Le elezioni hanno chiuso una stagione politica, ma non hanno ancora risposto alla domanda più scomoda. Come facevano, documenti riservati e informazioni interne al Comune a finire, con impressionante puntualità, nelle mani di chi , senza scrupolo,li utilizzava per colpire cittadini, imprenditori, amministratori, funzionari e giornalisti? Anche da questa risposta passa la credibilità della nuova amministrazione
Sorrento – Le recenti elezioni, con la proclamazione a sindaco di Corrado Fattorusso hanno cambiato il volto politico di Sorrento. Il commissariamento prefettizio si è concluso. L’ex sindaco Massimo Coppola appartiene ormai al passato amministrativo della città. Ma c’è una domanda che continua a gravare sul presente del Palazzo Municipale e che nessun avvicendamento politico può cancellare. Chi avrebbe fornito dall’interno del Comune documenti, informazioni riservate e dati amministrativi al soggetto che, per anni, ha alimentato campagne diffamatorie contro cittadini, imprenditori, amministratori, funzionari e giornalisti ritenuti scomodi? Molto probabilmente questo rappresenta il vero capitolo ancora aperto del cosiddetto “Sistema Sorrento”. Un interrogativo che non riguarda soltanto il passato, ma investe direttamente il presente dell’apparato amministrativo e la sua credibilità agli occhi della cittadinanza.
Il recente articolo di Vincenzo Iurillo pubblicato su Il Fatto Quotidiano, basato sui verbali delle testimonianze rese agli investigatori dalla Segretaria generale del Comune, Candida Morgera, e dall’avvocato Donatangelo Cancelmo, riporta con forza al centro dell’attenzione proprio questo aspetto, già evidenziato dalla relazione della Commissione d’accesso ministeriale.
Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni raccolte dagli inquirenti, un soggetto,descritto negli atti come pregiudicato, frequentava abitualmente il Comune e l’ufficio del sindaco. Oltre a rapporti con esponenti politici, costui sembrava poter disporre con continuità di informazioni provenienti dagli uffici comunali. – Una circostanza che la stessa Morgera sintetizza con parole destinate a pesare: “Ritengo che abbia una talpa nel Comune, riesce sempre ad avere informazioni riservate e note solo agli uffici.” Non si tratta di un’affermazione marginale. Proviene dalla massima figura amministrativa dell’Ente e assume un significato ancora più rilevante se letta insieme alla relazione della Commissione d’accesso, il documento di quasi 180 pagine nel quale gli ispettori descrivono un Comune ritenuto “concretamente, stabilmente e significativamente permeabile” a interessi, logiche e condizionamenti incompatibili con il corretto funzionamento della pubblica amministrazione. –
Le dichiarazioni rese da Morgera e da Cancelmo non rappresentano, infatti, un elemento isolato. Al contrario, sembrano inserirsi in un quadro già delineato dagli ispettori ministeriali, che avevano evidenziato un progressivo indebolimento dei meccanismi di controllo interni e una crescente difficoltà dell’Ente nel garantire autonomia, imparzialità e tutela dei propri funzionari. – Uno dei capitoli più inquietanti della relazione riguarda proprio il ruolo attribuito alle campagne mediatiche, condotte da tale soggetto, al centro delle vicende richiamate dalla Commissione, attraverso social network, manifesti e altre forme di comunicazione. –
Secondo quanto riportato dagli ispettori, tali iniziative non avrebbero rappresentato semplici polemiche pubbliche, ma avrebbero utilizzato informazioni interne all’amministrazione per colpire amministratori, funzionari, imprenditori, cittadini e giornalisti ritenuti, di volta in volta, “scomodi”. Di fronte a un tale scenario è evidente che il problema, non è soltanto chi pubblicava quei contenuti, ma comprendere chi li rendeva possibili. Un’ordinanza, una pratica edilizia, un documento amministrativo, dati catastali o informazioni contenute nei fascicoli comunali non possono uscire spontaneamente dagli uffici. Qualcuno deve avervi avuto accesso, deve averli estratti e deve averli consegnati. Proprio questo passaggio che continua a rappresentare il vero buco nero dell’intera vicenda. È pertanto ragionevole ritenere che quei documenti siano transitati attraverso soggetti autorizzati ad accedervi e che, ove fossero effettivamente usciti dagli uffici in modo illecito, ciò sia avvenuto attraverso condotte che spetterà esclusivamente agli organi competenti accertare.
Durante questi anni, in varie occasioni, documentazioni contenente dati personali o informazioni amministrative sono stati pubblicati puntualmente sui social network, spesso accompagnati da commenti denigratori, accuse, campagne di dileggio o forme di pressione pubblica. Tra le persone finite nel mirino figurano imprenditori, professionisti, dipendenti comunali, amministratori, giornalisti e semplici cittadini. Circostanze che, in alcuni casi, sono state oggetto di dettagliate denunce alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e sulle quali si attendono gli eventuali sviluppi degli accertamenti giudiziari. Secondo quanto emerge dai verbali pubblicati da Il Fatto Quotidiano, sia Candida Morgera sia Donatangelo Cancelmo collegano temporalmente molte di queste campagne ai momenti in cui venivano intensificati i controlli sugli appalti comunali o sull’abusivismo edilizio.
Ma sul piano istituzionale il tema è ancora più ampio. Perché, se davvero documenti riservati circolavano sistematicamente all’esterno del Comune, il problema non riguarderebbe soltanto chi li divulgava pubblicamente, ma anche l’eventuale esistenza di soggetti interni disposti a violare il proprio dovere di riservatezza. È sotto questo profilo che la vicenda supera la dimensione della cronaca giudiziaria e diventa una questione che investe direttamente le istituzioni.
Ogni cittadino consegna al Comune dati personali, documentazione tecnica, informazioni patrimoniali, pratiche edilizie e istanze amministrative confidando che siano custoditi nel rispetto della legge. Se invece tali dati possono trasformarsi in materiale destinato a circolare sui social network o nei gruppi WhatsApp per alimentare campagne di delegittimazione pubblica, il problema non riguarda soltanto chi li diffonde, ma anche la capacità dell’Ente di garantire la tutela delle informazioni che gli vengono affidate. –
Una questione che assume, come ribadito, un rilievo ancora maggiore alla luce di alcune denunce già depositate presso la Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Tra queste vi è anche quella relativa alla diffusione, all’interno di un gruppo WhatsApp particolarmente numeroso, di un’ordinanza comunale notificata via PEC a un cronista e attivista locale e successivamente comparsa integralmente nelle mani di soggetti estranei al procedimento, accompagnata dall’esplicito invito: “Puoi far circolare”.
Un episodio sul quale saranno gli inquirenti a stabilire eventuali responsabilità. Ma che pone una domanda semplice quanto inquietante. Come può un documento amministrativo riservato uscire dagli archivi comunali e arrivare nelle mani di chi non aveva alcun titolo per detenerlo? – Secondo quanto rappresentato nell’esposto, tale interrogativo assumerebbe un significato ancora più delicato, poiché episodi analoghi non si sarebbero interrotti neppure durante il periodo di commissariamento prefettizio. Circostanza che, qualora trovasse conferma negli accertamenti della magistratura, potrebbe indicare criticità non limitate esclusivamente alla precedente gestione politica dell’Ente, ma eventualmente riconducibili anche alla sua organizzazione amministrativa.
Proprio su tale aspetto la nuova amministrazione guidata dal sindaco Corrado Fattorusso è chiamata a dare un segnale di netta discontinuità.

Sarà la capacità di dimostrare che il Comune è definitivamente uscito dalla stagione descritta dalla Commissione d’accesso.
Individuare eventuali responsabilità, rafforzare i controlli interni, garantire la tracciabilità degli accessi ai sistemi informatici, assicurare il rigoroso rispetto del segreto d’ufficio e della normativa sulla protezione dei dati personali non costituiscono soltanto adempimenti amministrativi, ma rappresentano il presupposto indispensabile per ricostruire quel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni che costituisce il patrimonio più prezioso di ogni ente pubblico.
Se eventuali responsabilità penali saranno accertate dalla magistratura, quelle organizzative e amministrative appartengono invece già al presente. – Occorre pertanto essere consapevoli che il “Sistema Sorrento” non potrà dirsi realmente archiviato finché resterà senza risposta la domanda più semplice e, al tempo stesso, la più scomoda, chi fossero gli eventuali responsabili delle fughe di notizie dall’interno del Comune.
Se tali responsabilità dovessero essere accertate, individuarle non significherebbe inseguire il passato, ma impedire che il passato possa ripetersi. Ed è anche dalla risposta a questo interrogativo che passeranno la credibilità della nuova amministrazione e la possibilità di restituire ai cittadini la certezza che il Comune sia tornato a essere, senza ombre, la casa della legalità, dell’imparzialità, della riservatezza e del rispetto dei diritti di tutti. – 02 luglio 2026
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