È l’argomento che questa settimana l’avvocato Luigi Alfano propone all’attenzione dei lettori: un’analisi delle principali novità introdotte dal Decreto Giustizia, tra riforma dell’esame di Stato, organizzazione degli uffici giudiziari, digitalizzazione e nuova disciplina dell’immigrazione
È un intervento ampio e articolato quello contenuto nella legge di conversione del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, il cosiddetto “Decreto Giustizia”. Il provvedimento interviene su ambiti differenti, ma accomunati dall’obiettivo di rendere più efficiente il sistema giudiziario, completare riforme già avviate e adeguare la normativa italiana agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea.

Il nuovo esame manterrà un’unica sessione annuale e sarà articolato in due prove scritte e una prova orale. Gli scritti consisteranno nella redazione di un parere motivato e di un atto giudiziario, nell’ambito del diritto privato, penale o amministrativo scelto dal candidato. Le prove si svolgeranno in presenza e con la possibilità di utilizzare esclusivamente i codici annotati con la giurisprudenza.
Più orientata alla verifica delle capacità concrete sarà invece la prova orale, nella quale il candidato dovrà dimostrare non soltanto la conoscenza delle norme, ma anche la capacità di affrontare e risolvere un caso giuridico, oltre a confrontarsi con diritto sostanziale e processuale, una materia complementare e i temi dell’ordinamento, della deontologia e della previdenza forense.
Un altro capitolo importante riguarda l’organizzazione degli uffici giudiziari. Alcuni termini vengono prorogati per consentire il completamento delle strutture e degli strumenti necessari al funzionamento del giudice per le indagini preliminari collegiale, delle sale server e del Tribunale delle persone, dei minorenni e della famiglia.
Interventi specifici interessano anche la permanenza dei magistrati negli uffici giudiziari, con l’obiettivo di evitare improvvise scoperture degli organici. Viene inoltre rafforzato il ruolo organizzativo dei presidenti dei tribunali, anche nei rapporti con gli uffici del Giudice di Pace.
Particolare attenzione è riservata all’Ufficio per il processo, ormai diventato uno degli strumenti fondamentali per sostenere il lavoro dei magistrati e ridurre i tempi della giustizia. La nuova disciplina ne estende l’organizzazione anche ai tribunali per i minorenni e coordina maggiormente le attività con la programmazione degli uffici. Il personale assunto nell’ambito del PNRR viene destinato prevalentemente alle attività di supporto alla funzione giudiziaria.
Alla riorganizzazione si accompagna un ulteriore impulso alla digitalizzazione della giustizia, attraverso nuovi investimenti nelle infrastrutture tecnologiche, nei sistemi informativi e nei servizi di connettività, con risorse destinate anche alla manutenzione e all’assistenza specialistica.
Il provvedimento contiene poi alcune disposizioni più specifiche. Viene adeguata la disciplina delle misure cautelari in materia di proprietà industriale e diritto d’autore alla giurisprudenza europea. Cambiano anche le regole per il pagamento delle spese relative alle intercettazioni, con l’introduzione di termini più precisi e di meccanismi destinati a contrastare i ritardi nei pagamenti.
Una novità interessa inoltre la responsabilità professionale dei notai: pur restando fermo il termine ordinario di prescrizione collegato alla conoscibilità del danno, l’azione non potrà essere esercitata oltre quindici anni dal compimento della prestazione professionale.La parte più ampia della riforma riguarda tuttavia immigrazione e protezione internazionale, con l’obiettivo di adeguare l’ordinamento italiano al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
La legge interviene sulle diverse fasi della procedura di protezione internazionale, distinguendo la manifestazione della volontà di presentare domanda, la registrazione e la successiva formalizzazione. Vengono disciplinate in maniera più dettagliata anche le procedure di frontiera, il trattenimento dei richiedenti, le misure alternative, il rischio di fuga e i nuovi strumenti di tutela giurisdizionale.
Il legislatore interviene, infine, sul funzionamento delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, prevedendone il potenziamento attraverso nuove assunzioni, e istituisce presso le sezioni specializzate in materia di immigrazione un apposito Ufficio per il processo destinato a contribuire allo smaltimento dell’arretrato.
Nel suo complesso, dunque, il Decreto Giustizia si presenta come un provvedimento trasversale che, come sottolinea l’avvocato Luigi Alfano, interviene su diversi ingranaggi della macchina giudiziaria: dalla formazione dei futuri avvocati all’organizzazione dei tribunali, dalla digitalizzazione alle regole processuali, fino alla gestione delle procedure di immigrazione e protezione internazionale. – Una riforma articolata, la cui efficacia concreta dipenderà soprattutto dalla capacità delle strutture giudiziarie di tradurre le nuove disposizioni in strumenti operativi, risorse adeguate e, soprattutto, in una giustizia più efficiente e tempestiva per cittadini e professionisti. – 14 agosto 2026

















