittadini. 
Le proteste di Federalberghi e degli agenti di viaggio
A sollevare la questione è stata, tra gli altri, Federalberghi Penisola Sorrentina, che attraverso il proprio ufficio stampa ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze dei rallentamenti per le strutture ricettive ancora operative e per i trasferimenti degli ospiti. Il presidente Costanzo Iaccarino ha evidenziato il rischio che i ritardi sulla statale compromettano la regolarità dei servizi alberghieri, soprattutto per chi deve raggiungere aeroporti, stazioni ferroviarie e altri punti di collegamento. Sulla stessa linea Gino Acampora, presidente dell’Associazione agenti di viaggio Penisola Sorrentina, che ha sottolineato come il problema non riguardi esclusivamente i visitatori, ma anche i residenti, costretti a organizzare i propri spostamenti tenendo conto di tempi di percorrenza sempre più imprevedibili.
Secondo quanto riferito dall’associazione, era stata avanzata la richiesta di rinviare di altre due settimane l’attivazione della misura, nella prospettiva di individuare un momento meno critico per la circolazione. Una richiesta che, evidentemente, non ha trovato accoglimento. Le conseguenze denunciate sono particolarmente rilevanti per il comparto dei trasferimenti turistici. Acampora ha riferito che, con il nuovo assetto della circolazione, gli operatori sono costretti a pianificare le partenze con almeno cinque ore di anticipo rispetto all’orario dei voli, per ridurre il rischio che i clienti perdano l’aereo. Un dato che, se confermato nella pratica quotidiana, restituisce la dimensione del problema: non si tratta soltanto di qualche minuto perso in coda, ma della necessità di riorganizzare servizi, itinerari, orari e costi, con ripercussioni sull’esperienza dei turisti e sul lavoro degli operatori.
Il paradosso dopo la visita del ministro del Turismo

Il punto non è mettere in discussione l’utilità degli incontri o l’importanza del confronto con il Governo. Il problema è capire quanto quelle occasioni riescano a tradursi in iniziative concrete, capaci di incidere sui problemi reali. Perché, se la mobilità viene riconosciuta come una delle principali emergenze del territorio, è proprio nella gestione delle situazioni prevedibili che dovrebbe manifestarsi la capacità di coordinamento tra i soggetti coinvolti.
ANAS e il nodo della programmazione
È senz’altro necessario che le verifiche sulle infrastrutture vengano eseguite e che la sicurezza del viadotto sia tutelata. Nessuna esigenza turistica può giustificare la rinuncia ai controlli necessari su un’opera stradale. Ma sicurezza e mobilità non dovrebbero essere considerate esigenze contrapposte. La questione riguarda soprattutto la programmazione degli interventi, la valutazione dei flussi di traffico e il coordinamento con le amministrazioni locali. Quando si interviene su un collegamento strategico come la statale 145 Sorrentina, le conseguenze non si esauriscono nel tratto interessato dai lavori: si propagano lungo l’intera rete stradale, coinvolgendo comuni, attività economiche, residenti e visitatori.
La vicenda evidenzia come una diversa programmazione temporale degli interventi, accompagnata da misure organizzative adeguate, avrebbe potuto contribuire a limitare i disagi. Nonostante la richiesta di rinvio avanzata dagli operatori, il semaforo è entrato in funzione, mettendo immediatamente in luce tutte le fragilità della circolazione lungo la statale 145 Sorrentina. anche se sutale punto,occorrerebbe conoscere le ragioni tecniche e operative alla base della scelta di ANAS, gli eventuali vincoli legati alle verifiche e le alternative concretamente disponibili. Resta, tuttavia, il dato delle ripercussioni denunciate da chi utilizza quotidianamente quella strada e da chi deve garantire servizi turistici puntuali. In tale contesto che il confronto dovrebbe diventare più stringente, non sulle dichiarazioni di principio, ma sulla capacità di condividere informazioni, valutare le conseguenze e individuare soluzioni praticabili.
Protestare non basta

L’intervento applaudito durante l’incontro con il ministro, da solo, non può essere considerato un risultato operativo. Allo stesso modo, sarebbe ingeneroso attribuire alle associazioni la responsabilità esclusiva di decisioni che spettano ad altri enti. La loro efficacia, però, si misura anche nella capacità di trasformare le istanze del settore in proposte, impegni verificabili e risposte istituzionali.Il rischio, altrimenti, è che ogni emergenza generi una nuova ondata di proteste, destinata a esaurirsi fino al problema successivo, senza che nulla cambi davvero.
La stagione estiva è ormai alle spalle, ma considerare conclusa l’attività turistica sarebbe un errore. La Penisola Sorrentina continua ad accogliere visitatori anche nei mesi autunnali e invernali, mentre alberghi, agenzie di viaggio, imprese di trasporto e attività commerciali devono garantire servizi efficienti durante tutto l’anno. La questione, dunque, non riguarda soltanto il comparto turistico. Un collegamento stradale compromesso significa maggiori difficoltà per i lavoratori, ritardi negli spostamenti quotidiani, disagi per i residenti e un territorio meno accessibile. Il turismo, semmai, rende ancora più evidenti problemi che coinvolgono l’intera collettività. Ecco perché il caso del viadotto San Marco non dovrebbe essere archiviato come l’ennesima polemica destinata a durare pochi giorni. È piuttosto l’occasione per chiedere una programmazione più attenta degli interventi, un confronto preventivo con i territori interessati e una comunicazione tempestiva sulle modifiche alla circolazione.
Tante parole, ma servono risposte

Gli applausi durante un convegno possono testimoniare la condivisione di un problema. I comunicati stampa possono renderlo pubblico. Le proteste sui social possono amplificarne la portata. Ma il risultato, alla fine, si misura sulla strada, nei tempi di percorrenza, nella possibilità di raggiungere un aeroporto senza dover partire con ore di anticipo e nella capacità di assicurare ai residenti una mobilità dignitosa. In tale contesto che si gioca la credibilità di tutti gli attori coinvolti. Finché alle parole non seguiranno risposte concrete, la sensazione è che, ancora una volta, a restare fermi non saranno soltanto gli automobilisti in coda sul viadotto San Marco, ma anche le soluzioni attese da un intero territorio. – 20 ottobre 2026

















