Castellammare di Stabia, lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche riapre il nodo del rapporto tra politica e legalità

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Dopo mesi di verifiche e tensioni politiche, il Governo scioglie il Consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. Una decisione che riapre il dibattito sul rapporto tra istituzioni, consenso e legalità

Castellammare di Stabia – Lo scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata, deliberato dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministero dell’Interno, rappresenta molto più di un atto amministrativo. È un provvedimento che riporta al centro dell’attenzione nazionale una questione irrisolta, la capacità delle organizzazioni criminali di condizionare la vita pubblica attraverso reti di relazioni, consenso e influenza, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni.

Con l’applicazione dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali, il Governo ha disposto la cessazione anticipata del mandato del sindaco Luigi Vicinanza, della giunta e del consiglio comunale. L’ente sarà ora affidato a una commissione straordinaria nominata dal Prefetto, con il compito di garantire la continuità amministrativa, verificare gli atti dell’amministrazione e ricondurre il Comune a condizioni di piena legalità in vista delle future elezioni.

Un percorso iniziato mesi fa – La decisione del Governo conclude un percorso avviato con l’insediamento della commissione d’accesso prefettizia, incaricata di verificare l’eventuale presenza di condizionamenti mafiosi nell’attività amministrativa. Come previsto dalla normativa, l’attività della commissione si è sviluppata attraverso un’approfondita analisi degli atti, delle procedure amministrative e dei rapporti tra amministratori, funzionari e contesto territoriale. Pur restando riservate le motivazioni dettagliate fino alla pubblicazione del decreto di scioglimento, il provvedimento arriva dopo mesi nei quali la città è stata attraversata da un intenso dibattito politico e istituzionale.

Le inchieste e il clima politico – Ad alimentare il confronto pubblico hanno contribuito alcune vicende giudiziarie emerse nell’ambito delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia sul clan D’Alessandro, storicamente uno dei gruppi criminali più radicati nell’area stabiese.

Tra gli episodi maggiormente discussi figura l’indagine che ha coinvolto il consigliere comunale Gennaro Oscurato, raggiunto da un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Diversa la posizione dell’altro consigliere comunale, Nino Di Maio, non indagato, ma il cui nome è comparso indirettamente nelle intercettazioni relative alla frequentazione di un’attività commerciale riconducibile ai suoi familiari da parte di esponenti del clan. Vicende che, pur con posizioni giuridiche differenti, hanno inevitabilmente alimentato interrogativi sull’opportunità politica e sulla permeabilità delle istituzioni locali rispetto alle pressioni esercitate dalla criminalità organizzata.

Il caso Ruotolo e la frattura nel Partito Democratico – La vicenda amministrativa si è presto trasformata anche in un caso politico nazionale. Determinanti sono state le dimissioni di Sandro Ruotolo dal Consiglio comunale, maturate all’inizio del 2025 dopo pochi mesi dall’elezione. L’attuale europarlamentare del Partito Democratico motivò quella scelta affermando di non ritenere più l’amministrazione comunale un presidio sufficientemente forte sul terreno della legalità. Le sue dichiarazioni aprirono una profonda frattura all’interno dello stesso Partito Democratico, contrapponendo chi riteneva necessario un deciso cambio di passo nella gestione della vicenda e chi, invece, difendeva l’operato del sindaco Luigi Vicinanza.

Dopo la decisione del Governo, Ruotolo ha sostenuto che lo scioglimento non fosse inevitabile, affermando che i segnali provenienti dalle indagini antimafia e dagli organismi impegnati nel monitoraggio della criminalità organizzata avrebbero richiesto risposte politiche più tempestive. L’europarlamentare ha inoltre criticato la scelta dell’amministrazione di contrapporsi pubblicamente al lavoro della commissione d’accesso, ricordando la petizione promossa contro l’intervento dello Stato come un errore istituzionale.

La replica dell’ex sindaco – Di segno opposto la posizione dell’ex sindaco Luigi Vicinanza. Nel commentare il provvedimento, ha espresso rispetto per la decisione del Governo, riservandosi tuttavia di valutarne le motivazioni una volta rese pubbliche. Vicinanza ha rivendicato il lavoro svolto durante i due anni di mandato, sostenendo di consegnare una città amministrativamente più solida rispetto a quella trovata al momento dell’insediamento. Ha inoltre difeso la scelta di non dimettersi durante il procedimento di verifica prefettizia, affermando che interrompere l’azione amministrativa avrebbe favorito quei vuoti istituzionali nei quali la criminalità organizzata tende storicamente a inserirsi. Non sono mancate critiche nei confronti di una parte del Partito Democratico, accusata dall’ex sindaco di aver privilegiato una logica di contrapposizione interna piuttosto che sostenere l’amministrazione in una fase particolarmente delicata.

Il significato dello scioglimento – Lo scioglimento per infiltrazioni mafiose rappresenta uno degli strumenti più incisivi di cui dispone lo Stato per proteggere le istituzioni democratiche. La sua finalità non è quella di accertare responsabilità penali individuali — compito riservato esclusivamente alla magistratura — ma quella di interrompere situazioni nelle quali l’attività amministrativa risulti esposta a forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Per questo motivo il provvedimento si fonda su una valutazione amministrativa complessiva del contesto e non coincide con una sentenza nei confronti dei singoli amministratori.

Una sfida che va oltre Castellammare – Il caso di Castellammare di Stabia assume un valore che supera i confini cittadini. Si tratta infatti del secondo scioglimento per infiltrazioni mafiose che interessa il Comune nel giro di pochi anni, a conferma di come il contrasto alla criminalità organizzata richieda un impegno costante e trasversale. La vicenda ripropone temi ormai centrali nel dibattito pubblico, la qualità della selezione della classe dirigente, la trasparenza nella formazione delle liste elettorali, il ruolo dei partiti come strumenti di controllo democratico e la necessità di costruire amministrazioni capaci di resistere alle pressioni esercitate dai poteri criminali.

La gestione commissariale rappresenterà ora una fase di ricostruzione amministrativa, ma il vero banco di prova sarà il futuro ritorno alle urne. Perché la legalità non si esaurisce nell’intervento dello Stato, richiede istituzioni credibili, una politica capace di selezionare con rigore i propri rappresentanti e una comunità che riconosca nella trasparenza e nella partecipazione gli strumenti fondamentali per sottrarre spazio a ogni forma di condizionamento mafioso. – 15 luglio 2026

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