Il noto giornalista d’inchiesta, Vincenzo Iurillo riporta le recenti dichiarazioni rilasciate dall’ex sindaco. Secondo il quale il “sistema Sorrento” era degli imprenditori, respingendo l’idea di un “sistema personale” in cui fosse lui a guidare in modo diretto le dinamiche corruttive. Forse un tentativo di spostare altrove l’origine del rapporto illecito. Il ruolo fondamentale della comunicazione e il condizionamento del dibattito pubblico
Sorrento – L’ articolo pubblicato in questi giorni da Il Fatto Quotidiano, a firma del noto giornalista d’inchiesta Vincenzo Iurillo, circa gli ultimi sviluppi della vicenda giudiziaria, meglio conosciuta come “Sistema Sorrento” che da vari mesi continua a suscitare l’attenzione della comunità sorrentina e dove si evidenziano le dichiarazioni rilasciate dall’ex sindaco di Sorrento, Massimo Coppola, in relazione al vasto sistema corruttivo che gli viene contestato, oltre a destare come al solito molto interesse, necessiterebbe da parte della cittadinanza una serie di riflessioni e approfondimenti.
Secondo quanto emerge, Coppola afferma che non sia stato lui a cercare gli imprenditori, ma che fossero gli imprenditori stessi a “venirgli incontro” per instaurare rapporti con l’amministrazione comunale. Una ricostruzione che gli inquirenti stanno valutando con attenzione,con riscontri e accertamenti.

Alla luce di tali affermazioni, come riportate da Iurillo e dagli elementi noti dell’inchiesta, emergono alcune criticità nella difesa dell’ex sindaco. E’ evidente che Coppola cerca di spostare il baricentro verso gli imprenditori, dicendo che fossero “loro a cercare lui”. Ma l’inchiesta mostra che molti passaggi, come l’uso di “canarini” (SIM intestate a extracomunitari), il calcolo di percentuali (6‑7%, con punte fino al 10%) e l’“incasso in flagranza”, suggeriscono una regia attiva da parte sua. Non solo, in un’altra inchiesta de Il Fatto Quotidiano è segnalato che, durante la perquisizione nell’ufficio comunale di Coppola, è stato ritrovato un documento che avrebbe potuto essere un dossier contro l’avvocato comunale incaricato dell’anticorruzione, Donatangelo Cancelmo. Un dossier che, se confermato, verrebbe interpretato come un tentativo di neutralizzare chi stava compiendo controlli interni sull’amministrazione. Se queste carte erano in possesso del sindaco, ciò potrebbe indicare iniziative proattive per condizionare o intimidire chi stava lavorando alla regolarità amministrativa. Inoltre, l’inchiesta individua decine di appalti sotto esame (fino a 36) con importi ingenti, procedure manomesse, fondi PNRR, relazioni consolidate con “imprenditori rodati”, modalità di comunicazione criptata. Tutto ciò rende difficile limitare la questione all’episodio di flagranza.


Il Fatto Quotidiano ricostruisce anche come Coppola, mediante l’amministrazione comunale, abbia distribuito, in anni recenti, fondi, incarichi, affidamenti nell’ambito della comunicazione e promozione (il “brand Sorrento”) verso giornali locali e nazionali. Una “intervista” del 2022 ,intitolata “Il modello Sorrento che stupisce”, sarebbe stata acquistata dal Comune per oltre 16.000 euro, pagando una testata nazionale, ma senza che l’editore indicasse chiaramente che fosse un redazionale (ovvero un contenuto sponsorizzato). Il Comune avrebbe assegnato cifre anche a gruppi editoriali locali, con riduzioni di investimenti in settori sociali indispensabili per la comunità, come i servizi mensa. Una discrepanza che suscita interrogativi sulla priorità degli stanziamenti. Questi elementi mostrano non solo il versante “pubblico” delle relazioni tra politica e media nel Comune, ma suggeriscono anche che alcune operazioni editoriali fossero strumentali all’immagine del sindaco, al consolidamento del consenso e forse all’attutire critiche. Tali elementi sono significativi perché, se le indagini lo confermeranno, mostrerebbero un doppio uso della comunicazione, ovvero: da un lato promozione, dall’altro freno alle critiche, con una mediazione interna che potrebbe aver facilitato il sistema illecito. Il Fatto Quotidiano evidenzia proprio il ruolo di Francesco Di Maio, una figura chiave nello staff del sindaco e diretto protagonista nelle indagini. A suo tempo, Di Maio avrebbe affermato che Coppola lo aveva incluso nello staff proprio per “zittirlo”, cioè per evitare che il suo settimanale producesse articoli critici nei confronti dell’amministrazione. Il fatto che il settimanale Agorà, diretto da Di Maio, e vicino a Coppola, abbia cessato le pubblicazioni subito dopo gli arresti è un elemento che può essere interpretato come implicito riconoscimento della compromissione dell’attività editoriale.
Un aspetto cruciale della vicenda, su cui i cittadini sono chiamati a mantenere alta l’attenzione, riguarda l’affidabilità di certe dichiarazioni. Pur non essendo ancora sottoposto a un procedimento giudiziario, l’ex primo cittadino è protagonista di apparizioni mediatiche che rischiano di condizionare il dibattito pubblico. Le parole pubbliche, di chi è accusato, non hanno un peso processuale ma possono influenzare in modo rilevante l’opinione pubblica. Nella fase intermedia tra l’accusa e una eventuale condanna, dichiarazioni come “me l’hanno trovata addosso” o “mi hanno incastrato” rischiano di consolidare versioni distorte della realtà. Il cittadino, che si sente già vittima di un sistema corrotto, si trova ora anche a dover digerire giustificazioni magari studiate a tavolino. Il pericolo è che, oltre ai danni già subiti, i cittadini siano costretti a subire anche una narrazione alternativa che tenta di rimettere in discussione una percezione ormai chiara: quella di un sistema profondamente inquinato. – In questa fase , come tra l’altro sempre, è un dovere civico pretendere trasparenza. Gli atti, le motivazioni delle indagini, le intercettazioni e i documenti devono essere resi accessibili, affinché i cittadini possano farsi un’opinione basata su fatti, non su narrazioni. In questo senso, è auspicabile che le istituzioni locali e soprattutto i media indipendenti, facciano da contrappeso alle ricostruzioni autoassolutorie, contrastando attivamente ogni tentativo di depistaggio dell’opinione pubblica e mantenendo alta la pressione civile.
Ora spetta alla Magistratura verificare la solidità delle versioni emerse, incrociando documenti e testimonianze. Le rivelazioni più recenti che proverebbero a ribaltare l’immagine di un politico regista del “Sistema Sorrento” in quella di un amministratore “incastrato” in un meccanismo già esistente, aggiungono nuove sfumature a un’inchiesta che punta a ricostruire, con rigore, ogni dettaglio degli ultimi anni della vita pubblica sorrentina. – 01 ottobre 2025



















