Nuovo e importante intervento della Corte Costituzionale in materia di successioni. È questo il tema scelto questa settimana dall’avvocato Luigi Alfano per la sua consueta rubrica di approfondimento giuridico, dedicata a una sentenza destinata ad avere effetti rilevanti per contribuenti, professionisti e beneficiari di rendite vitalizie
Sorrento – Anche questa settimana l’avvocato Luigi Alfano propone ai lettori un tema di particolare interesse giuridico e sociale, soffermandosi su una recente decisione della Corte Costituzionale destinata a incidere significativamente sul sistema delle successioni e sulla tassazione delle rendite vitalizie.
Con la sentenza n. 89 del 2026, infatti, la Consulta ha dichiarato incostituzionale una parte della normativa che disciplinava il calcolo dell’imposta di successione sulle rendite vitalizie, ritenendo che il meccanismo previsto dal legislatore producesse effetti irragionevoli, sproporzionati e, in alcuni casi, addirittura confiscatori.
Come evidenzia l’avvocato Luigi Alfano, la vicenda nasce dal caso concreto di una donna di 77 anni beneficiaria di una rendita vitalizia di 18 mila euro annui. Secondo la normativa allora vigente, la contribuente avrebbe dovuto versare immediatamente un’imposta di successione pari a 216 mila euro, corrispondente a ben dodici annualità della rendita percepita. Un paradosso che ha spinto i giudici costituzionali a intervenire per ristabilire il rispetto dei principi fondamentali sanciti dalla Carta.
Nelle motivazioni della sentenza, la Corte sottolinea come il legato di rendita vitalizia rappresenti da sempre uno strumento caratterizzato anche da una forte valenza sociale. Non di rado, infatti, viene utilizzato per garantire un sostegno economico a persone che hanno prestato assistenza, cura o supporto al disponente durante la vita, oppure a soggetti meritevoli di particolare riconoscenza.
Secondo la Consulta, una tassazione eccessiva rischiava di compromettere proprio questa funzione solidaristica, rendendo economicamente insostenibile uno strumento giuridico nato per garantire protezione e sostegno nel tempo. La disciplina contestata, osserva l’avvocato Luigi Alfano, finiva per colpire il beneficiario ben oltre la sua effettiva capacità contributiva, in contrasto con i principi costituzionali di ragionevolezza e proporzionalità. – La Corte ha individuato l’origine della distorsione nel sistema di calcolo adottato negli anni. I coefficienti utilizzati per determinare il valore imponibile delle rendite vitalizie venivano infatti applicati senza tenere adeguatamente conto della forte riduzione dei tassi legali di interesse registrata negli ultimi anni. Il risultato era una base imponibile artificiosamente elevata e spesso scollegata dal reale valore economico della rendita. – Per questo motivo i giudici costituzionali hanno dichiarato illegittima la normativa nella parte in cui non prevedeva un limite minimo del 2,5% per il saggio legale di interesse utilizzato nel calcolo fiscale, estendendo inoltre la declaratoria di illegittimità ad altre disposizioni che presentavano il medesimo difetto.
L’avvocato Luigi Alfano sottolinea come la decisione rappresenti un importante richiamo al rispetto del principio di capacità contributiva, cardine dell’intero sistema tributario italiano. Nessuna finalità fiscale, infatti, può giustificare un’imposizione che superi la reale forza economica del contribuente o che renda impossibile beneficiare concretamente di quanto ricevuto in successione.
La sentenza n. 89 del 2026 si presenta dunque come una pronuncia di grande rilievo, destinata a produrre effetti concreti nella disciplina successoria e a rafforzare la tutela dei cittadini nei confronti di meccanismi fiscali considerati eccessivamente penalizzanti.
Un tema di stretta attualità che, grazie all’analisi dell’avvocato Luigi Alfano, consente di comprendere come il diritto costituzionale continui a svolgere un ruolo fondamentale nel garantire equilibrio, giustizia e tutela dei diritti anche in materia tributaria. – 04 giugno 2026


















