Via libera del Parlamento europeo alla direttiva anticorruzione,possibile revisione della riforma italiana sull’abuso d’ufficio, mentre si accende il confronto politico
Approvato con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astensioni, via libera del Parlamento europeo alla prima direttiva anticorruzione nella storia dell’Unione. Un provvedimento che rischia di avere effetti immediati anche sull’Italia, riaprendo il dibattito sull’abolizione del reato di abuso d’ufficio voluta dal governo nel 2024. – Il punto centrale è chiaro: “l’abuso d’ufficio, se grave, deve essere considerato reato”. A evidenziarlo, è stata la relatrice del testo, Raquel García Hermida, spiegando che gli Stati membri dovranno adeguarsi introducendo norme che puniscano le violazioni più gravi commesse da funzionari pubblici.
Inutile sottolinearlo, la nuova direttiva tocca direttamente una delle riforme più controverse del governo guidato da Giorgia Meloni come appunto la cancellazione del reato di abuso d’ufficio prevista dal cosiddetto “Ddl Nordio”. – Secondo il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia, il recepimento della direttiva potrebbe rappresentare l’occasione per “colmare i vuoti di tutela” creati dalla riforma italiana. Ma il via libera europeo arriva in un momento politicamente delicato come il risultato dato dagli italiani al referendum sulla giustizia e ha immediatamente acceso il confronto tra maggioranza e opposizione.
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, parla di “un’altra batosta per il governo”. Sulla stessa linea il Partito Democratico, con Debora Serracchiani e Federico Gianassi, che definiscono la riforma “un boomerang” e chiedono chiarimenti in Parlamento. Critico anche Nicola Fratoianni, che parla di “ceffone al governo”. Di tutt’altro avviso la maggioranza. Fratelli d’Italia, insieme a Lega e Forza Italia, sostiene che non esiste un obbligo automatico di reintrodurre il reato.
Al centro della disputa c’è l’articolo 7 della direttiva, che impone agli Stati di punire “violazioni gravi della legge” da parte di funzionari pubblici, ma lascia un certo margine di discrezionalità sulle modalità. Secondo fonti di governo, la formulazione finale, frutto di un compromesso tra i Paesi UE, consentirebbe all’Italia di adattarsi senza necessariamente ripristinare l’abuso d’ufficio nella forma precedente. Il Ministero della Giustizia starebbe già valutando i possibili margini interpretativi per capire come recepire la norma.
La questione potrebbe presto arrivare anche davanti alla Corte Costituzionale. Il suo presidente, Giovanni Amoroso, ha sottolineato che eventuali cambiamenti del quadro normativo europeo potrebbero richiedere nuove verifiche di compatibilità con la Costituzione. – Intanto, a livello europeo, la direttiva è stata accolta con soddisfazione. La presidente del Parlamento UE, Roberta Metsola, ha parlato di “promessa mantenuta”. – Il testo prevede, tra le altre cose, un rafforzamento della cooperazione tra autorità nazionali e organismi europei come OLAF, Procura europea, Europol ed Eurojust. – 28 marzo 2026

















