In oltre 80 film, più di 10 regie, decine di produzioni e una vita intera spesa a favore dell’arte, della giustizia e dell’ambiente, Robert Redford ha lasciato un’impronta profonda nella cultura del Novecento e del nuovo millennio. Tra i primi a parlare del riscaldamento globale, della necessità di proteggere le terre dei nativi americani, dei pericoli di un capitalismo cieco. “Ogni generazione ha la possibilità di diventare guida del proprio tempo. Mi rattrista vedere che la mia sia così corrotta da non cogliere questa opportunità.”
Di fronte alla macchina da presa o dietro le quinte della storia americana, Robert Redford è stato molto più di un attore, è stato un’idea. Un ideale di bellezza, impegno, eleganza e coerenza. Un artista che ha fatto del cinema un atto d’amore e della propria notorietà una piattaforma per cambiare il mondo. Si è spento a 89 anni nella sua casa di Provo, nello Utah, circondato dalla natura che ha tanto amato e difeso per tutta la vita.
Nato il 18 agosto 1936 a Santa Monica, California, da una famiglia modesta di origini irlandesi, Charles Robert Redford Jr. seppe presto cosa significava partire da zero. La morte prematura della madre e le difficoltà economiche temprarono un ragazzo inquieto, desideroso di scoprire il mondo e se stesso. Prima in Europa, poi a New York, approda infine a Hollywood non come prodotto dell’industria, ma come forza creativa in costante fermento. – Con i capelli biondi, lo sguardo limpido e un carisma naturale, negli anni Sessanta e Settanta diventa il volto del nuovo cinema americano. Film come La caccia, Butch Cassidy, La stangata, Tutti gli uomini del presidente, Il grande Gatsby o I tre giorni del Condor lo consacrano come eroe affascinante, spesso tormentato, sempre credibile. Più di ogni altro, Redford incarna l’eroe positivo, quello che ogni madre americana avrebbe voluto come genero, ma con dentro il fuoco del dubbio e dell’inquietudine. – Ma la recitazione non gli basta. Vuole raccontare le storie a modo suo. E ci riesce. Nel 1980, con il suo esordio alla regia Gente Comune, vince l’Oscar per la miglior regia. È solo l’inizio. Seguono: Milagro, In mezzo scorre il fiume, Quiz Show, L’uomo che sussurrava ai cavalli, Leoni per agnelli, The Conspirator. Sempre storie morali, spesso civili, tutte attraversate da un’etica profonda. – Nel 1981 fonda il Sundance Institute, da cui nascerà il celebre Sundance Film Festival. Con questa iniziativa, Redford cambia per sempre il destino del cinema indipendente americano, dando voce a registi allora sconosciuti come Quentin Tarantino, Steven Soderbergh o Darren Aronofsky. Il Sundance diventa la culla di un nuovo modo di fare cinema: libero, personale, coraggioso.
L’impegno sociale e ambientale: un attivista vero
Ma ciò che rende Robert Redford una figura davvero unica non è solo l’arte. È l’impegno. Fin dagli anni Sessanta, Redford ha sostenuto battaglie civili, ambientali, sociali. È stato tra i primi a parlare del riscaldamento globale, della necessità di proteggere le terre dei nativi americani, dei pericoli di un capitalismo cieco. Nel 2012, alla Mostra del Cinema di Venezia, disse: “Ogni generazione ha la possibilità di diventare guida del proprio tempo. Mi rattrista vedere che la mia sia così corrotta da non cogliere questa opportunità.” Parole dure, ma sincere. Per Redford, l’arte e la politica erano legate da un unico dovere: lasciare un mondo migliore ai giovani. Anche film come All Is Lost (2013), in cui recita da solo, quasi in silenzio, diventano metafore della condizione umana di fronte alla forza della natura.
Alla notizia della sua scomparsa, i tributi sono arrivati da ogni parte del mondo. Meryl Streep ha scritto: “Uno dei leoni se n’è andato”. Jane Fonda, amica e partner in quattro film, ha confessato: “Non riesco a smettere di piangere. Era un’America per cui dobbiamo ancora lottare”. Ron Howard lo ha definito “una figura culturale di enorme influenza”. Hillary Clinton ha ricordato come “abbia creato opportunità per le nuove generazioni di attivisti e registi”. Persino Donald Trump, con cui ebbe forti divergenze, lo ha definito “un grande”. – In oltre 80 film, più di 10 regie, decine di produzioni e una vita intera spesa a favore dell’arte, della giustizia e dell’ambiente, Robert Redford ha lasciato un’impronta profonda nella cultura del Novecento e del nuovo millennio. Non è stato solo un attore, né solo un regista o un attivista. È stato il simbolo di un’America capace di sognare, di lottare, di migliorarsi. È stato il volto pulito di un Paese spesso contraddittorio, ma anche capace di bellezza. Oggi, nel silenzio delle montagne dello Utah, Robert Redford riposa. Ma la sua voce, il suo volto, la sua coscienza, continuano a parlare. A noi, e al futuro. – 17 settembre 2025 – salvatorecaccaviello

















