Da Castellammare a Sorrento, quando cambiare la politica non basta. La proposta di Francesco Borrelli

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La richiesta del deputato di AVS,  avanzata dopo il secondo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per infiltrazioni camorristiche, riapre il dibattito sul ruolo della macchina amministrativa negli enti locali. Una riflessione che coinvolge anche realtà come Sorrento, dove la mancata rotazione dei dirigenti, dopo la gestione commissariale, ripropone il tema della discontinuità amministrativa e della trasparenza.

Negli ultimi anni la Campania ha conosciuto un numero significativo di scioglimenti di consigli comunali per infiltrazioni della criminalità organizzata, a conferma di quanto il fenomeno continui a rappresentare una delle principali sfide per lo Stato nei territori maggiormente esposti alla pressione dei clan. Da Castellammare di Stabia ad altri comuni della regione, il commissariamento rappresenta uno strumento fondamentale per ristabilire la legalità istituzionale. Tuttavia, sempre più spesso emerge il dubbio che il solo ricambio della classe politica possa non essere sufficiente senza un contestuale intervento sull’apparato amministrativo.

A riaprire il dibattito è stato il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, all’indomani del secondo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per infiltrazioni della criminalità organizzata. Secondo il parlamentare, l’attuale normativa mostra limiti evidenti perché colpisce prevalentemente gli organi elettivi, mentre dirigenti e funzionari comunali, pur richiamati nelle relazioni prefettizie o coinvolti nelle vicende che hanno interessato l’ente, spesso continuano a ricoprire i medesimi incarichi.

“Nei territori storicamente esposti all’influenza della criminalità organizzata – sostiene Borrelli  – sindaci e consiglieri cambiano, ma dirigenti e funzionari restano. È proprio all’interno degli uffici tecnici, nella gestione degli appalti, delle concessioni e delle autorizzazioni che i clan cercano di esercitare il proprio potere”.

Per questo motivo il deputato ha presentato una proposta di legge che prevede misure più incisive nei confronti della cosiddetta “tecnostruttura” degli enti locali. Tra queste figurano la sospensione cautelare dei dirigenti e dei funzionari interessati, la rotazione straordinaria obbligatoria del personale e il trasferimento d’ufficio ad almeno cento chilometri di distanza, con l’obiettivo di interrompere eventuali rapporti consolidati con ambienti criminali.

Il tema, tuttavia, non riguarda soltanto Castellammare di Stabia. Anche la vicina Sorrento, seppur nell’ambito di una vicenda giudiziaria differente e non di uno scioglimento per infiltrazioni mafiose (evitato dal Ministro degli Interni n.d.r.), offre uno spunto di riflessione sul rapporto tra discontinuità politica e continuità amministrativa. – L’inchiesta che un anno fa ha portato all’arresto dell’allora sindaco Massimo Coppola, con accuse che sono al vaglio dell’autorità giudiziaria e nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuali sentenze definitive, ha coinvolto, a vario titolo, anche alcuni dirigenti e funzionari comunali. Una vicenda che ha inevitabilmente acceso l’attenzione sul ruolo della struttura amministrativa dell’ente.

Terminato il periodo di gestione commissariale, almeno per quanto emerge pubblicamente, non sembrano essere stati adottati significativi interventi di rotazione dei responsabili dei principali uffici comunali. Una scelta che la nuova amministrazione potrebbe valutare, non come misura sanzionatoria nei confronti di alcuno, ma quale concreto segnale di discontinuità amministrativa, trasparenza e rafforzamento della fiducia dei cittadini nelle istituzioni. – Del resto, la rotazione degli incarichi nei settori più esposti, prevista anche dalle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, rappresenta uno degli strumenti attraverso cui la pubblica amministrazione può ridurre il rischio del consolidarsi di rapporti impropri, garantire maggiore imparzialità e rafforzare la cultura della legalità.

Il tema, dunque, va oltre le singole vicende giudiziarie. La credibilità delle istituzioni non dipende esclusivamente dal rinnovo della rappresentanza politica, ma anche dalla capacità di assicurare che l’apparato burocratico operi secondo criteri di imparzialità, efficienza e indipendenza. Dopo eventi che inevitabilmente incidono sull’immagine di un ente locale, i cittadini si aspettano non solo il ritorno alla normalità amministrativa, ma anche segnali concreti di cambiamento.

La riflessione sollevata da Francesco Emilio Borrelli apre quindi un dibattito che riguarda tutti i territori interessati da crisi amministrative o da gravi vicende giudiziarie. Il contrasto alle infiltrazioni criminali e ai fenomeni corruttivi non può limitarsi al ricambio della classe politica, ma richiede, nel pieno rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento e delle responsabilità individuali, una costante attenzione anche all’organizzazione della macchina comunale. Solo attraverso trasparenza, controlli efficaci e una gestione amministrativa improntata alla massima imparzialità sarà possibile restituire ai cittadini quella fiducia nelle istituzioni che rappresenta il fondamento di ogni buon governo. – 18 luglio 2026

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