Campi Flegrei, cinquant’anni di bradisismo tra paura, scienza e resilienza

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Dall’evacuazione del Rione Terra alle scosse di oggi, mezzo secolo di bradisismo racconta la storia di un territorio che convive con uno dei sistemi vulcanici più complessi del mondo, tra memoria, scienza e prevenzione

Pozzuoli – C’è un momento, ogni volta che la terra torna a tremare nei Campi Flegrei, in cui il tempo sembra fermarsi. Non conta l’intensità della scossa, né la sua durata. Bastano pochi secondi perché riaffiorino ricordi che qui non appartengono soltanto alla memoria individuale, ma a quella collettiva di un intero territorio.

La violenta scossa di magnitudo 4.7 registrata ieri sera non è stata soltanto il terremoto più forte dell’attuale crisi bradisismica. È stato un richiamo potente alla storia di una delle aree vulcaniche più complesse e affascinanti del pianeta, un territorio che da oltre cinquant’anni vive sospeso tra la normalità quotidiana e la consapevolezza di abitare sopra un gigantesco vulcano ancora attivo.

Per comprendere davvero ciò che è accaduto occorre tornare indietro nel tempo.

Dal Rione Terra all’esodo di Pozzuoli I Campi Flegrei convivono con il fenomeno del bradisismo da millenni. Il termine deriva dal greco bradýs (lento) e seismós (movimento) e descrive il continuo sollevarsi e abbassarsi del terreno provocato dalla pressione dei gas e dei fluidi presenti nelle profondità della caldera. Ma è negli anni Settanta che questo fenomeno entra prepotentemente nella vita dei cittadini.

Nel 1970 il suolo di Pozzuoli iniziò a sollevarsi con una velocità mai osservata prima. Le prime crepe comparvero negli edifici storici del Rione Terra, il cuore antico della città. Nel giro di pochi mesi il quartiere fu evacuato e migliaia di persone furono costrette a lasciare le proprie case. Un evento traumatico che cambiò per sempre il volto di Pozzuoli. Sembrava una vicenda eccezionale. Invece era soltanto l’inizio. – Tra il 1982 e il 1984 la crisi raggiunse livelli ancora più preoccupanti. Il terreno si sollevò di quasi due metri, si registrarono oltre sedicimila terremoti e la popolazione visse mesi di autentica emergenza. Interi quartieri vennero evacuati, circa quarantamila persone furono trasferite altrove e nacque il nuovo quartiere di Monterusciello, costruito in tempi record per ospitare gli sfollati.

Molti ricordano ancora quelle interminabili notti trascorse in automobile, le tendopoli, le scuole chiuse e l’incertezza sul futuro. Per mesi si temette che l’evoluzione del fenomeno potesse culminare in un’eruzione vulcanica. L’eruzione non arrivò, ma nulla fu più come prima.

Il lungo silenzio e il ritorno del bradisismo – Dopo la metà degli anni Ottanta il terreno tornò lentamente ad abbassarsi. Sembrava che la crisi fosse terminata. – Per oltre trent’anni i Campi Flegrei hanno vissuto una fase relativamente tranquilla, senza però smettere di essere osservati dagli scienziati dell’Osservatorio Vesuviano. Il vulcano non dormiva: semplicemente attraversava una fase diversa del suo ciclo naturale.

Dal 2005 il terreno ha ripreso gradualmente a sollevarsi. All’inizio il fenomeno appariva lento e quasi impercettibile. Poi, anno dopo anno, il ritmo è aumentato. Parallelamente è cresciuto anche il numero dei terremoti. – Dal 2023 la popolazione ha imparato nuovamente a convivere con sciami sismici sempre più frequenti, alcuni dei quali hanno fatto registrare le magnitudo più elevate dell’ultimo mezzo secolo. La scossa di venerdì rappresenta oggi il punto più alto di questa nuova fase evolutiva.

Il vulcano sotto i nostri piedi – I Campi Flegrei non sono un vulcano nel senso tradizionale del termine. Non esiste una montagna dalla quale potrebbe fuoriuscire la lava. Si tratta invece di una vasta caldera di circa dodici chilometri di diametro che comprende Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e gran parte dell’area occidentale di Napoli. – Sotto questo territorio si sviluppa un enorme sistema vulcanico nel quale magma, acqua e gas interagiscono continuamente. Quando la pressione dei fluidi aumenta, le rocce si deformano fino a fratturarsi, provocando i terremoti avvertiti dalla popolazione. Gli studiosi sottolineano da tempo un concetto fondamentale: un aumento della sismicità non equivale automaticamente all’imminenza di un’eruzione. Sarebbe un errore tanto minimizzare quanto alimentare inutili allarmismi.

La vera sfida consiste nel monitorare costantemente ogni parametro del vulcano,deformazione del suolo, emissioni di gas, temperatura delle fumarole e attività sismica,per comprendere in anticipo eventuali cambiamenti significativi.

La sfida della convivenza – Il vero problema dei Campi Flegrei non è soltanto geologico. – All’interno della caldera vivono centinaia di migliaia di persone. È una delle aree vulcaniche più densamente popolate del mondo. Ogni terremoto non produce soltanto danni materiali: genera ansia, paura e un inevitabile logoramento psicologico in chi, ormai da anni, vive nell’incertezza.

La convivenza con il rischio richiede una comunicazione trasparente, una pianificazione efficace e una costante cultura della prevenzione. Per questo il lavoro svolto dall’INGV, dalla Protezione Civile e dalle istituzioni locali è fondamentale, ma altrettanto importante è evitare sia il sensazionalismo sia la sottovalutazione.

Il dovere della memoria –  Il terremoto di ieri sera entrerà nella storia recente dei Campi Flegrei. Ma sarebbe un errore considerarlo un episodio isolato. È l’ennesima pagina di una vicenda iniziata oltre cinquant’anni fa, quando il Rione Terra venne svuotato e migliaia di famiglie scoprirono cosa significhi convivere con un vulcano vivo. – La natura segue tempi che non coincidono con quelli dell’uomo. Non conosce calendari politici né cicli mediatici. Ricorda tutto. Tutti dovremmo farlo, conoscere la storia dei Campi Flegrei significa comprendere il presente e affrontare il futuro con maggiore consapevolezza. La paura non può essere eliminata, ma può essere governata attraverso la conoscenza, la preparazione e la fiducia nella scienza. Tale, oggi più che mai, la lezione che arriva dal sottosuolo flegreo. – 01 agosto 2026

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