Al convegno “Sciogliere non basta”, promosso da Foro XXI a Villa Tiberiade, il magistrato richiama la necessità di intervenire anche sugli apparati burocratici dei Comuni: “La classe politica cambia, ma i funzionari restano al loro posto”
Castellammare di Stabia – “Si cambia la classe politica, ma i funzionari che per anni hanno gestito il potere rimangono lì”. È il duro monito del procuratore Nunzio Fragliasso, intervenuto sul tema delle infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni comunali di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata durante il convegno “Sciogliere non basta”, promosso da Foro XXI a Villa Tiberiade. – Fragliasso richiama innanzitutto l’arresto di Valentino Gionta junior, individuato in un bunker sotto casa, come ulteriore conferma del radicamento della camorra sul territorio.
Il magistrato torna poi sulle dichiarazioni pronunciate a Palazzo Fienga, che avevano suscitato polemiche nel confronto con la politica cittadina e con l’amministrazione del sindaco Corrado Cuccurullo. “Non ho mai detto, andate a casa”, precisa. “Ho detto in pubblico ciò che avevo già detto in privato: non bastano le operazioni di facciata. Rimboccatevi le maniche, qui c’è la camorra”.
Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda il ruolo degli apparati burocratici. Secondo Fragliasso, lo scioglimento di un Comune per infiltrazioni mafiose rischia di essere insufficiente se non si interviene anche su chi continua a gestire appalti, licenze e concessioni edilizie. – “Si manda a casa la classe politica, ma chi ha gestito per anni in modo deteriore la cosa pubblica rimane al proprio posto”, sottolinea il procuratore. Da qui la necessità di valutare interventi mirati sulla macchina amministrativa, attraverso rotazioni e sostituzioni laddove necessarie. Fragliasso invoca inoltre una “politica con la P maiuscola”, capace di riprendere il controllo dei territori e di contrastare le pressioni della criminalità organizzata. Nel suo intervento mette in guardia anche dal proliferare delle liste civiche a ridosso delle elezioni, ritenute potenzialmente più esposte, soprattutto nei piccoli Comuni, ai tentativi di condizionamento mafioso nella raccolta del consenso. A rafforzare il suo richiamo è il caso di Torre Annunziata, tornata al commissariamento dopo appena quattro anni. Una vicenda che riporta al centro i limiti degli interventi esclusivamente formali e la necessità di garantire un risanamento effettivo delle istituzioni.
Il messaggio del procuratore è chiaro, lo scioglimento può essere necessario, ma non è sufficiente senza un intervento concreto sugli apparati amministrativi e una politica capace di esercitare pienamente il proprio ruolo. – 26 ottobre 2026

















