Autotrasportatori in protesta, tir a passo d’uomo su via Marina, “I soldi del Governo non bastano”

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Caro vita e carburanti alle stelle alimentano la mobilitazione a Napoli. Decine di mezzi pesanti rallentano una delle principali arterie cittadine, mentre crescono i timori per i rifornimenti, i distributori di benzina e i servizi essenziali

Napoli –  Resta stretta nella morsa della protesta degli autotrasportatori. Dopo i blocchi dei giorni scorsi, la mobilitazione si è spostata nella tarda mattinata di ieri,giovedì 22 ottobre, su via Marina, dove decine di tir hanno percorso a passo d’uomo una delle principali arterie di collegamento con il centro cittadino. Una modalità che ha consentito ai manifestanti di proseguire la protesta senza arrestare completamente la marcia dei mezzi, ma con pesanti ripercussioni sulla circolazione stradale. La mobilitazione, che coinvolge Napoli e diversi centri della provincia, nasce dal crescente malcontento per il costo della vita e, soprattutto, per il prezzo dei carburanti. Spese sempre più difficili da sostenere per chi lavora nel settore del trasporto merci, dove il gasolio rappresenta una voce fondamentale dei costi operativi. Per molti autotrasportatori, il rischio è che lavorare diventi economicamente insostenibile, con conseguenze che possono estendersi ben oltre la categoria e coinvolgere l’intera filiera della distribuzione.

Nella giornata precedente, numerosi lavoratori impegnati nei blocchi stradali erano stati identificati dalle forze dell’ordine. Un intervento che non ha però interrotto la mobilitazione. Nelle ore successive, i manifestanti hanno scelto di proseguire lungo via Marina a velocità ridotta, mantenendo i mezzi in movimento e rallentando sensibilmente il traffico. La protesta continua così a incidere sulla viabilità cittadina, in una zona strategica per gli spostamenti quotidiani e per il transito dei veicoli commerciali. Per automobilisti, pendolari e lavoratori, i disagi si sommano alle difficoltà già provocate dalla mobilitazione dei giorni precedenti.

I soldi promessi non bastano – A non convincere i manifestanti è l’annuncio del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini relativo allo sblocco di 480 milioni di euro destinati al settore. Una misura che, secondo gli autotrasportatori scesi in strada e che contestano l’annuncio del governo,  non sarebbe sufficiente a rispondere alle difficoltà economiche che stanno affrontando.  Parole dure, che restituiscono il clima di sfiducia e la distanza tra le misure comunicate dall’Esecutivo e le aspettative di chi chiede interventi ritenuti più incisivi. – Il nodo, per i manifestanti, non riguarda soltanto la disponibilità delle risorse, ma anche la loro effettiva capacità di alleggerire i costi sostenuti quotidianamente dalle imprese e dai lavoratori. Il rincaro dei carburanti, infatti, incide direttamente sui margini di guadagno, mentre il caro vita pesa sui bilanci familiari. Da qui la richiesta di risposte che vadano oltre gli annunci e che siano in grado di produrre effetti concreti.

Scaffali e distributori, i primi segnali dell’emergenza – Intanto, le conseguenze della mobilitazione cominciano a riflettersi sulla vita quotidiana dei cittadini. Nelle ultime ore, alcuni supermercati sono riusciti a ricevere nuove forniture, consentendo di rifornire scaffali rimasti vuoti per giorni. Un segnale che lascia intravedere qualche spiraglio sul fronte della distribuzione alimentare, senza tuttavia indicare un ritorno alla normalità. Più complicata appare la situazione sul fronte dei carburanti: secondo quanto segnalato durante la protesta, diversi distributori sono rimasti chiusi anche nella giornata di giovedì. Una difficoltà che rischia di ripercuotersi non soltanto sugli automobilisti, ma anche sulle attività economiche e sui servizi che dipendono dalla disponibilità di carburante per continuare a operare. Probabilmente l’aspetto più delicato della crisi. Quando il trasporto delle merci rallenta o si interrompe, gli effetti possono propagarsi rapidamente: dalla distribuzione dei prodotti alimentari al rifornimento delle attività commerciali, fino alla gestione dei servizi pubblici. Una catena di conseguenze che rende la protesta degli autotrasportatori una questione che riguarda l’intera comunità.

Nonostante i disagi provocati alla circolazione, i manifestanti sostengono di aver ricevuto segnali di solidarietà da parte di alcuni cittadini. “Il popolo è con noi. Ci portano acqua, caffè, cibo. Lo facciamo anche per loro. Questa protesta è per tutti. I soldi promessi dal Governo non bastano”, racconta un altro autotrasportatore a bordo del proprio tir. Un’affermazione che riassume il tentativo dei lavoratori di presentare la mobilitazione non soltanto come una rivendicazione di categoria, ma come una protesta contro il peso crescente dei costi che grava su famiglie e imprese. Resta, tuttavia, il difficile equilibrio tra le ragioni dei manifestanti e quelle di chi subisce quotidianamente i rallentamenti, le difficoltà negli spostamenti e i problemi legati ai rifornimenti.

Attesa per il confronto con il Governo –  Lo sguardo è ora rivolto al 27 ottobre, data indicata per il confronto tra l’Esecutivo e i lavoratori. Fino ad allora, il rischio è che la mobilitazione continui a produrre conseguenze sulla viabilità e sulla distribuzione delle merci, in assenza di un’intesa capace di ridurre la tensione. A preoccupare maggiormente è la tenuta dei servizi essenziali. Tra i settori potenzialmente esposti alle conseguenze della carenza di carburante figurano la raccolta dei rifiuti e i servizi di soccorso, per i quali la disponibilità di mezzi operativi e rifornimenti è indispensabile. Un eventuale aggravamento della situazione potrebbe quindi trasformare i disagi logistici in un problema più ampio per la città. – La protesta degli autotrasportatori mette così in evidenza una questione che va oltre i blocchi stradali: il costo del trasporto delle merci e la sostenibilità economica di un comparto fondamentale per il funzionamento dell’economia. A Napoli, intanto, via Marina resta il simbolo di una tensione ancora aperta. La strada per un accordo passa dal confronto tra Governo e lavoratori, mentre cittadini e imprese attendono risposte concrete e il ritorno alla normalità. – 23 ottobre 2026

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