Nel registro degli indagati un dirigente e un funzionario del Comune. Al centro dell’inchiesta una Conferenza dei Servizi ritenuta illegittima e lavori eseguiti, secondo l’accusa, senza le necessarie autorizzazioni paesaggistiche e ambientali
Sorrento – Un nuovo terremoto giudiziario investe il Comune di Sorrento e uno dei progetti pubblici più rilevanti degli ultimi anni. La Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha disposto il sequestro preventivo dell’intero complesso eliportuale “Le Tore”, bloccando il cantiere destinato alla riqualificazione della struttura. Contestualmente risultano indagati un dirigente e un funzionario del settore Lavori Pubblici dell’ente comunale, chiamati a rispondere, a vario titolo, di ipotesi di reati urbanistici e paesaggistici.
Il provvedimento, eseguito dalla Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia e dalla Stazione Navale della Guardia di Finanza di Napoli su decreto del Gip, segna una brusca frenata per un’opera pubblica destinata a potenziare la rete di emergenza e protezione civile della penisola sorrentina, ma che oggi si ritrova al centro di un’inchiesta destinata ad avere inevitabili ripercussioni amministrative e politiche.
Le contestazioni mosse dalla Procura delineano un quadro particolarmente delicato. Secondo gli investigatori, gli interventi sarebbero stati autorizzati e avviati in un’area sottoposta a rigorosi vincoli paesaggistici e ambientali senza il preventivo completamento delle procedure previste dalla legge. – Una parte della particella catastale interessata dall’intervento ricade infatti all’interno di un sito della Rete Natura 2000 classificato come Zona Speciale di Conservazione, mentre l’intero contesto è gravato da vincoli paesaggistici risalenti al decreto ministeriale del 1962 che tutela uno dei paesaggi più preziosi della Costiera sorrentina.
Per gli inquirenti sarebbe stato indispensabile acquisire la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), passaggio ritenuto obbligatorio anche dalla Regione Campania e dall’Ente Parco Regionale dei Monti Lattari. Una procedura che, secondo l’accusa, non sarebbe mai stata attivata.
La Conferenza dei Servizi sotto accusa
Il cuore dell’inchiesta, però, riguarda il percorso amministrativo che ha consentito l’approvazione dell’intervento. Secondo la consulenza tecnica acquisita dalla Procura, la Conferenza dei Servizi che ha espresso il via libera ai lavori sarebbe stata radicalmente viziata. Il procedimento avrebbe assunto carattere decisorio pur essendo fondato non su un progetto esecutivo, ma su un semplice progetto di fattibilità tecnico-economica. Il progetto definitivo, infatti, sarebbe stato predisposto soltanto mesi dopo la conclusione della Conferenza e approvato con un successivo provvedimento dirigenziale.
A ciò si aggiungerebbe un ulteriore elemento ritenuto decisivo dagli investigatori, alla Conferenza non sarebbero stati invitati enti la cui partecipazione era considerata indispensabile, come l’Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale e l’Ufficio Condono del Comune, nonostante la presenza di vincoli idrogeologici e di manufatti interessati da procedure di sanatoria. Secondo la Procura, queste omissioni renderebbero illegittimo l’intero iter autorizzativo.
I dubbi sulla sanatoria dei manufatti
L’indagine affronta anche un altro capitolo destinato a far discutere, quello dei manufatti presenti nell’area dell’eliporto. Gli investigatori ipotizzano che il progetto abbia previsto la demolizione e la successiva ricostruzione di edifici abusivi considerati sanabili attraverso un’interpretazione estensiva della normativa sul condono edilizio. La consulenza tecnica, però, sostiene una tesi opposta: quei manufatti non sarebbero stati condonabili perché privi dei necessari titoli edilizi originari. Le sole autorizzazioni commerciali rilasciate negli anni, evidenzia la Procura, non potevano trasformarsi in titoli legittimanti sotto il profilo urbanistico. Un aspetto che, se confermato nel prosieguo delle indagini, potrebbe incidere profondamente sulla legittimità dell’intero intervento.
Per la Procura, come sottolinea la nota a firma del procuratore Nunzio Fragliasso, il sequestro preventivo è stato ritenuto necessario per evitare che la prosecuzione dei lavori aggravasse le conseguenze delle presunte violazioni contestate. Le opere risultavano ancora in corso di realizzazione e insistevano su un’area di elevato pregio ambientale e paesaggistico, circostanza che ha convinto il Gip ad accogliere la richiesta formulata dalla Procura di Torre Annunziata.
Una vicenda destinata a far discutere
L’inchiesta si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e il decreto di sequestro potrà essere impugnato davanti al Tribunale del Riesame. Gli indagati, come previsto dall’ordinamento, devono essere considerati non colpevoli fino all’eventuale sentenza definitiva. Ma il provvedimento rappresenta già uno snodo cruciale per una vicenda che intreccia tutela del paesaggio, rispetto delle regole urbanistiche e gestione della cosa pubblica. Il blocco del cantiere dell’eliporto Le Tore rischia infatti di aprire un ampio dibattito non solo sulle responsabilità eventualmente accertate dalla magistratura, ma anche sui controlli amministrativi che hanno accompagnato uno degli interventi più significativi programmati negli ultimi anni sul territorio sorrentino. – 07 agosto 2026

















