Il Ministro dell’Interno: “è stato consentito ai cittadini di scegliere i propri amministratori”. Ma restano prescrizioni, controlli e monitoraggio. Se le criticità dovessero ripresentarsi,il processo potrebbe ripartire
Sorrento – “Il Comune non è stato sciolto, ma per il Viminale il capitolo non è chiuso”. È questo il messaggio politico e istituzionale arrivato direttamente dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervistato a Sorrento durante un dibattito televisivo. Il ministro ha ricostruito le ragioni della decisione assunta dopo l’accesso ispettivo disposto sul Comune e ha lanciato un avvertimento, soprattutto alla nuova amministrazione: la mancata adozione del provvedimento di scioglimento non significa che le criticità emerse siano state cancellate. Al contrario, restano prescrizioni da attuare, verifiche da effettuare e un percorso di monitoraggio destinato a proseguire nel tempo. «Non abbiamo archiviato tutto», è in sostanza il concetto espresso da Piantedosi. La frase assume un peso particolare proprio nel momento in cui Sorrento ha voltato pagina sul piano politico con l’elezione del nuovo sindaco Corrado Fattorusso, vincitore alle recenti ekezioni amministrative.
Per capire la posizione del ministro bisogna tornare alla primavera del 2025, quando Sorrento entrò in una fase istituzionale senza precedenti recenti. Dopo le dimissioni di 11 consiglieri comunali su 16, il prefetto di Napoli Michele di Bari sospese il Consiglio comunale, nominò un commissario prefettizio e avviò la procedura di scioglimento dell’organo consiliare. Nel frattempo, però, sul Comune era stata effettuata un’attività ispettiva attraverso una commissione d’accesso, chiamata a verificare la situazione amministrativa dell’ente alla luce delle vicende che avevano travolto la precedente amministrazione. La relazione finale, secondo quanto ricostruito da Piantedosi, conteneva elementi che avrebbero potuto sostenere anche una proposta di scioglimento. Ma c’era un elemento decisivo: Sorrento aveva già attraversato un periodo di commissariamento ordinario e si trovava ormai alla vigilia del ritorno alle urne. “Sorrento fu oggetto di analisi con accesso ispettivo e relazione, con una proposta che avrebbe potuto giustificare uno scioglimento”, ha spiegato il ministro. Ma, considerando il precedente commissariamento e la prossima tornata elettorale, il Viminale ha scelto di “consentire ai sorrentini di scegliersi i propri riferimenti territoriali“. Una scelta che ha restituito agli elettori la parola, ma che non ha cancellato le conseguenze dell’ispezione.
Il provvedimento adottato sul caso Sorrento, ha spiegato Piantedosi, non sarebbe stato concepito come una semplice archiviazione delle criticità. Sono state previste prescrizioni da realizzare per un periodo congruo, sulle quali dovrà essere effettuata una verifica. “Non archiviava del tutto”, ha chiarito il ministro, spiegando che le misure dovranno essere monitorate e che, qualora gli obiettivi indicati non venissero raggiunti, “il processo potrebbe ripartire”. È una formula che cambia il significato politico della decisione. Il mancato scioglimento non rappresenta dunque una certificazione di piena normalità amministrativa. È piuttosto una seconda possibilità concessa all’ente, accompagnata da una serie di condizioni e da un controllo nel tempo. Il nuovo Comune dovrà dimostrare di avere recepito le indicazioni emerse dall’accesso e di essere in grado di correggere le criticità individuate.
Una responsabilità in più per il nuovo Sindaco
A raccogliere questa eredità è ora Corrado Fattorusso. Il nuovo sindaco è stato eletto al ballottaggio dell’8 giugno con 4.723 voti, pari al 59,41%, contro i 3.227 voti di Ferdinando Pinto. La nuova amministrazione eredita quindi un Comune che torna alla piena gestione politica dopo la fase commissariale, ma anche una macchina amministrativa chiamata a dimostrare concretamente il cambio di passo richiesto dal Viminale. Ed è proprio su questo terreno che si giocherà una parte importante della nuova stagione politica. Non basterà, in altre parole, la semplice discontinuità politica rispetto alla precedente amministrazione. Saranno soprattutto atti, procedure, controlli e risultati amministrativi a determinare se le criticità evidenziate potranno considerarsi superate. Il ministro ha parlato di un vero e proprio «affiancamento» e di un’«osservazione» affidata anche alla Prefettura.
Lo sfondo, l’inchiesta sul “Sistema Sorrento”
La vicenda istituzionale si intreccia inevitabilmente con quella giudiziaria. Come è noto, nel maggio 2025 l’allora sindaco Massimo Coppola fu arrestato in flagranza insieme al suo collaboratore Francesco Di Maio nell’ambito dell‘inchiesta della Procura di Torre Annunziata e della Guardia di Finanza sulle presunte irregolarità negli appalti comunali. Secondo l’accusa, al momento dell’arresto erano stati consegnati 6mila euro in contanti, nell’ambito di una somma complessivamente contestata di 120mila euro per un appalto relativo alla refezione scolastica. L’inchiesta ha poi continuato a produrre sviluppi giudiziari.
Nel giugno 2026 il Tribunale di Torre Annunziata ha pronunciato la prima condanna nell’ambito del procedimento sul cosiddetto “Sistema Sorrento”con la condanna per Francesco Di Maio a quattro anni e due mesi per induzione indebita, con rito abbreviato.Per l’ex sindaco Coppola, invece, il procedimento prosegue. Nel luglio scorso il Tribunale di Torre Annunziata ha respinto la richiesta di patteggiamento a cinque anni e il procedimento è stato indirizzato verso il giudizio abbreviato, con la prossima udienza fissata per ottobre. Si tratta, naturalmente, di procedimenti distinti rispetto alla vicenda amministrativa dello scioglimento, e le responsabilità penali individuali dovranno essere stabilite nelle sedi giudiziarie competenti. Ma il contesto aiuta a comprendere perché l’accesso ispettivo e la successiva decisione del Viminale abbiano assunto un significato politico e istituzionale così rilevante.
Piantedosi ha definito Sorrento un «caso paradigmatico». Una definizione che fotografa una situazione nella quale le istituzioni si sono trovate davanti a una scelta complessa: da un lato le anomalie e le criticità emerse durante l’attività ispettiva; dall’altro un Comune che, dopo le dimissioni degli amministratori, aveva già attraversato un periodo di commissariamento e si preparava a tornare al voto. La soluzione scelta è stata quindi quella di non interrompere nuovamente la rappresentanza politica, ma di accompagnare la nuova amministrazione attraverso un percorso di prescrizioni e verifiche. Un equilibrio delicato tra autonomia democratica degli elettori e necessità di vigilanza istituzionale.
Il passaggio più importante dell’intervento di Piantedosi, però, è forse quello rivolto al futuro. Il ministro ha detto di augurarsi che non ci sia “più il ripetersi dei problemi del passato”. Parole che suonano come un monito alla nuova classe dirigente cittadina. La partita, dunque, non si chiude con le elezioni. Anzi, per certi aspetti comincia proprio adesso. Il nuovo sindaco e la nuova maggioranza dovranno dimostrare che il Comune è in grado di recepire le prescrizioni, rafforzare i meccanismi amministrativi e garantire trasparenza e correttezza nelle procedure, mentre la Prefettura continuerà a osservare. Se il cambio di passo sarà reale, il percorso potrà considerarsi superato. Se invece dovessero riemergere le criticità già segnalate, le conseguenze potrebbero tornare sul tavolo del Viminale.
Sorrento al bivio
La città ha dunque riconquistato la piena rappresentanza politica, ma non una sorta di “liberi tutti”. È questa la vera novità contenuta nelle parole del ministro dell’Interno. Sorrento è tornata al voto, ma il voto non ha cancellato il dossier. La nuova amministrazione parte con una legittimazione popolare forte, ma anche con una responsabilità istituzionale altrettanto forte, ovvero: dimostrare che le criticità che hanno portato all’accesso ispettivo appartengono davvero al passato. Il tempo, e soprattutto gli atti amministrativi, diranno se sarà così. Come ha lasciato intendere Piantedosi, il capitolo non è stato strappato. È semplicemente passato dalla fase dell’emergenza a quella, forse ancora più importante, della verifica. – 09 agosto 2026

















