Secondo Mastellone il futuro del comparto orafo italiano passa da un rapporto più evoluto tra banche e imprese, fondato su visione strategica, cultura finanziaria e sostegno concreto all’export e all’innovazione
Il settore orafo italiano continua a rappresentare una delle espressioni più solide del Made in Italy manifatturiero, ma oggi si trova davanti a una trasformazione profonda. Crescono export, digitalizzazione e attenzione alla sostenibilità, mentre aumentano anche le incognite legate alla volatilità del prezzo dell’oro, alle tensioni geopolitiche e alla necessità di investimenti sempre più strutturati. In questo scenario, il rapporto tra sistema bancario e imprese del gioiello diventa decisivo. – È il quadro delineato da Gaetano Mastellone, Commendatore al Merito della Repubblica Italiana ed ex dirigente ai vertici del sistema bancario e finanziario nazionale, oggi alla guida della società di consulenza strategica GMCONSULT e vicepresidente dell’Associazione Nazionale dei Commendatori d’Italia.
Secondo Mastellone, il comparto orafo italiano continua a essere spesso sottovalutato dal sistema creditizio nonostante il peso economico e internazionale dei principali distretti produttivi, da Valenza a Vicenza, passando per Arezzo e la Campania. Un settore che genera miliardi e che, sottolinea, “non può più essere considerato una nicchia”, ma un autentico pilastro dell’economia italiana. – Il nodo centrale resta il rapporto con le banche. Le imprese, soprattutto le PMI familiari, stanno affrontando processi complessi di innovazione tecnologica, sostenibilità e apertura ai mercati esteri. Tuttavia, secondo Mastellone, gran parte del sistema bancario continua a privilegiare logiche tradizionali basate sulle garanzie reali piuttosto che sul valore dei progetti industriali e delle strategie di crescita.
Un altro tema cruciale riguarda il prezzo dell’oro, che continua a registrare forti oscillazioni. Per le aziende del comparto, osserva il manager, una gestione finanziaria evoluta è ormai indispensabile. Gli strumenti di copertura del rischio esistono e sono accessibili, ma molte PMI non possiedono ancora una cultura finanziaria adeguata per utilizzarli efficacemente. Da qui la necessità di un maggiore supporto consulenziale da parte del sistema bancario. – Tra le sfide più delicate emerge anche quella del passaggio generazionale. Mastellone evidenzia come le banche tendano ancora a leggere il cambio al vertice delle aziende familiari come un fattore di rischio, mentre potrebbe trasformarsi in un’opportunità di rilancio. Le nuove generazioni di imprenditori, infatti, appaiono più orientate all’innovazione, al digitale e all’internazionalizzazione rispetto al passato.
Sul fronte export, l’ex dirigente bancario richiama l’attenzione sulla necessità di utilizzare strumenti finanziari più sofisticati per sostenere la competitività internazionale del gioiello italiano. Lettere di credito, assicurazioni sull’export, finanziamenti in valuta e soprattutto le opportunità offerte da SACE e SIMEST restano ancora poco sfruttate dalle piccole e medie imprese, spesso per mancanza di informazione e accompagnamento operativo.
Guardando al futuro, Mastellone immagina un nuovo modello di relazione tra credito e industria fondato su una conoscenza più profonda delle filiere produttive, su una consulenza realmente territoriale e su una visione strategica di lungo periodo. Per rafforzare il Made in Italy nel mondo, conclude, servono banche capaci di affiancare concretamente le imprese e non soltanto di finanziarle. “In gioco — osserva — non c’è soltanto il futuro del comparto orafo, ma la capacità dell’Italia di sostenere le proprie eccellenze industriali nei mercati globali”. – 16 maggio 2026

















