Le piazze del centro storico raccontano una città sempre più esposta agli effetti delle ondate di calore. Investire nel patrimonio arboreo non significa soltanto valorizzare il paesaggio urbano, ma anche tutelare la salute dei cittadini e prepararsi alle sfide poste dal cambiamento climatico. In tale contesto, il nuovo corso amministrativo guidato dal sindaco Corrado Fattorusso può rappresentare un’importante occasione. La politica, nella sua espressione più alta, consiste infatti nel compiere oggi scelte lungimiranti i cui benefici saranno raccolti dalle generazioni future
Sorrento – Ci sono giornate,come quelle attuali, in cui il caldo sembra impossessarsi delle città. L’asfalto diventa rovente, le pietre delle strade e delle piazze restituiscono il calore accumulato per ore e trovare un semplice angolo d’ombra diventa quasi un privilegio. È in momenti come questi che ci si accorge di quanto un albero possa fare la differenza. Non soltanto per il paesaggio, ma per la salute delle persone.
Sorrento e l’intera Penisola Sorrentina continuano a essere celebrate in tutto il mondo come uno dei luoghi più affascinanti del Mediterraneo. Dietro questa immagine da cartolina, tuttavia, si cela una realtà che negli ultimi decenni è profondamente cambiata. La crescita impetuosa del turismo, troppo spesso accompagnata da una corsa indiscriminata al profitto e, in tanti casi, da fenomeni di abusivismo e speculazione edilizia, ha accelerato il consumo di suolo e progressivamente eroso quel prezioso patrimonio arboreo che per secoli ha caratterizzato le nostre colline, i terrazzamenti, gli agrumeti e il paesaggio identitario della Penisola.
Ma se il territorio extraurbano ha pagato un prezzo altissimo, i centri cittadini non sono stati da meno. Scelte urbanistiche discutibili, una visione spesso miope della gestione del verde e, talvolta, interessi che hanno prevalso sulla tutela del bene comune hanno contribuito a rendere gli alberi una presenza sempre più rara. È una trasformazione silenziosa, ma evidente, che merita una seria riflessione. Oggi, soprattutto a Sorrento, il verde pubblico appare sempre più residuale, quasi marginale, proprio mentre i cambiamenti climatici e le ondate di calore ne rendono indispensabile la presenza.
Eppure non è sempre stato così. Chi conserva memoria della Sorrento del dopoguerra,finanche degli anni sessanta e settanta, ricorda una città diversa. Le piazze erano più semplici ma anche più fresche. Gli alberi facevano parte del tessuto urbano, accompagnavano le passeggiate, delimitavano gli spazi pubblici, offrivano ombra durante le estati. Il verde non era considerato un elemento accessorio, bensì parte integrante della città.
Con il passare dei decenni qualcosa è cambiato. Le esigenze della mobilità, l’aumento del traffico, la necessità di ricavare parcheggi, la progressiva trasformazione degli spazi urbani e una concezione dell’arredo cittadino sempre più orientata alla pietra, al cemento e alle pavimentazioni hanno lentamente modificato il volto della città. Le piazze si sono “mineralizzate”, mentre gli alberi sono diventati sempre meno protagonisti, anzi un ostacolo a tale trasformazione.
Oggi basta percorrere il centro cittadino per rendersene conto. Dal rione Marano fino a Piazza Lauro, da Piazza Tasso a Piazza Sant’Antonino, fino a Piazza Veniero, sono pochi gli alberi capaci di creare vere zone d’ombra. Nelle ore centrali della giornata questi luoghi diventano autentiche isole di calore, dove la temperatura percepita aumenta sensibilmente rispetto alle aree alberate. È una condizione che penalizza tutti, ma soprattutto le persone più fragili, come anziani, bambini, soggetti affetti da patologie cardiovascolari e respiratorie. E non bisogna dimenticare che Sorrento è anche una città turistica, attraversata ogni giorno da migliaia di visitatori costretti a camminare o a sostare sotto il sole lungo percorsi quasi completamente privi di riparo naturale.
Eppure, la scienza, negli ultimi anni, ha definitivamente cambiato il modo di guardare agli alberi. Secondo numerose ricerche internazionali, una copertura arborea urbana pari almeno al 30% consente di mitigare sensibilmente gli effetti delle ondate di calore. Gli alberi riducono la temperatura grazie all’ombra e all’evapotraspirazione, migliorano la qualità dell’aria, assorbono anidride carbonica, intercettano le polveri sottili, attenuano il rumore e contribuiscono persino al benessere psicologico delle persone. Gli alberi, oltre a contribuire alla mitigazione del rischio idrogeologico, in particolar modo in territori morfologicamente fragili come la Penisola sorrentina, rappresentano una vera infrastruttura sanitaria.

Sotto tale aspetto anche nella Penisola Sorrentina esistono esperienze significative. Il Comune di Piano di Sorrento si è dotato già da anni di un Regolamento per la tutela del patrimonio arboreo e ha promosso iniziative come “Adotta un’aiuola”, coinvolgendo direttamente cittadini e associazioni nella cura degli spazi pubblici. È il segno di una diversa cultura amministrativa, nella quale il verde viene considerato un patrimonio collettivo e non un semplice elemento ornamentale. Ma non basta!
Sorrento potrebbe compiere un ulteriore passo in avanti. Servirebbe un vero Piano comunale del Verde, accompagnato da un censimento aggiornato del patrimonio arboreo, dalla programmazione di nuove piantumazioni e dalla progressiva rinaturalizzazione delle piazze e delle principali vie cittadine. Ogni intervento urbanistico dovrebbe partire da una domanda tanto semplice quanto fondamentale: quanti alberi stiamo aggiungendo e non quanti ne stiamo perdendo? Occorre impegnarsi nel superare definitivamente una cultura che, troppo spesso, ha visto gli alberi come un problema. Quante volte sono stati considerati un ostacolo alla circolazione? Quante volte si è parlato soltanto dei rischi senza ricordare i benefici? Certamente la sicurezza viene prima di tutto e gli alberi devono essere controllati, monitorati e curati da professionisti competenti.
Gli agronomi, come troppo spesso si è fatto in passato, non devono intervenire soltanto per dichiarare che un albero deve essere abbattuto, bensi essere interpellati nel monitorare lo stato degli alberi che ornano le nostre piazze e le nostra strade. Una cattiva manutenzione non può diventare la giustificazione per rinunciare al patrimonio arboreo. Insomma, la vera risposta è la gestione scientifica, non l’eliminazione.
Sorrento e la Penisola Sorrentina, del resto, hanno costruito nei secoli la propria identità proprio sul rapporto armonioso tra uomo e natura. Gli agrumeti, i pergolati, gli ulivi secolari, i giardini delle ville storiche, i limoneti che ancora oggi disegnano il paesaggio non sono semplicemente elementi agricoli o turistici. Sono la memoria vivente della nostra civiltà. Difendere gli alberi significa difendere questa identità.

ReportSorrento.it ha più volte richiamato l’attenzione su questi temi, sottolineando come la difesa del verde non sia una battaglia di parte, ma una responsabilità collettiva. Oggi, alla luce delle trasformazioni climatiche che stanno interessando il Mediterraneo, quella sensibilità appare ancora più attuale. Gli alberi non sono un ostacolo allo sviluppo. Sono, al contrario, uno degli strumenti più efficaci per costruire città più sane, più resilienti e più vivibili. Ogni albero preservato, ogni nuovo filare piantato, ogni spazio verde restituito alla collettività rappresenta un investimento sul futuro. Sorrento e il suo territorio, da sempre custodi di uno dei paesaggi più straordinari del mondo, oggi piu che mai, non possono permettersi di trascurare proprio quell’elemento che, più di ogni altro, contribuisce a preservarne la bellezza, l’equilibrio ambientale e la vivibilità: il verde.
Proprio in quest’ottica, si confida nella sensibilità del Sindaco, Corrado Fattorusso e della nuova amministrazione comunale verso la tutela del nostro territorio e, di conseguenza, del suo patrimonio arboreo, sia pubblico sia privato. È necessario che cittadini e, soprattutto, imprenditori intraprendano un nuovo percorso culturale che ponga al centro questa fondamentale tematica, maturando la consapevolezza che tutelare gli alberi significa, in definitiva, tutelare noi stessi, la qualità della nostra vita e il futuro del territorio che lasceremo alle prossime generazioni. – 18 luglio 2026



















