Niscemi, la frana che inghiotte la città e la paura di un Paese impreparato al clima che cambia

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Quartieri evacuati, strade chiuse e famiglie senza casa, a Niscemi, il dissesto idrogeologico mostra il volto più fragile di un territorio esposto alla crisi climatica

A Niscemi la terra continua a muoversi. E con lei si muove anche la paura di un’intera comunità che vede sgretolarsi case, strade e certezze. Il fronte della frana che ha colpito il centro del Nisseno si estende ormai per circa quattro chilometri, costringendo oltre mille persone ad abbandonare abitazioni, uffici e attività commerciali. Un numero destinato ad aumentare. – La cittadina siciliana, 30 mila abitanti a pochi chilometri da Gela, è oggi quasi isolata. Interi quartieri: Sante Croci, Trappeto, via Popolo, sono stati evacuati. Chiuse le principali arterie di collegamento, la 10 e la 12, mentre l’unica via praticabile resta la strada provinciale 11. La frana ha di fatto interrotto i collegamenti con la statale Gela-Catania, rendendo complicata anche la gestione dell’emergenza.

Nel palazzetto dello sport allestito come centro di accoglienza si alternano famiglie che hanno perso tutto in poche ore. Molti altri hanno trovato ospitalità da parenti e amici.  Il sindaco Massimiliano Conti coordina il centro operativo comunale in stretto contatto con la Protezione civile nazionale e regionale e con la prefettura di Caltanissetta. Sul posto è atteso il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, che non usa mezzi termini: “La frana non è ferma. Mano a mano che avanza entra dentro la città. Chi ha la casa sulla frana non potrà rientrare, e in molti casi non potrà farlo più”. – Parole che pesano come macigni in un territorio già segnato da fragilità strutturali. Tre delle quattro strade di accesso a Niscemi insistono su aree instabili. C’è il problema delle scuole, dell’ospedale, della vita quotidiana che improvvisamente smette di essere “ordinaria”. Droni e tecnici monitorano costantemente il fronte della frana, mentre si cercano collegamenti alternativi per evitare l’isolamento totale.  C’è chi parla di una situazione persino più grave di quella del 1997.

Nel pomeriggio un sopralluogo del presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno. Il presidente della Regione Renato Schifani definisce la situazione “estremamente delicata”, assicurando il coinvolgimento degli specialisti della prevenzione nazionale. Ma Niscemi non è solo una cronaca di emergenza. È anche il simbolo di un Paese che continua a inseguire le catastrofi invece di prevenirle. Il dissesto idrogeologico, amplificato da eventi meteorologici sempre più estremi, è una minaccia strutturale che il cambiamento climatico rende ogni anno più concreta. Eppure, la messa in sicurezza dei territori resta spesso una voce marginale nell’agenda politica.

La frana che oggi avanza a Niscemi fa paura perché racconta una storia già vista troppe volte. quella di territori fragili, urbanizzati senza una reale pianificazione e lasciati soli fino al momento del disastro. Una storia che, con il clima che cambia, rischia di diventare la normalità. – 27 gennaio 2026

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