Spiagge, parte il confronto sui bandi con i balneari contrari alla bozza del Governo

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Le associazioni di categoria contestano la bozza del decreto. Troppi poteri ai Comuni, le nuove regole favoriscono i grandi gruppi e penalizzano le imprese familiari. Entro il 2027 dovranno essere assegnate tutte le concessioni

Entra nella fase decisiva la lunga partita sulle concessioni balneari e sull’applicazione della direttiva Bolkestein. Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è iniziato il confronto tra Governo e associazioni di categoria sul bando tipo che dovrà disciplinare le gare pubbliche per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime. Il documento, destinato a diventare il decreto attuativo del decreto-legge 32 dello scorso marzo, non convince però gli operatori del settore, che hanno già presentato le proprie osservazioni al ministro Matteo Salvini.

Tra i principali punti contestati c’è l’ampio margine di discrezionalità lasciato ai Comuni nella definizione dei bandi. Secondo le associazioni di categoria, gli enti locali potranno decidere autonomamente criteri di valutazione, durata delle concessioni, servizi aggiuntivi e altri elementi dell’offerta, con il rischio di creare regole diverse da territorio a territorio e di alimentare un contenzioso diffuso. Perplessità anche sugli indennizzi destinati ai concessionari uscenti, ritenuti troppo limitati perché calcolati soltanto sugli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni e non ancora ammortizzati. – Un’altra preoccupazione riguarda la possibilità che i grandi gruppi economici possano prevalere nelle gare, penalizzando le tradizionali imprese balneari a gestione familiare.

Durata delle concessioni e criteri di gara

La bozza prevede concessioni con una durata variabile da 5 a 20 anni, lasciando anche in questo caso ai Comuni un ampio potere decisionale. Inoltre gli enti concedenti potranno stabilire il numero massimo di lotti assegnabili allo stesso concessionario. – Le gare saranno aggiudicate secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il punteggio complessivo assegna il 90% del valore all’offerta tecnica e il restante 10% all’offerta economica, un sistema che, secondo le associazioni, potrebbe comunque favorire gli operatori con maggiore capacità finanziaria e progettuale.

Nel documento inviato al Ministero, Sib e Confcommercio evidenziano come il testo attribuisca agli enti concedenti «un margine di discrezionalità particolarmente ampio», con il rischio di creare profonde differenze nell’applicazione delle norme tra Comuni confinanti. Sulla stessa linea Mauro Mandolini, presidente di Confartigianato Imprese Demaniali Marche, secondo il quale la bozza presenta numerose complessità interpretative che rischiano di alimentare un inevitabile contenzioso, con possibili ricadute sulla continuità del servizio e sull’operatività dei Comuni. Mandolini chiede quindi una semplificazione del testo e maggiori garanzie per le imprese, ricordando che il comparto balneare italiano è costituito in larga parte da aziende familiari. “Non stiamo parlando di grandi gruppi finanziari – sottolinea – ma di piccole imprese che rappresentano un presidio economico, turistico e sociale fondamentale per i territori”.

Il confronto proseguirà nei prossimi giorni con la Conferenza Stato-Regioni e un nuovo incontro al Ministero delle Infrastrutture. I tempi, però, restano stretti: secondo la normativa vigente, i bandi dovranno essere pubblicati entro il 30 giugno 2027 e le procedure di gara dovranno concludersi entro i tre mesi successivi, chiudendo una vicenda che da oltre vent’anni divide istituzioni, imprese e Unione europea. – 22 luglio 2026

Fonte, Corriere Adriatico.it

 

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