Nicola Gratteri a Sant’Agnello, “Non esistono territori immuni dalle mafie”. Le sue parole riaccendono il dibattito sul caso Sorrento

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“Non esistono zone franche. Non esistono territori immuni dalle mafie. Cambiano le percentuali delle infiltrazioni, ma non possiamo affermare che in una determinata regione o provincia le mafie non esistano”. È una delle affermazioni più significative pronunciate dal procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, nel corso della serata del Festival del Giornalismo e del Libro d’Inchiesta, ideato dal giornalista investigativo Vincenzo Iurillo, svoltasi qualche sera fa a Sant’Agnello.

Per decenni Sorrento è stata raccontata come un’isola felice, un territorio in cui la camorra sembrava non riuscire a mettere radici. Poi è arrivata, per la prima volta nella storia della Penisola sorrentina, una Commissione di accesso per verificare possibili infiltrazioni della criminalità organizzata all’interno del Comune di Sorrento, dopo al nota vicenda giudiziaria, meglio conosciuta come “Sistema Sorrento” che vede tuttora agli arresti per corruzione l’ex sindaco Massimo Coppola.  La proposta di scioglimento formulata al termine degli accertamenti non è stata poi accolta dal Governo, ma quel procedimento ha segnato uno spartiacque nella percezione del territorio. È proprio da questa vicenda che è ripartita, qualche sera fa a Sant’Agnello, la riflessione del procuratore Nicola Gratteri durante il Festival del Giornalismo e del Libro d’Inchiesta, ideato dal giornalista investigativo e firma de Il Fatto Quotidiano”, Vincenzo Iurillo.

Un incontro dedicato al rapporto tra criminalità organizzata e pubblica amministrazione che, inevitabilmente, ha assunto un significato particolare anche per il territorio della Penisola sorrentina,proprio alla luce delle vicende che negli ultimi anni hanno interessato il Comune di Sorrento. L’occasione è stata quella di affrontare uno dei temi più delicati della vita democratica del Paese, le infiltrazioni mafiose negli enti locali e l’efficacia degli strumenti previsti dall’ordinamento per contrastarle. – Partendo da questo tema, Vincenzo Iurillo ha posto al procuratore una domanda destinata a richiamare, in modo particolare, l’attenzione dei presenti.

“Dopo trentacinque anni dall’introduzione della legge sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose – ha ricordato il giornalista – per la prima volta una Commissione di accesso è stata istituita in un Comune della Penisola sorrentina, Sorrento. I lavori si sono conclusi con una proposta di scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Il Ministero dell’Interno, tuttavia, ha deciso diversamente. In ogni caso è stata la prima volta che un Comune della Penisola sorrentina è stato sottoposto a questa procedura, in un territorio che fino ad allora era stato ritenuto immune dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. Che riflessioni le suggerisce questa vicenda?”

La risposta di Gratteri è stata tanto essenziale quanto netta: “Non esistono zone franche. Non esistono territori immuni. Cambiano le percentuali delle infiltrazioni, ma non possiamo dire che in una determinata provincia o regione le mafie non esistano.” – Parole che superano il caso specifico e che smontano definitivamente l’idea, per lungo tempo radicata nell’immaginario collettivo, secondo cui esisterebbero territori naturalmente impermeabili ai fenomeni mafiosi. – Le organizzazioni criminali, infatti, non seguono più esclusivamente logiche territoriali. Cercano soprattutto occasioni economiche, investimenti, appalti pubblici, sviluppo urbanistico, flussi turistici e disponibilità finanziarie. Sono proprio quei contesti a rappresentare l’obiettivo della criminalità organizzata, spesso senza ricorrere alla violenza, ma attraverso relazioni, consenso e capacità di condizionamento.

Il vero nodo: l’inquinamento della macchina amministrativa –  Se le considerazioni di Gratteri sulla presenza delle mafie in ogni territorio rappresentano un monito generale, è forse il passaggio successivo ad assumere un valore ancora più profondo. – Nel corso del dibattito, infatti, Iurillo ha osservato come la normativa sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose, nata come strumento straordinario per affrontare situazioni eccezionali, nel tempo abbia progressivamente perso parte della propria efficacia, fino a essere percepita, in alcuni casi, più come terreno di scontro politico che come reale strumento di prevenzione.

Secondo il procuratore, se viene accertato che una gestione amministrativa è stata condizionata dalla criminalità organizzata, non basta sostituire gli amministratori o attendere nuove elezioni. Occorre verificare tutto ciò che quella gestione ha prodotto. “Bisognerebbe annullare tutti gli atti adottati da quella amministrazione: assunzioni, licenze, delibere, piani regolatori, varianti urbanistiche. Se si accerta l’inquinamento mafioso della gestione amministrativa bisogna azzerare tutto e ripassare ogni provvedimento al microscopio per ricominciare da zero.” È probabilmente questa la riflessione più forte emersa nel corso dell’incontro.

Il vero significato dell’infiltrazione mafiosa nella pubblica amministrazione non coincide soltanto con l’eventuale responsabilità di singoli amministratori. Il rischio, molto più profondo, è che venga compromessa l’imparzialità stessa della macchina comunale, alterando nel tempo il funzionamento degli uffici, le procedure amministrative, il rilascio delle autorizzazioni, la pianificazione urbanistica, gli affidamenti e perfino le assunzioni. È ciò che Gratteri definisce, in sostanza, “inquinamento amministrativo”, un sistema nel quale la criminalità organizzata non si limita a influenzare la politica, ma finisce per incidere sulla struttura stessa dell’ente pubblico.

Le riflessioni che riguardano Sorrento –  Le parole del procuratore assumono inevitabilmente un peso particolare proprio a Sorrento.  La relazione conclusiva redatta dalla Commissione di accesso che, secondo quanto emerso, proponeva lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche, non ha poi prodotto lo scioglimento dell’ente, poiché il Ministero dell’Interno ha assunto una diversa determinazione. Il procedimento amministrativo si è concluso, ma il dibattito pubblico resta aperto. Per molti cittadini quella vicenda continua infatti a rappresentare uno dei passaggi più delicati della recente storia amministrativa cittadina.  Non tanto per l’esito finale del procedimento, quanto per gli interrogativi che quella relazione avrebbe posto sul funzionamento della macchina comunale e sui possibili condizionamenti della criminalità organizzata.

Su tale punto, assume particolare interesse la richiesta avanzata, in questi giorni, da un’associazione antimafia di acquisire gli atti conclusivi della Commissione di accesso, con l’obiettivo di conoscere nel dettaglio le verifiche effettuate e gli elementi raccolti nel corso dell’attività ispettiva.

La vera discontinuità passa anche dagli uffici – Le riflessioni di Gratteri conducono inevitabilmente a un’altra domanda, ovvero, se il presupposto è che l’eventuale inquinamento mafioso riguardi l’intera gestione amministrativa, quali strumenti possono garantire una reale discontinuità rispetto al passato? La risposta non riguarda soltanto la politica. Riguarda soprattutto l’organizzazione della macchina comunale.

Tra le principali misure di prevenzione individuate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) vi è infatti la rotazione dei dirigenti e dei funzionari che operano nei settori maggiormente esposti al rischio corruttivo. Una misura pensata per evitare il consolidarsi di rapporti impropri, ridurre situazioni di possibile conflitto d’interessi e rafforzare trasparenza e imparzialità dell’azione amministrativa. A Sorrento, almeno allo stato attuale, diversi dirigenti e funzionari dei settori più sensibili risultano essere gli stessi della precedente gestione amministrativa.

Una circostanza che continua ad alimentare interrogativi e che rappresenterà inevitabilmente uno dei principali banchi di prova della nuova amministrazione, nella capacità di segnare una reale discontinuità rispetto al passato.

Forse il messaggio più importante, lasciato dal procuratore di Napoli, al pubblico del Festival del Giornalismo e del Libro d’Inchiesta,non riguarda soltanto Sorrento. Riguarda tutti quei territori che continuano a considerarsi lontani dalle dinamiche mafiose. Perché la criminalità organizzata non ha più bisogno di controllare un territorio con la forza se riesce a condizionarne l’economia e, nei casi più gravi, perfino le decisioni amministrative. È per questo che, come ha ricordato  Nicola Gratteri, il problema non è chiedersi dove siano presenti le mafie. Il problema è capire quanto siano forti gli anticorpi delle istituzioni chiamate a contrastarle. – 08 luglio 2026

Foto di repertorio
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