Funivia del Monte Faito, per la Procura “Tragedia evitabile, determinante l’errore umano”

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Manutenzione carente e controlli insufficienti per la Magistratura il disastro poteva essere evitato

A un anno dalla tragedia della funivia del Monte Faito, che costò la vita a quattro persone e il ferimento di una quinta, emergono con maggiore chiarezza le responsabilità dietro l’incidente. Secondo la Procura di Torre Annunziata, non furono le condizioni meteorologiche estreme a provocare il crollo della cabina, bensì un errore umano legato a gravi carenze nella manutenzione e nei controlli.

A fare il punto è stato il Procuratore Capo Nunzio Fragliasso nel corso di una conferenza stampa, in cui ha definito il disastro “evitabile”. Il riferimento è alla necessità di rafforzare le attività di prevenzione: “I controlli devono essere effettivi, periodici e svolti con oculatezza”, ha sottolineato, indicando chiaramente come l’incuria abbia avuto un ruolo determinante. – Il giorno precedente all’incidente, raffiche di vento avevano superato i 100 chilometri orari, ma secondo gli inquirenti questo elemento non sarebbe stato la causa diretta della caduta della cabina numero due. Le indagini si sono invece concentrate su eventuali omissioni e responsabilità nella gestione dell’impianto.

Le operazioni investigative si sono rivelate fin da subito particolarmente complesse. La cabina precipitata era rimasta sospesa lungo il fianco della montagna, trattenuta da alcuni alberi su una parete quasi verticale, a circa 40 metri dalla strada. Una condizione che ha reso estremamente difficili le attività di recupero e di analisi dei reperti. – I numeri dell’inchiesta restituiscono la portata del lavoro svolto, 26 gli indagati, affiancati da 29 avvocati difensori; 24 le persone offese, tra cui il sopravvissuto e i familiari delle vittime. Sul piano tecnico, sono stati coinvolti numerosi esperti tra periti e consulenti, mentre l’area delle indagini si è estesa per circa dieci ettari.

Imponente anche lo sforzo dei soccorsi, i vigili del fuoco hanno effettuato 158 interventi, impiegando complessivamente 1.370 uomini per il recupero della cabina e di altri elementi strutturali, oltre che per la messa in sicurezza dell’area. A questo si aggiungono oltre cento sopralluoghi della polizia e circa ottanta della polizia scientifica, per un totale di quasi 150 giorni di lavoro e circa 600 operatori coinvolti.

Il recupero completo della cabina, del carrello e del traliccio di collegamento ha richiesto tre mesi, tra agosto e dicembre 2025. Nel corso delle operazioni sono stati catalogati 44 reperti, fondamentali per ricostruire la dinamica dell’incidente. – A distanza di un anno, dunque, la tragedia del Monte Faito si configura sempre più come un caso emblematico di come la mancanza di controlli adeguati possa trasformarsi in una catastrofe. Un monito, come ha ribadito il procuratore, affinché episodi simili non si ripetano. – 18 aprile 2026

Fonte e foto Ansa
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