Capodichino chiude per un mese, Napoli si prepara alla svolta intercontinentale. Ma cresce la preoccupazione per ambiente e lavoro

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Fino al 30 novembre stop ai voli per rifare la pista e adeguare lo scalo agli aerei di maggiori dimensioni. Investimento da 30 milioni di euro, collegamenti trasferiti in parte a Salerno. Intanto l’Arpac misurerà la qualità dell’aria senza il traffico aereo, mentre i sindacati denunciano le difficoltà di migliaia di lavoratori

Napoli – Un mese senza aerei sopra la città, ma anche un passaggio strategico per il futuro del trasporto aereo in Campania. L’aeroporto internazionale di Napoli-Capodichino resterà chiuso dal 1° al 30 novembre 2026 per consentire un intervento di ammodernamento della pista e delle infrastrutture di volo. Un cantiere importante, con un investimento di circa 30 milioni di euro da parte di Gesac, che punta ad adeguare lo scalo alla movimentazione di aeromobili di maggiori dimensioni, aprendo nuove prospettive per i collegamenti intercontinentali. Non si tratta, dunque, di una semplice manutenzione. L’intervento mira a rendere Capodichino compatibile con gli aeromobili di codice ICAO E, categoria nella quale rientrano grandi velivoli come alcuni modelli Boeing e Airbus. Un adeguamento che potrebbe favorire l’arrivo di collegamenti a lungo raggio, in particolare verso il Nord America e i mercati asiatici, tra cui Cina, India e Giappone.

Una pista completamente rinnovata –  I lavori riguarderanno il rifacimento integrale della pavimentazione della pista, la riqualificazione di diversi raccordi, l’adeguamento dei piazzali e il rinnovamento di impianti di illuminazione, segnaletica e sistemi di drenaggio. Saranno interessate anche alcune aree del terminal. L’intervento si rende necessario sia per le condizioni della pavimentazione esistente, il cui ultimo importante aggiornamento risale al 2005, sia per adeguare le infrastrutture alle esigenze operative dei nuovi aeromobili. Il cantiere lavorerà senza interruzioni, 24 ore su 24 e sette giorni su sette, con circa 500 addetti impegnati su un’area di 250mila metri quadrati. La scelta di novembre, periodo caratterizzato da una fisiologica riduzione dei flussi turistici, dovrebbe contenere almeno in parte i disagi per i passeggeri. Durante la chiusura, una quota dei collegamenti sarà trasferita all’aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi e del Cilento, con servizi di trasporto dedicati per agevolare i collegamenti tra i due scali e Napoli.

Un’occasione per misurare l’inquinamento – La chiusura di Capodichino sta assumendo anche un significato ambientale. Nei quartieri della periferia settentrionale di Napoli, in particolare Secondigliano, Capodichino e San Pietro a Patierno, l’assenza degli aerei in decollo e atterraggio è stata immediatamente percepita dai residenti. Un silenzio insolito che ha riacceso il confronto sull’impatto del traffico aeroportuale sulla qualità della vita di chi abita nelle zone circostanti. – Durante il mese di sospensione dei voli, l’Arpac avvierà una campagna straordinaria di monitoraggio della qualità dell’aria, installando un laboratorio mobile a San Pietro a Patierno. L’obiettivo è raccogliere dati in una condizione eccezionale, caratterizzata dall’assenza temporanea del traffico aereo, e confrontarli con quelli rilevati durante la normale attività dello scalo. Le misurazioni integreranno quelle della rete regionale di monitoraggio, compresa la stazione fissa presso il presidio ospedaliero San Giovanni Bosco. Si tratta di un’iniziativa particolarmente significativa perché potrà contribuire a valutare con maggiore precisione il peso delle attività aeroportuali sulle concentrazioni degli inquinanti nelle aree circostanti. – La questione assume ulteriore rilevanza alla luce delle prospettive di sviluppo dello scalo e del masterplan recentemente sottoscritto da Gesac, Comune di Napoli e Regione Campania. Un progetto che alimenta interrogativi e preoccupazioni tra i residenti, anche per la richiesta di maggiore trasparenza e di un confronto pubblico sulle prospettive di ampliamento e sulle conseguenze ambientali.

La questione occupazionale e le proteste dei sindacati – Accanto agli investimenti e alle prospettive di sviluppo, resta aperto il capitolo occupazionale. La sospensione dell’attività aeroportuale comporterà il ricorso agli ammortizzatori sociali per oltre 400 dipendenti di Gesac, mentre maggiori incertezze riguardano il personale delle compagnie aeree e delle numerose imprese dell’indotto. – La Fast Confsal ha denunciato le difficoltà che potrebbero coinvolgere oltre 2.000 lavoratori, chiedendo interventi e garanzie per evitare che il mese di chiusura si traduca in una pesante riduzione delle retribuzioni e in ulteriori incertezze per il futuro professionale di chi opera nello scalo. – Una preoccupazione che investe un comparto particolarmente articolato, nel quale lavorano addetti ai servizi di terra, assistenza ai passeggeri, movimentazione bagagli, sicurezza e numerose attività collegate al funzionamento dell’aeroporto.

Una trasformazione che dovrà fare i conti con il territorio –  La chiusura temporanea di Capodichino rappresenta quindi molto più di un intervento infrastrutturale. Da una parte c’è l’ambizione di rafforzare il ruolo internazionale dello scalo napoletano, rendendolo più competitivo e capace di intercettare nuovi flussi di traffico. Dall’altra emergono questioni che non possono essere considerate marginali: la sostenibilità ambientale, la qualità della vita nei quartieri limitrofi e la tutela dei livelli occupazionali. I risultati del monitoraggio Arpac potranno offrire indicazioni importanti per comprendere meglio il rapporto tra attività aeroportuale e inquinamento atmosferico. Sarà poi necessario che questi dati entrino concretamente nel dibattito sulle scelte future. La crescita di un’infrastruttura strategica per l’economia e il turismo della Campania,oltre al fluso di passeggeri, rotte e investimenti, dovrà misurarsi anche con la capacità di garantire un equilibrio tra sviluppo, ambiente e diritti delle comunità che convivono quotidianamente con lo scalo. –  03 novembre 2026

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