Dalla segnalazione di Bruno Morelli alle obiezioni della consigliera Persico sulla competenza della Commissione, dal ruolo del vicesindaco Gargiulo alle decisioni assunte al termine della seduta. Una vicenda che richiama un principio fondamentale, la trasparenza nasce dal rispetto delle regole e dalla responsabilità delle istituzioni chiamate ad accertare i fatti.
Sorrento – Non si placano le polemiche circa la recente seduta della Commissione consiliare Trasparenza e Controllo del Comune di Sorrento dedicata alla segnalazione del dottor Bruno Morelli sul Museo Correale. Una quantità di polemiche forse superiore alla chiarezza sui fatti, dato che sono comparsi termini come “blitz”, “scontro totale”, “vulnus democratico”, “interferenza della Giunta” e persino “Commissione esautorata e sottomessa”.
Parole forti, che appartengono al terreno della polemica politica e che, proprio per questo, meritano di essere confrontate con gli atti, con il regolamento e con ciò che è realmente accaduto durante la seduta, dato che il punto non è stabilire preventivamente chi abbia ragione tra Morelli, la maggioranza o l’amministrazione, bensì capire che cosa una Commissione Trasparenza possa fare, come debba farlo e dove debba fermarsi.
La Commissione Trasparenza
La Commissione consiliare Trasparenza e Controllo, come ribadito durante al seduta, non è un Tribunale e non è una Procura. Il suo compito è esercitare, nell’ambito delle competenze stabilite dal regolamento, il controllo politico-amministrativo sull’attività dell’ente, acquisendo informazioni, documenti e chiarimenti. Può quindi controllare atti dell’amministrazione, chiedere spiegazioni, esaminare procedure e verificare il rispetto delle regole. Ma non può sostituirsi alla magistratura nell’accertamento di eventuali reati, né alla Corte dei conti nell’individuazione di eventuali responsabilità erariali.
Il regolamento stabilisce inoltre che le iniziative sottoposte alla Commissione debbano riguardare specifici profili dell’attività amministrativa e che l’organismo debba operare all’interno delle proprie attribuzioni. Un principio tutt’altro che formale, controllare non significa indagare su tutto e acquisire una segnalazione non significa necessariamente avere competenza per accertare ogni circostanza contenuta nella segnalazione stessa.
La segnalazione di Morelli
Nel corso della seduta, il dottor Bruno Morelli ha illustrato la documentazione depositata a seguito della propria segnalazione. Tra gli elementi rappresentati figurano la successione di tre protocolli d’intesa tra la Fondazione Museo Correale e la società Luciparallele Srl, la tempistica del finanziamento regionale, la sostenibilità economica del progetto, la gestione degli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti e la corrispondenza tra quanto previsto dal progetto finanziato e quanto sarebbe stato concretamente realizzato.
Morelli ha inoltre segnalato beni e servizi che, secondo la sua ricostruzione, sarebbero stati indicati nella documentazione utilizzata per la rendicontazione senza essere stati effettivamente forniti, nonché la mancata retrocessione al Museo di somme che, sulla base del terzo protocollo, sarebbero spettate alla Fondazione. Ha richiamato anche la questione del patrimonio della Fondazione e del ruolo del Comune, sostenendo che l’amministrazione avrebbe precisi obblighi rispetto alla permanenza nella disponibilità pubblica dei beni destinati al Museo. Questioni che potrebbero essere approfondite. In merito è importante precisare che la Commissione non ha accertato l’esistenza di irregolarità. Ha ascoltato il segnalante, acquisito la documentazione e valutato il da farsi. Una distinzione che dovrebbe accompagnare tutta la vicenda.
Le obiezioni della consigliera Persico
In tale passaggio assume rilievo l’intervento della consigliera di maggioranza Cataldina Persico. che ha sollevato una questione preliminare. A giudizioo della Persico, gli argomenti posti all’ordine del giorno non sarebbero rientrati pienamente nelle competenze previste dal regolamento della Commissione. La consigliera ha inoltre evidenziato il rischio che l’organismo assumesse una funzione di tipo inquirente, arrivando a sottolineare che la Commissione non è un tribunale e tantomeno una Procura. Una obiezione che non può essere liquidata semplicemente come una presa di posizione della maggioranza. – Il regolamento prevede infatti che le iniziative sottoposte alla Commissione riguardino specifici profili dell’attività amministrativa e che l’organismo operi nel perimetro delle proprie competenze. Il quesito sollevato dalla consigliera Persico, non niente affatto irrilevante,ovvero: quale atto o comportamento dell’amministrazione comunale era concretamente sottoposto al controllo della Commissione? – Se l’oggetto riguarda un atto comunale, una decisione della Giunta, una determinazione dirigenziale o un procedimento dell’amministrazione, il ruolo della Commissione è evidente. Se invece il tema riguarda prevalentemente i rapporti interni di una fondazione o di una società, occorre individuare con precisione quale sia il collegamento con l’attività amministrativa comunale che giustifica l’intervento della Commissione. La posizione espressa dalla consigliera Persico, al di là della valutazione politica che se ne può dare, poneva una questione regolamentare che meritava di essere affrontata con attenzione.
Il Museo Correale e il rapporto con il Comune
Anche sul Museo Correale la realtà è più articolata di quanto possa apparire nelle contrapposizioni politiche. La Fondazione è un soggetto dotato di propria autonomia, ma il Comune di Sorrento non è completamente estraneo alla sua governance. Lo Statuto prevede infatti la presenza di un amministratore eletto dal Consiglio comunale. Non è quindi corretto sostenere che Comune e Museo siano realtà totalmente separate. Il criterio dovrebbe essere che la Commissione può verificare ciò che riguarda le competenze, gli atti e i rapporti istituzionali dell’amministrazione comunale. Ma quando invece dalle carte emergono ipotesi di responsabilità penali o contabili, la sede naturale per gli accertamenti diventa quella degli organi competenti.
Il ruolo del vicesindaco Ivan Gargiulo
Sull’intervento, in commissione, del vicesindaco e assessore alla Trasparenza Ivan Gargiulo che si sono concentrate le polemiche successive. – Gargiulo non è un componente della Commissione in quanto assessore. La Commissione è infatti un organismo consiliare. Ciò, però, non significa che la sua presenza fosse automaticamente estranea alla seduta.
Il regolamento consente la partecipazione degli assessori alle commissioni secondo le modalità previste e, nel caso specifico, c’è, tuttavia, un ulteriore elemento da considerare, Gargiulo ricopre anche la carica di vicesindaco e, in assenza del sindaco fuori sede, rappresentava l’amministrazione comunale. Un dato istituzionalmente rilevante, ma che tuttavia non significa che il vicesindaco acquisisse il diritto di voto o diventasse componente della Commissione. Significa però che la sua presenza e la volontà di esprimere la posizione dell’amministrazione non possono essere presentate semplicemente come l’ingresso di un soggetto estraneo che avrebbe fatto “irruzione” in una sede istituzionale.
Il “blitz” e la conduzione della seduta
In alcuni interventi successivi alla seduta si è parlato di un “blitz” del vicesindaco, di un intervento non autorizzato e di una presunta violazione del regolamento. Sono affermazioni che devono essere verificate sugli atti. Non basta infatti stabilire che Gargiulo non fosse un commissario, ma necessita verificare se fosse stato invitato, ammesso o autorizzato a partecipare e se il suo intervento sia avvenuto secondo le modalità previste. Nello specifico l’aspetto che merita attenzione è che la gestione dei lavori spetta al presidente della Commissione. Infatti è il presidente che deve dare la parola, regolare gli interventi e mantenere la discussione nell’ambito dell’ordine del giorno.
Pertanto, se il vicesindaco ha effettivamente parlato a lungo, se il confronto si è protratto oltre i limiti fisiologici o se la discussione ha rischiato di allontanarsi dall’oggetto della seduta, la questione non riguarda esclusivamente chi ha parlato, bensì riguarda anche chi presiedeva e conduceva i lavori, il presidente Eduardo Fiorentino. Quindi, non attribuire automaticamente a una sola persona una responsabilità che, nella gestione di una seduta consiliare, può coinvolgere anche chi ne ha la direzione.
Una Commissione “sottomessa”?
Nelle successive polemiche si è parlato di una Commissione “esautorata e sottomessa dall’organo controllato“. Ma alla fine della seduta la Commissione ha assunto una propria decisione: trasmettere la documentazione alla Procura della Repubblica e alla Procura della Corte dei conti, affinché ciascuna autorità potesse valutare gli elementi emersi secondo le proprie competenze. Se l’organismo fosse stato realmente privato della propria autonomia decisionale, sarebbe difficile spiegare una deliberazione di questo tipo.
Tuttavia dimostra che la Commissione, alla fine, ha esercitato una propria funzione e assunto una propria decisione.e quindi un dato di fatto che dovrebbe essere tenuto distinto dalle valutazioni politiche. Il trasmettere poi gli atti alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti non significa aver accertato un reato o un danno erariale,oppure aver individuato responsabilità personali.
Significa soltanto che la Commissione ha ritenuto che la documentazione acquisita presentasse elementi tali da meritare una valutazione da parte degli organi competenti. Ovvero proprio ciò che dovrebbe fare un organismo di controllo quando ritiene di trovarsi davanti a questioni che superano il proprio potere di accertamento. Non sostituirsi alla magistratura, ma mettere la magistratura nelle condizioni di valutare gli atti.
La denuncia già presentata da Morelli
Nel corso della vicenda è stata inoltre richiamata l’esistenza di una denuncia che Morelli avrebbe già presentato alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Anche in questo caso sarebbe sbagliato trasformare l’assenza della relativa copia nella documentazione esibita in un elemento di polemica. La questione è molto più semplice, se la denuncia è stata presentata, sarà possibile acquisirne data, estremi e contenuto.
Non spetta alla Commissione, né tanto meno alla stampa, stabilire sulla base di dichiarazioni se quella denuncia contenga o meno elementi di responsabilità. Anche in questo caso saranno gli atti a chiarire.
Le polemiche del giorno dopo
Il giorno successivo alla seduta, il confronto si è rapidamente spostato dal merito delle questioni alle accuse politiche. “Blitz”, “vulnus democratico”, “interferenza della Giunta”, “organo controllato che sottomette il controllore”: espressioni che rendono bene il clima dello scontro, ma che non possono essere confuse con fatti definitivamente accertati. Dire che l’intervento di un assessore sia stato inopportuno è una valutazione politica legittima. Affermare che abbia intimidito i commissari o condizionato la loro decisione richiede invece elementi concreti. Allo stesso modo, definire un’audizione “irrimediabilmente viziata” presuppone l’individuazione di una precisa violazione regolamentare e delle conseguenze giuridiche che quella violazione dovrebbe produrre. Non basta affermarlo. Occorre dimostrarlo.
Infine una considerazione che va oltre la singola seduta e i protagonisti di questa vicenda. Sorrento sta lentamente cercando di lasciarsi alle spalle una fase particolarmente delicata, nella quale questioni amministrative, politiche e istituzionali hanno alimentato un clima di forte attenzione e preoccupazione. Gli sviluppi definitivi di molte delle vicende che hanno interessato la città sono ancora lontani dall’essere chiariti.
Pertanto, ogni ulteriore elemento che meriti di essere sottoposto alle autorità competenti deve essere messo a loro disposizione. Chiedere verifiche è un atto di responsabilità.
Ma altrettanto responsabile deve essere il modo in cui queste segnalazioni vengono portate avanti: senza trasformarle in sentenze anticipate, senza utilizzare le istituzioni come palcoscenico per regolamenti di conti e senza alimentare una contrapposizione permanente che rischia soltanto di stancare e dividere la città. Sorrento ha bisogno di collaborazione. Ha bisogno che le forze politiche, istituzionali e civiche che hanno a cuore la città contribuiscano, ciascuna nel proprio ruolo, a fare chiarezza. Ha bisogno che chi amministra accetti il controllo senza considerarlo un attacco e che chi controlla eserciti la propria funzione senza trasformarla in una ricerca di visibilità. Ha bisogno, soprattutto, che le istituzioni tornino a parlarsi e a rispettare reciprocamente i propri confini. Il modo migliore per uscire dal guado non è aggiungere un’altra polemica a quelle già esistenti, ma fare in modo che ogni questione venga portata nella sede giusta, sottoposta all’autorità competente e lasciata al suo naturale percorso di verifica.
La Commissione Trasparenza ha fatto la sua parte acquisendo una segnalazione e decidendo di trasmettere gli atti. Ora spetta agli organismi competenti stabilire se quegli atti contengano irregolarità, responsabilità o semplicemente questioni che non meritano ulteriori approfondimenti. Nel frattempo, alla politica e alla società civile spetta un compito altrettanto importante, ovvero, aiutare Sorrento a uscire dal guado, non trascinarla nuovamente dentro lo scontro.
Nel frattempo,sarebbe utile ricordare che la trasparenza non si misura dal numero delle accuse lanciate, ma dalla capacità di una comunità di rispettare le regole, affidarsi alle istituzioni e accettare l’esito delle verifiche, qualunque esso sia. Non si proclama, si dimostra attraverso comportamenti coerenti, chiarezza delle competenze e collaborazione leale tra tutti i soggetti coinvolti. Pretenderla è legittimo, ma significa anche contribuire a costruirla, senza pregiudizi né secondi fini, nell’interesse della collettività e della verità dei fatti.- 07 settembre 2026

















