Sorrento e la “Pignatella”,un lungo viaggio nella “terra di mezzo”

Facebook
WhatsApp
Telegram
X
Threads
LinkedIn

Dalla lunga vicenda che affonda le radici oltre quattro decenni fa all’ordinanza di interdizione del 2003, passando per studi geologici, richieste di riperimetrazione, sequestri, ricorsi al TAR e provvedimenti comunali, la storia della scogliera torna oggi d’attualità dopo il sopralluogo di Francesco Borrelli e Rosario Lotito e il successivo sequestro del parcheggio. Ma cosa è realmente cambiato e quali le prospettive?

Sorrento – La Pignatella torna ancora una volta sotto i riflettori. Il recente sopralluogo del deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Borrelli, insieme al rappresentante locale Rosario Lotito, e il successivo sequestro del parcheggio posto a monte della scogliera hanno riportato l’attenzione su una vicenda che, in realtà, è molto più antica dell’ultimo intervento delle autorità.

La storia della Pignatella, infatti, affonda le proprie radici oltre quarant’anni indietro nel tempo, come abbiamo già avuto modo di ricostruire in precedenti articoli. Alcuni di questi, che sollevavano con correttezza e nel pieno rispetto del diritto di cronaca, alcuni dubbi trasformatosi poi in certezze, ci sono costati anche un procedimento per diffamazione e una richiesta di risarcimento danni pari a 160 mila euro, conclusosi con una sconfitta processuale passato in giudicato a danno dei proponenti, sia in primo grado sia in appello.

Ma c’è una data, tuttavia, che, più di altre, rappresenta uno spartiacque nella lunga vicenda, il 20 maggio 2003. Fu quando il Comune di Sorrento, con l’allora sindaco Marco Fiorentino, interviene formalmente sulla questione della sicurezza della scogliera con l’ordinanza sindacale n. 220.

Da quel momento prende forma una seconda, lunghissima storia, quella di un’area che, mentre negli atti amministrativi viene descritta come soggetta a precise condizioni di pericolo e interdizione, continua negli anni a essere raggiunta e frequentata. Per capirne il paradosso, bisogna quindi tornare a quei documenti.

Il 2003: una scogliera considerata pericolosa

La Pignatella, in prossimità della Marina di Puolo, si trova in un contesto territoriale sottoposto a una serie di vincoli e tutele. – Nel quadro richiamato negli atti dell’epoca, l’area risultava inserita nella disciplina del Piano Regolatore Generale e nel Parco Speciale del Parco Archeologico di Puolo e del Bagno della Regina Giovanna, oltre a essere assoggettata a vincolo paesaggistico ai sensi del D.Lgs. 42/2004 e a vincolo archeologico, già riconducibile alla normativa allora vigente e al D.M. del 1° settembre 1960.

Ma soprattutto, nella pianificazione dell’epoca dell’Autorità di Bacino, l’area veniva ricondotta a una situazione di particolare pericolosità idrogeologica, indicata come P4 – pericolosità di frana molto elevata e R4 – rischio di frana molto elevato, la cosiddetta “zona rossa”. È in questo contesto che assume particolare rilievo il sopralluogo effettuato dall’Ufficio Tecnico Comunale il 14 maggio 2003, preceduto dagli accertamenti del 29 aprile e dalla relativa integrazione del 30 aprile. – Dagli accertamenti emergeva una situazione ritenuta non compatibile con la sicurezza della pubblica e privata incolumità. In particolare, venivano evidenziate le conseguenze dei tagli effettuati al piede del costone calcareo posto a monte dell’area, già interessata in passato dall’attività di cava per l’estrazione di pietrame. La conclusione degli uffici era chiara, non risultava garantita la sicurezza per la pubblica e privata incolumità.

Proprio sulla base di queste valutazioni, il 20 maggio 2003, con protocollo n. 18006, il sindaco Marco Fiorentino emanava l’ordinanza n. 220. Il provvedimento disponeva nei confronti dei proprietari dell’area di “non praticare e di non far praticare” i luoghi. Non si trattava, dunque, di un generico invito alla prudenza, bensì di un provvedimento di interdizione dell’area per ragioni di sicurezza.

L’ordinanza individuava anche il soggetto chiamato a verificarne l’osservanza, il Comando di Polizia Municipale. A cui veniva affidato il compito di far rispettare il provvedimento e di relazionare periodicamente sulla sua “puntuale ottemperanza”. – Proprio da qui che inizia quello che potremmo definire il lungo paradosso della Pignatella”.

Dal divieto ai tentativi di superarlo

Con l’ordinanza del 2003, la vicenda non si ferma. Negli anni successivi i proprietari presentano documentazione tecnica e studi, compresi approfondimenti di carattere geotecnico e strutturale sulla falesia del costone di Puolo, con l’obiettivo di ottenere una rideterminazione della perimetrazione del pericolo. L’obiettivo, in sostanza, era quello di dimostrare la possibilità di ridurre il livello di rischio e arrivare quindi alla revoca o alla rivisitazione dell’ordinanza n. 220/2003. Nel frattempo, tuttavia, sulla Pignatella si susseguono sopralluoghi, verbali, sequestri e procedimenti.

La vicenda approda anche davanti al TAR e al Tribunale di Torre Annunziata, mentre vengono avanzate richieste per effettuare interventi di riperimetrazione e mitigazione del rischio. È una distinzione importante. Non siamo di fronte, semplicemente, a un’ordinanza del 2003  rimasta dimenticata, negli anni vengono infatti tentate procedure per modificare quella situazione,ma che però non arrivano a produrre gli atti necessari per superare l’interdizione.

Il passaggio decisivo del 2018

Un passaggio particolarmente significativo arriva nel 2018. Con una nota del maggio di quell’anno, richiamata con protocollo 21776, gli uffici comunali evidenziano che un eventuale intervento di mitigazione finalizzato a modificare una situazione cristallizzata dall’ordinanza del 2003 non poteva essere affrontato semplicemente sul piano amministrativo comunale. Era necessario il coinvolgimento dell’Autorità di Bacino.

Prima di procedere sarebbe stato necessario uno specifico studio di compatibilità geologica, secondo le metodologie previste dalle norme e dalle relative linee guida per la valutazione della suscettibilità all’innesco, al transito e all’invasione delle frane in roccia. Lo studio avrebbe dovuto essere trasmesso all’Autorità di Bacino competente per il necessario parere preventivo e obbligatorio. Solo successivamente si sarebbe potuto procedere, secondo il percorso indicato dagli uffici, alla richiesta di autorizzazione comunale per le opere di mitigazione previste e quindi arrivare alla certificazione, da parte di un geologo abilitato, della messa in sicurezza.

Un documento fondamentale, perché proprio la dimostrazione della messa in sicurezza avrebbe potuto costituire il presupposto tecnico per una eventuale rivisitazione dell’ordinanza n. 220 del 2003. Ma c’è un passaggio ancora più importante, nel giugno 2018, con protocollo 29227, il Comune comunicava ai proprietari che la richiesta di riperimetrazione e revoca dell’ordinanza non aveva prodotto atti tali da consentire la revoca del provvedimento. L’ordinanza, precisava il Comune, risultava dunque “valida ed efficace” e le conseguenze erano altrettanto chiare.

Nel rigettare l’ennesima SCIA relativa all’attività commerciale, gli uffici ribadivano che l’area era sottoposta, a tutela della pubblica e privata incolumità, all’interdizione disposta nel 2003. Ai proprietari veniva quindi ribadito il divieto di praticare e far praticare i luoghi.

È un passaggio che merita di essere ricordato oggi, perché non si tratta di un’interpretazione giornalistica, ma bensì una posizione espressa dagli stessi  uffici comunali nel 2018.

Il 2019: il PSAI e il rischio che non consentiva l’attività

La vicenda arriva quindi al 2019, quando con una nota del 6 febbraio 2019, protocollo 5863, gli uffici comunali richiamano nuovamente la situazione della Pignatella alla luce del PSAI – Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico. La classificazione indicata negli atti è quella di zona P4, pericolosità di frana molto elevata, e R3, rischio di frana elevato. Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, in presenza di un’attività commerciale non risultavano possibili “soglie di rischio accettabile” senza un preventivo declassamento del grado di rischio massimo sino al valore R2. – Circostanza che, secondo gli uffici, non si era verificata. La conseguenza era quindi estremamente significativa: “nessuna attività poteva essere esercitata allo stato in quell’area”. Anche questo passaggio sarebbe poi diventato oggetto di contenzioso.

Il TAR e il provvedimento dell’ingegner Donadio

Un altro momento fondamentale della vicenda è quando,a seguito del rigetto da parte del TAR del ricorso presentato dai proprietari contro il precedente provvedimento comunale, il 26 giugno 2019 interveniva una nota a firma del Responsabile Unico del Procedimento e dirigente del IV Dipartimento, l’ingegner Alfonso Donadio.

Il contenuto della nota assume oggi particolare rilevanza.Nelle more e con decorrenza immediata veniva disposta la sospensione di ogni  eventuale attività. Allo stesso tempo,  veniva previsto che la relativa ottemperanza fosse verificata dalla Polizia Giudiziaria, unitamente all’Ufficio Antiabusivismo, compresi gli eventuali interventi edilizi già intrapresi. Ma soprattutto, nella stessa nota, veniva nuovamente richiamata l’ordinanza sindacale n. 220 del 20 maggio 2003.

E ancora una volta veniva ribadito il divieto imposto ai destinatari: “non praticare e di non far praticare” l’area sita in Sorrento, località Pignatella.

A questo punto la sequenza documentale appare particolarmente significativa.  2003: interdizione per ragioni di sicurezza; 2018: il Comune precisa che l’ordinanza è ancora valida ed efficace e che non sono stati prodotti gli atti necessari per revocarla; 2019: gli uffici richiamano nuovamente la classificazione di pericolosità e rischio e ritengono non esercitabile l’attività; Giugno 2019: il dirigente comunale dispone la sospensione delle eventuali attività e richiama nuovamente l’ordinanza di interdizione.

Intanto,sulla scogliera

Il racconto amministrativo, fin qui descrito, però si scontra con la realtà. Mentre gli atti parlavano di interdizione, rischio, studi di compatibilità, messa in sicurezza, sospensione delle attività e controlli, la Pignatella continuava a essere frequentata.

Nel corso degli anni si erano susseguiti interventi delle autorità, sequestri e procedimenti riguardanti le attività svolte nell’area. Nel 2020, inoltre, venivano segnalate nuovamente attività di parcheggio e balneazione lungo la zona della scogliera e nelle aree confinanti. Pertanto l’interrogativo, che in molti si ponevano: come era possibile che una zona interdetta alla pubblica fruizione continuasse a essere frequentata? Ma soprattutto: chi aveva il compito di impedire quella frequentazione?

L’ordinanza del 2003 aveva indicato espressamente il Comando di Polizia Municipale come soggetto incaricato di vigilare sulla sua puntuale ottemperanza. Da qui il problema che veniva sollevato allora e che, a distanza di altri sei anni, torna inevitabilmente attuale.

Dal 2020 al 2026, la domanda non è cambiata

Sono passati altri sei anni. La vicenda è tornata recentemente all’attenzione pubblica con il sopralluogo del deputato di Avs, Francesco Borrelli e del rappresentante locale Rosario Lotito, seguito dal sequestro del parcheggio posto a monte della scogliera. Proprio il recente sequestro del parcheggio apre, inevitabilmente, una questione ulteriore. ovvero, se quello era uno degli accessi utilizzati per raggiungere la Pignatella, bisogna capire cosa accade oggi dopo la sua chiusura.

Da quanto viene segnalato, sembrerebbe infatti che un percorso alternativo consenta comunque ai bagnanti di raggiungere la scogliera. – Se la circostanza sarà confermata, la domanda diventa inevitabile:il problema è stato realmente risolto oppure è stato semplicemente spostato qualche decina di metri più in là?

Oggi come nel 2003, quale è realmente lo status della Pignatella?

Ed è qui che la lunga cronologia torna a parlare. Dopo oltre quarant’anni di vicende e ventitré anni dall’ordinanza di interdizione, sarebbe oggi necessario sapere con assoluta chiarezza quale sia lo stato giuridico, amministrativo e, soprattutto, di sicurezza della Pignatella.

Le domande sono inevitabili: l’ordinanza n. 220 del 2003 è ancora vigente? Se sì, quali provvedimenti successivi ne hanno modificato eventualmente l’efficacia o l’ambito di applicazione? Se invece è stata revocata o superata, quando è avvenuto e sulla base di quali atti e documentazioni tecniche? È stata completata quella procedura di riperimetrazione e messa in sicurezza che gli uffici comunali, ancora nel 2018, indicavano come necessaria? Il livello di pericolosità dell’area è stato modificato? Esiste oggi un provvedimento che consente la fruizione della scogliera? E, soprattutto, l’eventuale percorso alternativo indicato in questi giorni è autorizzato, sicuro e compatibile con l’eventuale interdizione dell’area?

Sono interrogativi che riportano al cuore della vicenda, ovvero: la distanza tra ciò che risulta dagli atti e ciò che accade nella realtà.

La Pignatella non può restare “una terra di mezzo”

La Pignatella non può continuare a essere una “terra di mezzo”, nella quale gli atti amministrativi parlano di interdizione e di rischio mentre, nella realtà, i bagnanti continuano a raggiungere la scogliera. Se l’area è ancora interdetta e pericolosa, il divieto deve essere effettivo e gli accessi devono essere adeguatamente controllati. Se, invece, le condizioni di sicurezza sono cambiate, deve essere possibile dimostrarlo attraverso atti, studi, autorizzazioni e provvedimenti formalmente verificabili.

La consuetudine non può sostituire la legge e l’abitudine non può diventare una certificazione di sicurezza.

Il fatto che per anni le persone abbiano raggiunto la scogliera senza che si siano verificati incidenti non rende automaticamente sicura un’area eventualmente dichiarata pericolosa. Allo stesso modo, il protrarsi nel tempo di un’attività non è, di per sé, sufficiente a trasformarla in un’attività legittima. La sicurezza, soprattutto quando si parla di un’area sottoposta a vincoli e già interessata da provvedimenti di interdizione, deve poggiare su presupposti tecnici e giuridici chiari.

La strada per uscire dall’incertezza esiste

La Pignatella è uno dei luoghi più suggestivi della costa sorrentina, inserita in un contesto di straordinario valore paesaggistico, ambientale e archeologico. Proprio per questo meriterebbe una soluzione definitiva. Non l’ennesima emergenza, seguita magari da una nuova riapertura. Non un altro provvedimento destinato a rimanere sulla carta e nemmeno interventi adottati quando la stagione balneare è ormai nel pieno del suo svolgimento.

Dalla ricostruzione della vicenda emerge, tuttavia, un elemento importante, nel corso degli anni le istituzioni non hanno indicato soltanto divieti, ma anche un percorso per superare le criticità. Gli atti comunali hanno richiesto studi, verifiche geologiche, interventi di mitigazione, pareri dell’Autorità di Bacino e, soprattutto, la dimostrazione della messa in sicurezza dell’area. In altre parole, dagli atti emerge non soltanto un “no”, ma anche la possibilità di arrivare, laddove tecnicamente e giuridicamente possibile, a un “sì”.

Il punto è che, sulla base della documentazione e delle vicende ricostruite negli anni, quel percorso non sembra essere arrivato a una conclusione definitiva. Di fronte alle prescrizioni e alle richieste di adeguamento, non si è arrivati a quella soluzione capace di mettere definitivamente ordine nella situazione. È proprio da questo punto che occorrerebbe ripartire. Non con l’ennesima emergenza, il nuovo sequestro o l’ennesimo controllo destinato a intervenire soltanto sulle conseguenze, ma con un percorso finalmente organico e verificabile.

La soluzione non può essere quella di continuare a convivere con una situazione nella quale il divieto esiste negli atti e la fruizione continua nella realtà. Dopo oltre quarant’anni, è arrivato il momento di scegliere una direzione.

Chiunque abbia interesse a utilizzare o gestire l’area deve percorrere fino in fondo la strada della sicurezza, della regolarità amministrativa, del rispetto dei vincoli e delle necessarie autorizzazioni. Mentre le istituzioni devono fare la loro parte, verificando che ogni passaggio venga realmente compiuto e che ogni eventuale riapertura sia sostenuta da presupposti tecnici e giuridici chiari.

Non cercare soluzioni al di fuori del quadro previsto dalle regole, ma percorrere fino in fondo la strada che le stesse indicano per superare i divieti, quando ciò sia tecnicamente e giuridicamente possibile. Tale rappresenta l’unica prospettiva capace di restituire alla Pignatella un futuro.

Un futuro nel quale la bellezza del luogo, la sicurezza delle persone e il rispetto della legalità possano finalmente stare dalla stessa parte. – 15 agosto 2026

 

Facebook
WhatsApp
Telegram
X
Threads
LinkedIn
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Oldest
Newest Most Voted
0
Would love your thoughts, please comment.x