La relazione della Commissione d’accesso descrive un Comune vulnerabile ai condizionamenti esterni. Le più recenti denunce sulla diffusione di atti riservati, ancora al vaglio della Procura, pongono però una domanda che riguarda il presente: il “Sistema Sorrento” è stato davvero superato o alcune sue dinamiche continuano a sopravvivere nella macchina amministrativa?
Sorrento – La vicenda del Comune di Sorrento non può più essere letta soltanto come la storia di un’amministrazione travolta dalle inchieste. Le quasi 180 pagine della relazione della Commissione d’accesso e le più recenti denunce approdate all’attenzione della Procura pongono una questione che riguarda il presente, ovvero: il sistema descritto dagli ispettori del Ministero dell’Interno è stato davvero superato oppure alcune delle sue dinamiche continuano a sopravvivere nella macchina amministrativa? È una domanda che investe la politica, gli uffici comunali e, soprattutto, il diritto dei cittadini a potersi fidare delle proprie istituzioni.

Secondo la Commissione, questa permeabilità avrebbe progressivamente compromesso la capacità dell’amministrazione di operare nel pieno rispetto dei principi di legalità, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione. Il quadro delineato va oltre la semplice ricostruzione di singoli episodi, ma bensì descrive un’amministrazione nella quale la capacità di resistere ai condizionamenti esterni si sarebbe progressivamente indebolita, lasciando funzionari privi di adeguata tutela e rendendo i meccanismi di controllo sempre meno efficaci.
In questo scenario la figura dell’ex sindaco Massimo Coppola assume inevitabilmente un ruolo centrale. La relazione ricostruisce quello che definisce un “sistema criminale collaudato, seriale e profondamente radicato”, nel quale l’allora primo cittadino avrebbe piegato l’azione amministrativa a interessi illeciti, alterando procedure di gara, affidamenti e decisioni strategiche dell’ente. Si tratta di valutazioni contenute nella relazione ministeriale, che seguono un percorso distinto rispetto agli accertamenti dell’autorità giudiziaria e rispetto ai quali valgono le garanzie previste dall’ordinamento. Ma sarebbe, tuttavia, riduttivo limitare la riflessione alle sole responsabilità politiche.

È proprio su questo terreno che il passato sembra proiettare la propria ombra sul presente.

Al centro dell’esposto vi è una vicenda destinata ora al vaglio degli inquirenti. Un’ordinanza comunale di ingiunzione alla demolizione, notificata via PEC a un cronista e attivista locale, contenente dati personali, riferimenti catastali e informazioni relative a un procedimento ancora pendente. Pochi giorni dopo, quello stesso documento sarebbe comparso integralmente in un gruppo WhatsApp particolarmente numeroso, accompagnato da un messaggio tanto sintetico quanto esplicito: “Puoi far circolare”.
Non un riassunto, non un estratto, ma l’atto completo, identico a quello notificato ufficialmente dal Comune.
Da qui nasce una domanda destinata a trovare risposta soltanto attraverso le indagini della Procura: come può un soggetto estraneo al procedimento entrare in possesso di un documento amministrativo riservato identico a quello trasmesso tramite posta certificata?
L’esposto chiede di verificare l’eventuale sussistenza di violazioni quali l’indebita comunicazione di atti riservati, il trattamento illecito di dati personali, l’accesso abusivo ai sistemi informatici comunali ed eventuali responsabilità di funzionari o dirigenti. È stata inoltre richiesta l’acquisizione dei log di accesso ai sistemi dell’ente per ricostruire la filiera della diffusione del documento. – Naturalmente saranno gli organi inquirenti a stabilire se tali ipotesi trovino riscontro.
Sul piano istituzionale, tuttavia, il tema assume un rilievo che va oltre il singolo episodio. – Se infatti dovesse emergere che determinate prassi sono sopravvissute anche durante il commissariamento, significherebbe che il problema non riguarda esclusivamente chi ha governato il Comune, ma investe direttamente l’organizzazione interna della macchina amministrativa e la sua capacità di recidere definitivamente quei meccanismi che la Commissione d’accesso ha ritenuto incompatibili con il corretto funzionamento dell’ente.
Del resto, come anticipato nei mesi scorsi da Vincenzo Iurillo, la Commissione d’accesso e il Prefetto di Napoli avevano proposto lo scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata. Il Governo ha scelto una strada diversa, imponendo specifiche prescrizioni e consentendo il regolare svolgimento delle elezioni amministrative.
Una decisione che oggi attribuisce alla nuova amministrazione guidata dal sindaco Corrado Fattorusso una responsabilità ancora più impegnativa.

Significherà garantire che ogni cittadino possa affidare al Comune i propri dati, le proprie pratiche e i propri diritti con la certezza che saranno custoditi nel pieno rispetto della legge. Significherà rafforzare i controlli interni, assicurare la tracciabilità degli accessi ai sistemi informatici, garantire il rigoroso rispetto del segreto d’ufficio e promuovere una cultura amministrativa fondata sull’indipendenza, sulla responsabilità e sulla trasparenza.
La credibilità di un ente pubblico non dipende soltanto dalle opere che realizza o dall’efficienza dei servizi che offre, ma dalla fiducia che ogni giorno riesce a conquistare e mantenere presso i cittadini. – Se un documento amministrativo riservato può trasformarsi in materiale da diffondere sui social o diventare uno strumento di delegittimazione pubblica, il problema non è soltanto giudiziario, ma bensì è un problema democratico.
Ora, le eventuali responsabilità individuali saranno accertate dalla magistratura, ma sul piano istituzionale, invece, resta una domanda che oggi attende ancora una risposta. I cittadini di Sorrento possono sentirsi pienamente tutelati nella gestione dei propri dati e dei propri rapporti con il Comune?
È probabilmente questo il banco di prova più difficile per la nuova amministrazione. – Il rilancio di Sorrento non dipenderà soltanto dalla capacità di promuovere sviluppo, turismo e competitività, ma, prima ancora, dalla ricostruzione della fiducia dei cittadini nella macchina comunale e nella sua capacità di operare con trasparenza, imparzialità e nel pieno rispetto della legalità.
Solo quando ogni cittadino avrà la certezza che legalità, riservatezza, imparzialità e trasparenza siano tornate a rappresentare la regola quotidiana dell’azione amministrativa, si potrà davvero affermare che la stagione descritta dalla Commissione d’accesso appartiene definitivamente al passato.
Fino ad allora, la domanda resterà inevitabilmente aperta. E con essa anche la responsabilità, per chi oggi governa il Comune, di dimostrare con i fatti che il cambiamento non riguarda soltanto i nomi degli amministratori, ma il modo stesso in cui l’istituzione opera ogni giorno al servizio dei cittadini. – 30 giugno 2026

















