La denuncia di una cittadina di Vico Equense riporta al centro il caso degli accessi sbarrati alle spiagge pubbliche. Tra ordinanze, custodi senza identificazione e controlli che non arrivano, il diritto al mare rischia di trasformarsi, ogni estate, in un privilegio anziché in un bene comune
Penisola sorrentina – C’è un’estate che si racconta con il profumo della salsedine, le spiagge affollate e il tramonto sul mare. Poi ce n’è un’altra, sempre più frequente in Penisola sorrentina, fatta di cancelli chiusi, accessi sbarrati e cittadini respinti da quello che, per legge e per principio, dovrebbe appartenere a tutti. È il fenomeno del “mare negato“, una deriva che negli ultimi anni sembra essersi trasformata in una preoccupante consuetudine. Tratti interi di demanio marittimo diventano di fatto inaccessibili, mentre residenti e turisti si ritrovano davanti a cancelli chiusi, spesso senza comprendere chi abbia realmente il potere di impedirne il passaggio. – L’ultimo episodio, riportato qualche giorno fa dal blog di informazione, “Vico Equense on Line” arriva da Marina di Seiano, a Vico Equense, e rappresenta probabilmente una delle manifestazioni più emblematiche di questa situazione.
Angela Esposito, residente a Vico Equense, dopo una giornata di lavoro decide di raggiungere la spiaggia del Pezzolo insieme al figlio e al proprio cane per un bagno al tramonto. Un gesto semplice, ordinario, che dovrebbe rientrare nella normalità di chi vive in una località di mare. Alle 20, però, trova il cancello chiuso. Secondo quanto denunciato formalmente dalla cittadina, un uomo, privo di divisa e di qualsiasi tesserino identificativo, le avrebbe impedito l’accesso alla spiaggia intimandole di allontanarsi perché “autorizzato da un certo Mariolino”. Non solo. Dall’acqua sarebbe stata fatta uscire anche una famiglia di turisti stranieri, increduli e visibilmente disorientati, senza ricevere alcuna spiegazione plausibile.
Una scena che racconta molto più di una semplice discussione su un cancello. Racconta la progressiva privatizzazione di ciò che resta pubblico. Racconta l’idea, ormai diffusasi in molti angoli della costa sorrentina, secondo cui il demanio marittimo possa essere gestito come se fosse proprietà esclusiva di qualcuno. – Ma l’aspetto forse più inquietante della vicenda è un altro.
Nel momento in cui Angela Esposito prova a chiedere aiuto alle istituzioni, contattando Polizia Municipale e Carabinieri, nessuno risponde. Le telefonate restano senza esito, circostanza che la stessa cittadina documenta allegando gli screenshot delle chiamate alla denuncia protocollata presso il Comune. Un silenzio che pesa più del cancello, se il cittadino non trova tutela nemmeno nelle autorità chiamate a garantire il rispetto della legge, il rischio è che l’arbitrio finisca per sostituirsi al diritto.
La vicenda assume contorni ancora più paradossali se si considera che, poco dopo, la donna raggiunge la vicina spiaggia delle Calcare, dove gli accessi vengono chiusi soltanto all’una di notte. Quindi, due spiagge, pochi metri di distanza, due regole completamente diverse. Una disparità difficile da comprendere e ancora più difficile da giustificare.
Negli anni le amministrazioni locali hanno motivato ordinanze e limitazioni con la necessità di contrastare bivacchi, schiamazzi, degrado e malamovida. Esigenze certamente comprensibili. Ma ogni provvedimento amministrativo dovrebbe rispettare un principio fondamentale, quello di limitare gli abusi senza comprimere i diritti della collettività. Quando invece il risultato è impedire a cittadini e turisti di fare un semplice bagno serale in un tratto di demanio pubblico, allora è inevitabile domandarsi se non si sia oltrepassato il confine tra tutela dell’ordine pubblico e negazione di un diritto. Il mare, per definizione, non appartiene ai privati e il demanio marittimo è un bene pubblico, appartenente allo Stato e destinato alla fruizione collettiva. Le concessioni balneari attribuiscono specifici diritti di gestione, ma non possono trasformarsi nella percezione di una proprietà esclusiva né autorizzare comportamenti arbitrari o discriminatori nei confronti dei cittadini.
Il caso di Angela Esposito va ben oltre una vicenda personale. È il simbolo di un problema che riguarda tutti, il progressivo arretramento del diritto al mare libero, soffocato da cancelli, lucchetti e divieti sempre più difficili da comprendere. Chi controlla davvero il demanio pubblico? Chi verifica la legittimità di queste chiusure? E, soprattutto, chi tutela il diritto dei cittadini ad accedere a un bene che appartiene a tutti? – Nel suo esposto Angela Esposito scrive una frase che merita di essere ascoltata: “L’ordinanza è uno strumento nelle facoltà del Sindaco per tutelare la collettività e non i singoli o i privati”. Finché queste domande resteranno senza risposte, il “mare negato” continuerà a rappresentare una delle pagine più amare delle estati in Penisola Sorrentina. – 29 giugno 2026
Fonte, Vico Equense on Line – F

















