“Sistema Sorrento” le confessioni (parziali) dell’ex sindaco Coppola, tra giustificazioni contraddizioni e il rischio di una narrazione alternativa

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Il noto giornalista d’inchiesta, Vincenzo Iurillo riporta le recenti dichiarazioni rilasciate dall’ex sindaco. Secondo il quale  il “sistema Sorrento” era degli imprenditori, respingendo l’idea di un “sistema personale” in cui fosse lui a guidare in modo diretto le dinamiche corruttive. Forse un tentativo  di spostare altrove l’origine del rapporto illecito. Il ruolo fondamentale della comunicazione e il condizionamento del dibattito pubblico

Sorrento – L’ articolo pubblicato in questi giorni da Il Fatto Quotidiano, a firma del noto giornalista d’inchiesta Vincenzo Iurillo, circa gli ultimi sviluppi della vicenda giudiziaria, meglio conosciuta come “Sistema Sorrento” che da vari mesi continua a suscitare l’attenzione della comunità sorrentina e dove si evidenziano le dichiarazioni rilasciate dall’ex sindaco di Sorrento, Massimo Coppola, in relazione al vasto sistema corruttivo che gli viene contestato, oltre a destare come al solito molto interesse,  necessiterebbe da parte della cittadinanza  una serie di riflessioni e approfondimenti.

Secondo quanto emerge, Coppola afferma che non sia stato lui a cercare gli imprenditori, ma che fossero gli imprenditori stessi avenirgli incontro” per instaurare rapporti con l’amministrazione comunale. Una ricostruzione che gli inquirenti stanno valutando con attenzione,con riscontri e accertamenti. L’ex primo cittadino,nel frattempo agli arresti domiciliari fuori Regione, sostiene inoltre di essere stato “incastrato” da un imprenditore al quale non aveva assecondato una richiesta, insinuando l’esistenza di un contenzioso privato che si sarebbe poi tramutato in denuncia.  – Respingendo, in tal modo,  l’idea di un “sistema personale” in cui fosse lui a guidare direttamente le dinamiche corruttive e spostare  l’origine del rapporto illecito sugli stessi imprenditori.  Affermazioni, quelle dell’ex sindaco e riportate da Iurillo, che  mirano evidentemente a ridurre la gravità dell’accusa, ovvero, non un regista del sistema, ma piuttosto una figura coinvolta che,a questo punto, cerca di circoscrivere la propria responsabilità.

Le dichiarazioni di Coppola si fermano all’episodio specifico, la mazzetta da 6.000 euro durante una cena, cercando di chiarire che si tratti di un caso isolato o una provocazione da parte dell’imprenditore. Quell’appalto ricalcava esattamente un precedente già aggiudicato dallo stesso imprenditore durante un’altra amministrazione, con un’unica variazione per adeguarsi alla normativa vigente. La versione dell’ex sindaco riguarderebbe anche la motivazione che avrebbe indotto l’imprenditore a collaborare con gli inquirenti. Coppola avrebbe attribuito il tutto ad una “delusione”, ovvero il rifiuto dell’amministrazione a consentire la realizzazione di una buvette nell’area dell’ex eliporto Le Tore.  Lo scenario complessivo, in ogni caso, non sarebbe nato in Municipio ma affonderebbe le radici nel mondo dell’imprenditoria. Una rete che, secondo l’ex primo cittadino, sarebbe stata già conosciuta anche fuori Sorrento. Racconta infatti essere stato messo in guardia da un collega sindaco, che aveva rifiutato un imprenditore presentatosi con una busta di denaro.

Alla luce di tali affermazioni, come riportate da Iurillo e dagli elementi noti dell’inchiesta, emergono alcune criticità nella difesa dell’ex sindaco. E’ evidente che Coppola cerca di spostare il baricentro verso gli imprenditori, dicendo che fossero “loro a cercare lui”.  Ma l’inchiesta mostra che molti passaggi, come l’uso di “canarini” (SIM intestate a extracomunitari), il calcolo di percentuali (6‑7%, con punte fino al 10%) e l’“incasso in flagranza”, suggeriscono una regia attiva da parte sua. Non solo, in un’altra inchiesta de Il Fatto Quotidiano è segnalato che, durante la perquisizione nell’ufficio comunale di Coppola, è stato ritrovato un documento che avrebbe potuto essere un dossier contro l’avvocato comunale incaricato dell’anticorruzione, Donatangelo Cancelmo. Un dossier che, se confermato, verrebbe interpretato come un tentativo di neutralizzare chi stava compiendo controlli interni sull’amministrazione. Se queste carte erano in possesso del sindaco, ciò potrebbe indicare iniziative proattive per condizionare o intimidire chi stava lavorando alla regolarità amministrativa. Inoltre, l’inchiesta individua decine di appalti sotto esame (fino a 36) con importi ingenti, procedure manomesse, fondi PNRR, relazioni consolidate con “imprenditori rodati”, modalità di comunicazione criptata. Tutto ciò rende difficile limitare la questione all’episodio di flagranza.

Inoltre, l’uso del termine “intervista” nel discorso riportato da Iurillo come codice per una trattativa corruttiva è un fatto che sorprende e se confermato, testimonia che gli attori coinvolti erano consapevoli di dover “mascherare” le trattative e che già operavano in un registro occultato. Ciò non depone a favore dell’ipotesi di “errori occasionali”, ma piuttosto di un modus operandi. L’inchiesta segnala che quando Coppola e Fracesco Di Maio ,lo staffista/giornalista ,titolare del settimanale Agorà e al momento agli arresti domiciliari, dovevano incontrare un imprenditore “da pelare” (così viene detto nell’articolo), utilizzavano come pretesto la discussione di un’“intervista”, come se fosse un linguaggio codificato per trattative. Secondo quanto riportato,trova conferma che nella trattativa con un’ imprenditore, i colloqui erano condotti con riferimento a un’“intervista” come maschera per accordi corruttivi.

Infine, la giustificazione circa  le somme che nel tempo sarebbero state incassate, poi finite al centro dell’inchiesta e che secondo Coppola, sarebbero servite per fronteggiare il ricorso sull’ineleggibilità di un candidato sindaco che avrebbe potuto far decadere l’amministrazione e  per affrontare la campagna elettorale del 2026 e pertanto  non da individuare come un arrichimento personale. Tale punto potrebbe essere smentito dalle  dichiarazioni rilasciate a suo tempo da Danilo Amitrano, rappresentate legale dell’Associazione culturale La Fenice, che dicono ben altro.   Secondo l’accusa, l’associazione era in realtà un “bancomat personale” del sindaco, e Amitrano solo un prestanome. «Coppola aveva la carta collegata al conto dell’associazione», si legge negli atti. Con quella carta avrebbe pagato viaggi, beni di lusso, cravatte e vacanze in resort, anche in compagnia di Raffaele Guida “il sensitivo”.

 Il Fatto Quotidiano ricostruisce anche come Coppola, mediante l’amministrazione comunale, abbia distribuito, in anni recenti, fondi, incarichi, affidamenti nell’ambito della comunicazione e promozione (il “brand Sorrento”) verso giornali locali e nazionali.  Una “intervista” del 2022 ,intitolata “Il modello Sorrento che stupisce”, sarebbe stata acquistata dal Comune per oltre 16.000 euro, pagando una testata nazionale, ma senza che l’editore indicasse chiaramente che fosse un redazionale (ovvero un contenuto sponsorizzato). Il Comune avrebbe assegnato cifre anche a gruppi editoriali locali, con riduzioni di investimenti in settori sociali indispensabili per la comunità, come i servizi mensa. Una discrepanza che suscita interrogativi sulla priorità degli stanziamenti.  Questi elementi mostrano non solo il versante “pubblico” delle relazioni tra politica e media nel Comune, ma suggeriscono anche che alcune operazioni editoriali fossero strumentali all’immagine del sindaco, al consolidamento del consenso e forse all’attutire critiche. Tali elementi sono  significativi perché, se le indagini lo confermeranno, mostrerebbero un doppio uso della comunicazione, ovvero: da un lato promozione, dall’altro freno alle critiche, con una mediazione interna che potrebbe aver facilitato il sistema illecito. Il Fatto Quotidiano evidenzia proprio il ruolo di Francesco Di Maio, una figura chiave nello staff del sindaco e diretto protagonista nelle indagini.   A suo tempo, Di Maio avrebbe affermato che Coppola lo aveva incluso nello staff proprio per “zittirlo”, cioè per evitare che il suo settimanale producesse articoli critici nei confronti dell’amministrazione. Il fatto che il settimanale Agorà,  diretto da Di Maio, e vicino a Coppola, abbia cessato le pubblicazioni subito dopo gli arresti è un elemento che può essere interpretato come implicito riconoscimento della compromissione dell’attività editoriale.

Un aspetto cruciale della vicenda, su cui i cittadini sono chiamati a mantenere alta l’attenzione, riguarda l’affidabilità di certe dichiarazioni. Pur non essendo ancora sottoposto a un procedimento giudiziario, l’ex primo cittadino è protagonista di apparizioni mediatiche che rischiano di condizionare il dibattito pubblico. Le parole pubbliche, di chi è accusato, non hanno un peso processuale ma possono influenzare in modo rilevante l’opinione pubblica. Nella fase intermedia tra l’accusa e una eventuale condanna, dichiarazioni come “me l’hanno trovata addosso” o “mi hanno incastrato” rischiano di consolidare versioni distorte della realtà. Il cittadino, che si sente già vittima di un sistema corrotto, si trova ora anche a dover digerire giustificazioni magari studiate a tavolino. Il pericolo è che, oltre ai danni già subiti, i cittadini siano costretti a subire anche una narrazione alternativa che tenta di rimettere in discussione una percezione ormai chiara: quella di un sistema profondamente inquinato. – In questa fase , come tra l’altro sempre, è  un dovere civico pretendere trasparenza.  Gli atti, le motivazioni delle indagini, le intercettazioni e i documenti devono essere resi accessibili, affinché i cittadini possano farsi un’opinione basata su fatti, non su narrazioni. In questo senso, è auspicabile che le istituzioni locali e soprattutto i media indipendenti, facciano da contrappeso alle ricostruzioni autoassolutorie, contrastando attivamente ogni tentativo di depistaggio dell’opinione pubblica e mantenendo alta la pressione civile.

Ora spetta alla Magistratura verificare la solidità delle versioni emerse, incrociando documenti e testimonianze. Le rivelazioni più recenti che proverebbero a ribaltare l’immagine di un politico regista del “Sistema Sorrento” in quella di un amministratore “incastrato” in un meccanismo già esistente, aggiungono nuove sfumature a un’inchiesta che punta a ricostruire, con rigore, ogni dettaglio degli ultimi anni della vita pubblica sorrentina. – 01 ottobre 2025

Fonte, Il Fatto Quotidiano
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