La controversia su un’area di sosta davanti all’abitazione di un giornalista sorrentino, di cui si è sempre avuto il possesso, si intreccia con procedimenti giudiziari, segnalazioni agli enti pubblici e le vicende richiamate dalla Commissione di accesso al Comune. Sullo sfondo una domanda di interesse generale: come garantire che ogni intervento amministrativo sia il risultato di valutazioni autonome, trasparenti e imparziali?
Sorrento – Ci sono controversie che, per loro natura, restano confinate al rapporto tra i soggetti coinvolti. Altre, invece, finiscono per assumere un rilievo più ampio perché intrecciano questioni che riguardano l’intera collettività, come il rapporto tra cittadini e istituzioni, il ruolo dell’informazione, la trasparenza dell’azione amministrativa.
La vicenda della piazzola di sosta situata lungo la Strada Statale 145, in località Nastro Verde, davanti all’abitazione di un giornalista sorrentino, appartiene a questa seconda categoria.
A prima vista potrebbe sembrare una controversia tecnica sulla disponibilità di un’area tra un privato cittadino e ANAS. In realtà, nel corso degli anni, la vicenda si è intrecciata con una serie di elementi che hanno ampliato il suo interesse pubblico, un contenzioso sulla titolarità dell’area, diverse segnalazioni rivolte agli enti competenti, interventi amministrativi, procedimenti giudiziari per diffamazione e il più ampio dibattito sulle vicende istituzionali che hanno riguardato il Comune di Sorrento.
Il punto centrale non è stabilire, attraverso un articolo, chi abbia ragione sulla proprietà della piazzola. Questo aspetto è oggetto di un procedimento giudiziario e sarà l’autorità competente a pronunciarsi. La questione che emerge riguarda invece il modo in cui si forma l’azione amministrativa quando una segnalazione proviene da un soggetto, gia con precedenti penali,che, con il destinatario dell’intervento, ha in corso un lungo conflitto personale e giudiziario.
In uno Stato di diritto, il diritto di presentare esposti e segnalazioni alle autorità rappresenta una garanzia fondamentale. Ogni cittadino deve poter rivolgersi alle istituzioni quando ritiene che possano esistere irregolarità. Allo stesso modo, gli enti pubblici hanno il dovere di verificare quanto viene loro segnalato.
Il tema, quindi, non è la possibilità di segnalare, ma il livello di approfondimento e di autonomia con cui l’amministrazione valuta quelle segnalazioni prima di assumere decisioni, effettuare controlli o adottare provvedimenti. È questo l’interrogativo che attraversa l’intera vicenda, quando una situazione coinvolge persone già contrapposte in un contesto giudiziario, quali strumenti garantiscono che ogni iniziativa pubblica sia fondata esclusivamente su valutazioni tecniche indipendenti?
Una domanda che non mette in discussione il lavoro degli uffici o degli operatori coinvolti, ma richiama un principio fondamentale dell’amministrazione pubblica: l’imparzialità.
Il ruolo del cronista e il contesto territoriale
Per comprendere il significato della vicenda è necessario partire anche dal percorso professionale del giornalista coinvolto.
Da anni il cronista sorrentino è impegnato nell’informazione locale e nell’approfondimento delle vicende che riguardano Sorrento e il territorio della Penisola sorrentina. Attraverso la propria attività giornalistica ha dedicato particolare attenzione ai temi legati alla tutela ambientale, paesaggistica e urbanistica, seguendo trasformazioni del territorio, speculazioni edilizie, opere pubbliche e scelte amministrative che hanno inciso sul patrimonio collettivo. Nel corso degli anni il suo lavoro lo ha portato frequentemente a confrontarsi con il potere politico e amministrativo locale, attraverso articoli critici nei confronti di diverse amministrazioni comunali che si sono succedute alla guida della città. Tra queste vi è stata anche l’amministrazione guidata dall’ex sindaco Massimo Coppola, successivamente coinvolta nelle vicende giudiziarie e amministrative che hanno interessato il Comune di Sorrento.
Tale circostanza contribuisce a delineare il contesto nel quale si colloca la vicenda, ma non consente di stabilire alcun rapporto diretto tra l’attività giornalistica svolta dal cronista e gli eventi giudiziari o amministrativi successivamente verificatisi. Il ruolo dell’informazione, soprattutto quando riguarda temi sensibili come ambiente, territorio e gestione della cosa pubblica, è per sua natura destinato a generare confronto e talvolta anche contrapposizioni. – È proprio questa dimensione pubblica del lavoro svolto dal giornalista a rendere la vicenda diversa da un semplice conflitto privato. La questione della piazzola sulla Statale 145 non riguarda soltanto un’area contesa, ma si inserisce in un rapporto più ampio tra informazione, cittadini e istituzioni.
La piazzola sul Nastro Verde
Il punto di partenza della storia è una piccola area di sosta prospiciente la Strada Statale 145, davanti all’accesso dell’abitazione del cronista. Sulla titolarità dell’area,da sempre in possesso del cronista, è in corso un contenzioso tra il proprietario dell’immobile e ANAS.
Secondo la ricostruzione sostenuta dal giornalista, la documentazione catastale e storica dimostrerebbe che la piazzola ha sempre fatto parte del fondo di famiglia prima che fosse tracciata la strada e che non esisterebbe alcun decreto di esproprio o altro titolo idoneo a provare il trasferimento della proprietà in favore di ANAS. – Di diverso avviso l’Ente, che nonostante ripetute richieste, non avrebbe prodotto alcun decreto di esproprio né altro titolo idoneo a dimostrare il trasferimento della proprietà; ma allo stesso tempo, rivendica la disponibilità dell’area esibendo soltanto il foglio catastale dell’area che non costituisce assolutamente elemento derimente ai fini dell’accertamento della proprietà, come anche unanimemente affermato dalla Giurisprudenza della Corte di Cassazione, certamente ben nota alle Autorità e Uffici comunali preposti e quindi all’Anas Spa. – Sarà ora l’Autorità giudiziaria a stabilire definitivamente la titolarità del bene ed eventualmente le conseguenze risarcitorie della vicenda. – Di per sé, si tratterebbe di una controversia civile non diversa da molte altre. Ma a renderla di interesse pubblico è il contesto nel quale essa si inserisce
Considerata esclusivamente sotto questo aspetto, la vicenda rientrerebbe nella normale casistica dei contenziosi tra cittadini ed enti pubblici. A renderla di interesse generale è però ciò che è accaduto intorno a questa controversia, la successione di segnalazioni, controlli, procedimenti e iniziative giudiziarie che nel tempo hanno coinvolto gli stessi protagonisti.
Il caso del pergolato e la fuoriuscita delle informazioni
Tra gli episodi che hanno contribuito ad ampliare il dibattito vi è quello relativo a un intervento amministrativo effettuato nel dicembre 2024 riguardante la demolizione di un piccolo pergolato presente nell’area oggetto della controversia. Secondo quanto denunciato dal giornalista, l’intervento avrebbe assunto una particolare esposizione mediatica dopo la diffusione di informazioni relative al procedimento.
Sul posto intervennero, a vario titolo, personale di ANAS, Polizia di Stato, Polizia Municipale, tecnici comunali e rappresentanti di enti gestori di servizi pubblici accompagnati da giornalisti e pseudo tali. La vicenda venne successivamente ripresa anche da un’emittente televisiva regionale. Il cronista ha sostenuto che alcune informazioni contenute in comunicazioni trasmesse tramite posta elettronica certificata tra il privato e gli uffici comunali, che secondo la sua ricostruzione avrebbero dovuto rimanere nell’ambito del procedimento amministrativo, sarebbero state divulgate prima dell’intervento. La circostanza è stata oggetto di specifiche denunce presentate all’autorità giudiziaria. Non risultando, allo stato, accertamenti definitivi sulla responsabilità della diffusione di tali informazioni, la vicenda resta affidata alle verifiche degli organi competenti.
La disciplina della sosta e il confronto con ANAS
Nel frattempo, mentre la proprietà dell’area è ancora oggetto di accertamento giudiziario, Polizia Municipale e ANAS hanno elevato diversi verbali per la sosta dell’autovettura e persino di una vespa del proprietario sulla piazzola. Nel maggio scorso ANAS ha inoltre installato un segnale che limita la sosta ai soli casi di emergenza proprio in corrispondenza dell’ingresso dell’abitazione del giornalista. Secondo la documentazione prodotta dalla proprietà, altre piazzole lungo il medesimo tratto della Statale 145 non risulterebbero soggette ad analoga disciplina. Anche questo aspetto è destinato ad alimentare il confronto tra le parti. Interpellati sulla ragione dei controlli, diversi operatori avrebbero riferito che gli interventi erano conseguenti a segnalazioni provenienti dal rappresentante di un’associazione impegnata nella tutela della legalità. Tale particolare viene evidenziato anche negli atti allegati ai procedimenti per diffamazione, dove lo stesso soggetto risulta imputato per diffamazione nei confronti del cronista.
Un anno e due mesi di reclusione, la sentenza di primo grado sulla diffamazione
Prima ancora delle vicende amministrative legate alla piazzola, vi è un dato giudiziario che segna un momento significativo nella lunga contrapposizione tra le parti. Il 20 marzo 2026 il Tribunale di Torre Annunziata, con la sentenza n. 559/2026 pronunciata dal giudice Procolo Ascolese, ha condannato in primo grado il soggetto segnalante alla pena di un anno e due mesi di reclusione per diffamazione aggravata continuata, oltre al pagamento delle spese processualinel primo procedimento che vedeva il giornalista come parte offesa. La decisione riguarda uno dei procedimenti nati dalle denunce presentate dal cronista in relazione a contenuti pubblicati e ritenuti lesivi della sua reputazione e di quella dei suoi familiari.
La sentenza, trattandosi di una pronuncia di primo grado, è soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione e non rappresenta un accertamento definitivo della responsabilità penale. Tuttavia, costituisce il primo pronunciamento giudiziario di merito su una parte della lunga sequenza di contestazioni che hanno caratterizzato il rapporto tra i due soggetti. Nel frattempo, restano pendenti ulteriori procedimenti originati da altre denunce presentate negli anni.-
Dalle segnalazioni ai controlli, il nodo dell’attività amministrativa
Successivamente, la controversia sulla piazzola si è intrecciata con una serie di iniziative amministrative che hanno riguardato l’area e l’immobile prospiciente la Strada Statale 145. – Secondo quanto riferito dal giornalista e sulla base della documentazione prodotta dalle parti, diversi sopralluoghi, verifiche e contestazioni sarebbero stati preceduti da segnalazioni presentate dal medesimo soggetto con il quale il cronista riferisce di essere coinvolto da qualche anno in un contenzioso giudiziario relative ad una serie di diffamazioni postate sui social.
Il diritto di presentare esposti e segnalazioni alle autorità competenti, come già evidenziato, rappresenta uno strumento previsto dall’ordinamento e non può essere limitato dal solo fatto che tra il segnalante e il destinatario esista un conflitto personale o giudiziario. Proprio per questo motivo, il tema centrale non riguarda la legittimità della segnalazione in sé, ma il modo in cui la pubblica amministrazione procede successivamente alla sua ricezione. Quando un esposto arriva agli uffici pubblici, infatti, il compito dell’amministrazione è quello di verificare autonomamente i fatti indicati, valutando elementi oggettivi e assumendo decisioni sulla base delle risultanze istruttorie.
È su questo passaggio che il giornalista concentra le proprie osservazioni. Se in una vicenda caratterizzata da una forte contrapposizione tra privati, ogni iniziativa amministrativa sia stata accompagnata da un’autonoma valutazione tecnica oppure se la reiterazione delle segnalazioni abbia avuto un ruolo determinante nell’attivazione dei controlli. Una questione che riguarda il funzionamento generale dell’amministrazione e non il diritto di un cittadino a rivolgersi alle istituzioni.
Le istituzioni e la necessità della trasparenza
La credibilità dell’azione amministrativa non si misura soltanto dalla capacità di intervenire quando viene segnalata una possibile irregolarità. Si misura anche dalla capacità di spiegare come si è arrivati a una determinata decisione. Un procedimento amministrativo, infatti, non vive soltanto nell’atto finale, ma nell’intero percorso che lo precede, con le verifiche effettuate, gli elementi valutati, le motivazioni alla base delle scelte adottate. Quando un caso nasce all’interno di una situazione conflittuale, con denunce contrapposte, esposizione mediatica e procedimenti giudiziari paralleli, la trasparenza assume un valore ancora maggiore.
Non perché l’amministrazione debba rinunciare ai propri controlli. Al contrario, proprio perché il controllo pubblico è necessario, deve risultare evidente che esso nasce da una valutazione autonoma e non dal semplice effetto di una pressione esterna. Una buona amministrazione non è quella che non incontra conflitti. È quella che, anche nei casi più complessi, riesce a dimostrare la propria indipendenza.
Il collegamento con le vicende istituzionali di Sorrento
La vicenda personale e giudiziaria tra il giornalista e il segnalante si inserisce, inoltre, in un contesto più ampio che riguarda le vicende amministrative del Comune di Sorrento. Infatti, il nome del medesimo soggetto segnalante compare nella documentazione richiamata dalla Commissione di accesso istituita presso il Comune dopo gli eventi che hanno portato al commissariamento dell’ente e all’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto l’ex sindaco Massimo Coppola. Le conclusioni della Commissione avevano prospettato elementi ritenuti rilevanti ai fini della valutazione dello scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata. Successivamente il Ministero dell’Interno ha adottato una diversa determinazione, disponendo prescrizioni senza procedere allo scioglimento dell’ente. La vicenda, nel frattempo, è stata oggetto anche di ricostruzioni giornalistiche, tra cui quella del giornalista d’inchiesta Vincenzo Iurillo su Il Fatto Quotidiano, che ha richiamato documenti e verbali relativi alle vicende amministrative e giudiziarie.
.Nel dibattito pubblico successivo è stata utilizzata anche l’espressione secondo cui “le tossine del Sistema Sorrento sarebbero ancora in circolo”, una definizione giornalistica riferita alle dinamiche emerse nelle ricostruzioni investigative e istituzionali relative a quel periodo da parte di Vincenzo Iurillo.
La vicenda della piazzola sulla Statale 145 non consente, da sola, di fornire una risposta definitiva a tale interrogativo. Non dimostra automaticamente la permanenza di un sistema, né permette di attribuire responsabilità ulteriori rispetto a quelle eventualmente accertate nelle sedi competenti.
Può però rappresentare un’occasione per riflettere su una questione più generale: quando un territorio attraversa una fase segnata da inchieste, forti contrapposizioni e una significativa esposizione mediatica, quali strumenti vengono messi in campo affinché ogni decisione pubblica sia percepita come pienamente autonoma e imparziale? È una domanda che riguarda il funzionamento delle istituzioni, non una singola persona.
Oltre gli atti, il peso delle persone
Dietro ogni fascicolo amministrativo e giudiziario ci sono persone. Ci sono cittadini che chiedono risposte, amministratori chiamati a decidere, funzionari incaricati di applicare le norme e giornalisti che svolgono il proprio lavoro raccontando ciò che accade nel territorio. Il cronista sorrentino coinvolto nella vicenda racconta di avere vissuto, insieme alla propria famiglia, anni caratterizzati da pubblicazioni online ritenute offensive, denunce, controlli e contestazioni amministrative.
La sentenza di primo grado per diffamazione intervenuta nel 2026 rappresenta, sotto il profilo giudiziario, un primo pronunciamento su una parte di questa lunga vicenda, fermo restando che il procedimento segue il proprio percorso attraverso gli ordinari strumenti previsti dall’ordinamento. Allo stesso tempo, il lavoro delle istituzioni deve essere valutato sulla base degli atti, delle procedure e delle decisioni adottate dagli organi competenti. Perché il corretto funzionamento dello Stato di diritto richiede due garanzie entrambe fondamentali: la tutela della reputazione e dei diritti delle persone, ma anche il diritto delle istituzioni di svolgere i controlli necessari senza condizionamenti.
La forza delle istituzioni passa dalla fiducia dei cittadini
La vicenda della piazzola sulla Strada Statale 145 rimane, per gli aspetti tecnici e giudiziari, una questione ancora aperta. Saranno i giudici e gli organi competenti a definire gli aspetti controversi. Il compito dell’informazione è invece un altro, ricostruire i fatti, distinguere le certezze dalle contestazioni e porre domande quando emergono temi di interesse pubblico.
La domanda finale non riguarda soltanto una piazzola, una segnalazione o un procedimento. Riguarda un principio più ampio: come può un cittadino avere piena fiducia nelle istituzioni quando una vicenda complessa coinvolge contemporaneamente conflitti personali, procedimenti giudiziari, attività amministrative e un territorio già segnato da profonde discussioni sul rapporto tra potere pubblico e interessi privati?
La risposta passa dalla trasparenza; passa dalla capacità delle amministrazioni di motivare le proprie decisioni; passa dalla possibilità per ogni cittadino di verificare che ogni intervento pubblico sia frutto di un percorso autonomo, imparziale e indipendente. L’imparzialità dell’amministrazione non è soltanto un principio previsto dalla legge. È il fondamento della fiducia tra cittadini e istituzioni. Ed è proprio dalla capacità di dimostrarla, soprattutto nei casi più delicati e controversi, che passa la possibilità di guardare definitivamente oltre le ombre del passato. – 20 luglio 2026

















