Mentre la stampa locale rincorre il candidato dato per favorito e cerca nuovi equilibri di interessi in vista del voto, il post del giornalista d’inchiesta Vincenzo Iurillo riporta l’attenzione su anni di intimidazioni, ricatti e campagne diffamatorie che, secondo quanto emerso nelle indagini e nelle relazioni ministeriali, avrebbero tenuto in scacco la città di Sorrento nel silenzio di gran parte dell’informazione.

Nel suo post, Iurillo parla apertamente di tre recenti ordinanze del TAR sfavorevoli a un soggetto definito nella relazione della commissione d’accesso come un “pregiudicato picchiatore”, indicato dagli ispettori ministeriali come figura centrale in un sistema di pressioni intimidatorie rivolte agli uffici pubblici e alla politica locale. Secondo quanto riportato dal giornalista, proprio tali dinamiche avrebbero contribuito alla proposta di scioglimento del Comune per infiltrazioni malavitose.
Nella relazione citata da Iurillo, infatti, si farebbe riferimento anche a una rete di “buona stampa”, capace di rilanciare determinate azioni presentandole come iniziative di legalità, contribuendo così a costruire consenso e protezione attorno a comportamenti che gli organi dello Stato hanno hanno invece ritenuto gravissimi. Un quadro inquietante, che si intreccia con anni di denunce, campagne mediatiche aggressive, fughe di documenti e presunte talpe negli uffici comunali.
Eppure, nonostante la rilevanza politica e sociale della notizia,divulgata da Iurillo, il silenzio della stampa locale, quella “affidabile”, quella “credibile”,è stato pressoché totale. Un atteggiamento che ancora una volta pone l’attenzione sul ruolodella stampa locale.
Un’assenza che inevitabilmente pone interrogativi profondi sul ruolo dell’informazione in un territorio che prova a rialzarsi dopo una delle stagioni più controverse della propria storia recente. In tale contesto, se è vero che la magistratura continua a fare il proprio corso, è altrettanto vero che una comunità può davvero cambiare solo quando chi racconta il potere smette di avere timore di farlo. Il punto non è soltanto giudiziario, ma bensì culturale e civile.
Per anni, secondo molti osservatori, nella città si sarebbe consolidato un clima nel quale il timore di essere esposti pubblicamente, diffamati o bersagliati mediaticamente avrebbe finito per scoraggiare critiche, approfondimenti e persino semplici prese di posizione. Un meccanismo che, pur senza configurare automaticamente fenomeni di criminalità organizzata, rischia comunque di produrre effetti molto simili, come isolamento, omertà, condizionamento della vita pubblica. Ed è proprio qui che il ragionamento diventa inevitabilmente più ampio.
Quando una stampa locale rinuncia a indagare, evita sistematicamente alcuni temi o decide di ignorare notizie di evidente interesse pubblico, si apre un vuoto pericoloso. Un vuoto che favorisce il consolidarsi di sistemi di potere fondati sulla paura, sull’arroganza e sul ricatto morale. Non serve necessariamente la violenza esplicita, ma basta il timore costante di finire nel mirino sbagliato per alterare il normale funzionamento di una comunità democratica.
Per questo il post di Iurillo, per quanto ci riguarda, assume oggi un valore che va oltre la singola vicenda urbanistica o giudiziaria. È un richiamo alla responsabilità collettiva. Alla necessità di non cancellare troppo in fretta quanto accaduto e di costruire finalmente una stagione nuova per Sorrento. Una stagione fondata sulla trasparenza, sul coraggio civile ma soprattutto su un’informazione realmente libera, capace di raccontare i fatti senza piegarsi a timori o convenienze. Diversamente, ogni promessa di rinnovamento rischia di ridursi a semplice propaganda, perché una città e la sua comunità non possono dirsi realmente libere finché il silenzio continua ad avere più forza della verità. – 16 maggio 2026
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