Il fondo agricolo trasformato in parcheggio finisce sotto sequestro preventivo per presunte violazioni urbanistiche e paesaggistiche. Una vicenda già raccontata dalla stampa locale, che riporta al centro dell’attenzione la tutela della costa e il ruolo di un’informazione chiamata a resistere anche a una richiesta di risarcimento da 160mila euro
Sorrento – Dopo anni di segnalazioni, interrogativi e denunce pubbliche, il parcheggio della Pignatella finisce sotto sequestro preventivo. I Carabinieri della Compagnia di Sorrento hanno dato esecuzione al decreto emesso dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura della Repubblica guidata dal procuratore Nunzio Fragliasso. 
Il sequestro non costituisce una condanna definitiva e le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nel corso del procedimento. Ma il provvedimento riporta inevitabilmente al centro una domanda: com’è stato possibile che una situazione segnalata per anni arrivasse a questo punto prima di sfociare in un intervento cautelare della Magistratura?
Le contestazioni della Procura, un fondo agricolo trasformato in parcheggio stabile
Secondo la nota diffusa dalla Procura di Torre Annunziata, le indagini sono state avviate nel marzo 2026 e condotte dai carabinieri dell’Aliquota operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Sorrento, con il supporto del personale dell’Ufficio antiabusivismo edilizio del Comune e il coordinamento della Magistratura. Gli accertamenti avrebbero fatto emergere, a carico dei proprietari dell’area e del gestore dell’attività commerciale, gravi indizi in relazione alle ipotesi di reato di mutamento urbanisticamente rilevante della destinazione d’uso e violazioni della normativa paesaggistica.
Il sequestro preventivo è stato disposto, secondo quanto riferito dalla Procura, per interrompere la prosecuzione delle condotte contestate e impedire l’aggravamento delle loro conseguenze. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. La misura cautelare è impugnabile nelle sedi previste dalla legge e gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Anni di segnalazioni, una storia che la stampa locale aveva già raccontato
La vicenda della Pignatella non nasce con l’intervento dei Carabinieri. Negli anni precedenti, cittadini, associazioni e giornalisti avevano sollevato interrogativi sulla legittimità dell’utilizzo dell’area e sulla tutela di un tratto di costa particolarmente delicato. In tale contesto, la distanza temporale tra le prime segnalazioni e l’attuale provvedimento giudiziario a meritare attenzione. La ricostruzione completa richiede di verificare quali controlli siano stati effettuati, quali atti amministrativi siano stati adottati e quale seguito abbiano ricevuto le segnalazioni presentate nel corso del tempo. Non si tratta di anticipare giudizi sull’operato di singoli amministratori o uffici, né di attribuire responsabilità prima degli accertamenti necessari. Si tratta di porre una questione di interesse pubblico, ovvero, la tutela del territorio richiede verifiche tempestive, risposte documentate e interventi efficaci, senza lasciare che tutto dipenda soltanto dall’iniziativa dei cittadini o dall’attenzione dei giornali. La vicenda rende necessario ricostruire con precisione quali riscontri abbiano ricevuto, nel corso degli anni, le segnalazioni sulla situazione della Pignatella, attraverso un esame puntuale degli atti amministrativi e giudiziari e dei provvedimenti eventualmente adottati dalle autorità competenti
La richiesta di risarcimento da 160mila euro contro PositanoNews
La storia della Pignatella presenta anche un capitolo che riguarda direttamente la libertà di informazione. Tra le poche testate ad evidenziare determinate anomalie vi è stato Positanonews.
Gli articoli pubblicati negli anni sulla vicenda furono contestati in sede civile dai soggetti interessati, che chiesero un risarcimento danni di 160mila euro nei confronti del direttore Michele Cinque, dell’editore Antonino D’Urso e di Salvatore Caccaviello, all’epoca collaboratore della testata e oggi direttore di ReportSorrento.it. Una richiesta di tale entità rappresentò un rischio concreto per una realtà editoriale locale e per chi aveva scelto di raccontare una questione di interesse pubblico. La controversia avrebbe potuto mettere in seria difficoltà il giornale, chiamato a sostenere il peso economico di una causa legata agli articoli pubblicati sulla Pignatella.
La vicenda giudiziaria si è conclusa, secondo gli esiti riportati dalla documentazione richiamata dalla testata, con il rigetto delle pretese risarcitorie in primo grado e il successivo rigetto integrale dell’appello da parte della Corte d’Appello di Napoli. La decisione viene indicata come definitiva.
Il ruolo fondamentale dell’avvocato Marina Gargiulo
In questo percorso, un ruolo fondamentale è stato svolto dall’avvocato Marina Gargiulo, che ha assistito , l’autore dei vari articoli, Salvatore Caccaviello. La difesa si è basata sulla ricostruzione documentale dei fatti, sul confronto tra gli articoli contestati e gli atti ufficiali e sulla tutela del diritto di cronaca e di critica. Un lavoro giuridico che ha consentito di sostenere in giudizio la legittimità dell’attività giornalistica contestata e che merita di essere ricordato nel ricostruire una controversia dal peso economico e professionale rilevante. L’esito del contenzioso rappresenta un passaggio importante per i diretti interessati e richiama un principio essenziale, il giornalismo ha il dovere di verificare le notizie, documentare le affermazioni e rispettare i limiti previsti dalla legge, ma la pubblicazione di informazioni di interesse pubblico non può essere considerata illegittima per il solo fatto di risultare scomoda o critica.
La controversia civile e il procedimento penale relativo alla Pignatella restano vicende distinte, con oggetti e finalità differenti. Il loro accostamento, tuttavia, evidenzia quanto sia importante che le questioni riguardanti il territorio possano essere raccontate e discusse pubblicamente, nel rispetto dei fatti e delle garanzie di tutte le persone coinvolte.
Perché la Pignatella torna sotto i riflettori

Per tale ragione, la vicenda merita di essere seguita anche sul versante amministrativo, ricostruendo l’iter delle autorizzazioni, i limiti della convenzione temporanea, le verifiche compiute e gli eventuali provvedimenti adottati prima della scadenza del 31 ottobre 2025. Sono interrogativi legittimi, che non implicano una condanna preventiva di alcuno. Servono, piuttosto, a comprendere se il sistema dei controlli abbia funzionato e quali eventuali correttivi siano necessari.
La Pignatella e il valore di un’informazione coraggiosa
La vicenda della Pignatella consegna anche una riflessione sul ruolo dell’informazione locale. Di fronte a situazioni che sollevano dubbi sulla legalità e sulla tutela del territorio, un giornalismo attento,coraggioso, indipendente e fondato sui fatti può svolgere una funzione essenziale, come raccogliere segnalazioni, documentare criticità, porre domande e impedire che questioni di interesse pubblico finiscano dimenticate. Un lavoro che comporta responsabilità e, talvolta, anche rischi. La richiesta di risarcimento da 160mila euro nei confronti dei responsabili di PositanoNews dimostra quanto possa essere gravoso, per una piccola realtà editoriale, sostenere una controversia legata alla propria attività giornalistica. L’esito della causa civile, con il rigetto delle pretese risarcitorie secondo la ricostruzione giudiziaria richiamata, rappresenta un passaggio importante anche per il diritto di cronaca e di critica.

Il sequestro della Pignatella non dimostra, da solo, che le precedenti segnalazioni giornalistiche abbiano determinato l’intervento giudiziario. Ricorda però quanto sia importante che le questioni di interesse pubblico possano essere raccontate, verificate e discusse senza che il timore di conseguenze economiche finisca per scoraggiare chi le porta all’attenzione dei cittadini. Il giornalismo non emette sentenze e non sostituisce la Magistratura. Ma può contribuire a mantenere accesi i riflettori su questioni di interesse pubblico, affinché non vengano dimenticate. Un motivo in più affinchè la libertà di informazione va difesa, raccontare fatti documentati, soprattutto quando sono scomodi, significa consentire alla comunità di conoscere, interrogarsi e chiedere risposte.
La Pignatella torna oggi al centro dell’attenzione giudiziaria. La speranza è che, oltre agli accertamenti sulle responsabilità contestate, questa vicenda contribuisca a rafforzare la tutela del paesaggio, la trasparenza amministrativa e il riconoscimento del ruolo che un’informazione libera e responsabile svolge nella vita di una comunità. – 26 ottobre 2026
Foto di repertorio
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