Residenti e operatori turistici continuano a denunciare esalazioni nauseabonde lungo i rivoli collinari. Cresce l’auspicio che la nuova amministrazione riesca finalmente a fare chiarezza su una criticità che incide sulla qualità della vita e sull’immagine turistica della città
Sorrento – La città continua a essere raccontata al mondo come la perla della Costiera, terra di agrumeti profumati, terrazze affacciate sul mare e panorami che da oltre un secolo affascinano viaggiatori provenienti da ogni angolo del pianeta. Accanto a questa immagine da cartolina, però, esiste una realtà ben diversa che da anni si ripresenta ogni estate senza trovare una soluzione definitiva. – Si tratta del persistente fetore che, soprattutto nelle prime ore del mattino e in quelle serali, torna periodicamente ad avvolgere diversi tratti della zona collinare sorrentina, in particolare lungo i rivoli e i piccoli corsi d’acqua che attraversano il territorio. Un odore acre e sgradevole, talvolta insopportabile, che residenti e visitatori continuano a percepire e segnalare.
A distanza di anni dalle prime denunce pubbliche, il fenomeno resta ancora privo di una risposta chiara e definitiva, alimentando il malcontento e le legittime domande di una comunità che chiede di conoscere le cause di una problematica tanto evidente quanto irrisolta. Una criticità che non incide soltanto sulla qualità della vita dei residenti, ma che rischia di compromettere anche l’immagine di una città e del suo territorio che fonda gran parte della propria economia sull’accoglienza e sul turismo di qualità.
Sorrento è infatti una delle destinazioni più conosciute del Mediterraneo. Ogni anno milioni di visitatori la scelgono attratti dalla sua bellezza paesaggistica, dal mare e da quell’immagine di eccellenza che istituzioni e operatori del settore promuovono sui mercati internazionali. Dietro questa immagine, tuttavia, permane una problematica ambientale che continua a riaffiorare con inquietante regolarità. – La questione non riguarda soltanto la presenza di odori sgradevoli. Il nodo centrale è comprendere l’origine di un fenomeno che si manifesta in prossimità di corsi d’acqua, valloni e canali di deflusso. Cause che richiedono verifiche tecniche approfondite, ma soprattutto trasparenti e accessibili alla cittadinanza.
In questo contesto, appare inevitabile richiamare le responsabilità e le competenze dei diversi enti coinvolti. Il Comune è chiamato a tutelare la salute pubblica e il territorio, promuovendo verifiche e coordinando le attività di controllo. Gori, quale gestore del servizio idrico integrato, ha il compito di garantire il corretto funzionamento delle reti fognarie e di individuare eventuali anomalie o allacci irregolari. ARPAC dispone delle competenze tecniche necessarie per effettuare monitoraggi ambientali e analisi delle acque, mentre l‘ASL è responsabile degli aspetti sanitari eventualmente collegati al fenomeno. A questi si aggiungono la Città Metropolitana e gli altri enti sovracomunali, chiamati a svolgere attività di coordinamento e tutela ambientale su scala più ampia.
La sensazione diffusa tra molti cittadini è che negli ultimi anni si sia parlato molto di sostenibilità, tutela del mare e transizione ecologica, senza che a questo specifico problema sia stata fornita una risposta concreta e verificabile. Eppure il tema non può essere considerato marginale. Tutto ciò che accade a monte ha inevitabili ripercussioni a valle e, se esistono criticità lungo i rivoli collinari, queste riguardano direttamente la qualità ambientale complessiva del territorio e, in prospettiva, anche la tutela del mare.
Negli anni si sono susseguiti tavoli tecnici, incontri istituzionali e progetti dedicati alla salvaguardia ambientale della Penisola Sorrentina. Iniziative certamente importanti, che rischiano però di apparire insufficienti se problematiche percepite quotidianamente dalla popolazione continuano a ripresentarsi senza evidenti miglioramenti. Per tale motivo sarebbe opportuno rendere pubblici i dati relativi ai controlli effettuati negli ultimi anni, ovvero: quante verifiche sono state eseguite lungo i rivoli; quanti scarichi sono stati censiti; quanti allacci irregolari sono stati individuati e se sono state elevate sanzioni; se sono stati effettuati campionamenti delle acque e se esiste una mappatura aggiornata delle criticità presenti sul territorio. Quesiti legittimi circa i quali i cittadini hanno il diritto di ricevere risposte chiare e documentate.
Purtroppo,ciò che oggi sorprende maggiormente è il rischio di una progressiva normalizzazione del problema. Quando una criticità si trascina per anni senza soluzioni evidenti, si finisce per considerarla quasi inevitabile. E invece non dovrebbe essere così. Non è normale che in una delle principali destinazioni turistiche del Mediterraneo residenti e visitatori debbano convivere con esalazioni che richiamano problematiche ambientali ancora irrisolte.
L’insediamento della nuova amministrazione guidata dal sindaco Corrado Fattorusso potrebbe rappresentare un’occasione importante per affrontare la questione con un approccio nuovo e più incisivo. Nessuno può essere chiamato a rispondere di problematiche stratificatesi nel corso degli anni, ma ogni nuova amministrazione ha il dovere e l’opportunità di imprimere una svolta. La comunità si aspetta segnali concreti, come un piano straordinario di monitoraggio ambientale, il censimento degli scarichi presenti lungo i valloni, controlli coordinati con Gori, ARPAC e ASL, oltre alla pubblicazione periodica dei risultati delle verifiche effettuate. Un’operazione di trasparenza che consentirebbe di distinguere i fatti dalle supposizioni e di restituire fiducia ai cittadini.
Sorrento merita di essere celebrata per la sua storia, il suo paesaggio e la sua straordinaria vocazione turistica. Proprio per questo non può permettersi di ignorare fenomeni che rischiano di compromettere la qualità della vita dei residenti e l’immagine di un territorio che dell’eccellenza ha fatto la propria principale risorsa. Le fragranze degli agrumeti cantate da poeti e musicisti appartengono alla memoria e all’identità di questa terra. Il persistente odore che ancora oggi si avverte lungo alcuni rivoli collinari appartiene invece all’attualità, e fino a quando non ne saranno accertate e rimosse le cause, continuerà a rappresentare una ferita aperta che nessuna campagna promozionale potrà cancellare. – 16 giugno 2026

















