Le indagini stanno delineando una rete di interessi e complicità che tocca anche aziende e attività economiche operanti tra Piano di Sorrento e Massa Lubrense, un territorio troppo spesso dipinto come immune dalle logiche e dai condizionamenti della criminalità organizzata.
Castellammare di Stabia – L’inchiesta che ha travolto la Juve Stabia, sfociata nei giorni scorsi nell’amministrazione giudiziaria della società calcistica, apre scenari inquietanti che superano i confini di Castellammare di Stabia e arrivano fino al cuore della Penisola Sorrentina. Le indagini della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli stanno infatti delineando una rete di interessi e complicità che tocca anche aziende e attività economiche operanti tra Piano di Sorrento e Massa Lubrense, un territorio troppo spesso dipinto come immune dalle logiche e dai condizionamenti della criminalità organizzata. – La società sportiva stabiese è finita nel mirino degli inquirenti per l’affidamento di servizi esternalizzati a ditte sospettate di essere controllate o influenzate dalla criminalità organizzata. Per questo motivo, la magistratura ha disposto la nomina di due commissari straordinari, che avranno il compito di garantire una gestione trasparente del club almeno per il prossimo anno, nell’obiettivo di recidere ogni possibile infiltrazione camorristica nel tessuto sportivo ed economico legato alla squadra.
Le interdittive e le revoche delle licenze – Sono undici le ditte colpite dai provvedimenti di revoca delle autorizzazioni amministrative. Tra queste, due società di security con sede a Piano di Sorrento e uno stabilimento balneare nella zona di Marina della Lobra, a Massa Lubrense. I provvedimenti, predisposti dagli uffici comunali competenti su impulso del SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive), sono arrivati dopo le interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Napoli, che hanno evidenziato collegamenti diretti o indiretti con ambienti camorristici. Secondo gli accertamenti della Questura, alcune di queste imprese sarebbero state gestite da prestanome o persone vicine ai clan locali, impiegando in diversi casi soggetti pregiudicati o contigui alle cosche.
Un fenomeno che travalica i confini di Castellammare – Il coinvolgimento di attività economiche della Penisola Sorrentina nell’inchiesta segna un punto di svolta nel modo di guardare al territorio. – Per anni, numerosi esponenti politici e amministratori locali hanno sostenuto la piena estraneità della costiera sorrentina al fenomeno camorristico, descrivendo la zona come “isola felice” rispetto alle aree più colpite del napoletano. Tuttavia, i dati investigativi raccontano una realtà diversa: la camorra non si ferma ai confini amministrativi, ma segue i flussi di denaro e investe dove può trarre profitto, soprattutto nei settori turistici, balneari e della sicurezza privata. – L’inchiesta Juve Stabia rappresenta quindi un campanello d’allarme per tutta la Penisola Sorrentina, un territorio che non può più considerarsi estraneo o immune alle logiche della criminalità organizzata.
Negare o minimizzare il problema, come spesso è accaduto nel passato recente, rischia solo di favorire un silenzioso radicamento economico e culturale delle mafie.
Serve invece una presa di coscienza collettiva, fatta di controlli più serrati, trasparenza amministrativa e soprattutto di un rinnovato impegno civico da parte delle istituzioni, degli imprenditori e dei cittadini. – 26 ottobre 2025

















