Sorrento e il rischio idrogeologico, perché la sicurezza passa dai corsi d’acqua

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La manutenzione di rivoli e torrenti con  il contenimento del consumo di suolo sono strumenti fondamentali per prevenire frane e alluvioni in territori a forte rischio come la Penisola Sorrentina

Con il moltiplicarsi di eventi meteorologici estremi, anche Sorrento e la Penisola Sorrentina, con il susseguirsi di frane e smottamenti, come quella recente sul Nastro Verde, si confermano territori fragili dal punto di vista idrogeologico. Nubifragi sempre più intensi e concentrati in poche ore mettono sotto pressione un sistema naturale già compromesso da decenni di cementificazione, incuria e interventi edilizi spesso in contrasto con le norme di tutela ambientale. – In Italia sono oltre 3.600 i comuni esposti a rischio idrogeologico e la Campania è tra le regioni più vulnerabili. La causa non è soltanto la conformazione morfologica del territorio, ma soprattutto l’uso improprio del suolo, ovvero, costruzioni negli alvei, tombamenti di rivoli e torrenti, deviazioni dei corsi d’acqua, impermeabilizzazione diffusa e mancata manutenzione dei boschi. Tutti fattori che impediscono il naturale deflusso delle acque e aumentano il pericolo di frane e alluvioni.

Un territorio fragile e il ruolo fondamentale dei rivoli – La Penisola Sorrentina, pur essendo un’area di straordinario valore paesaggistico e ambientale, è classificata in più punti come zona a elevata pericolosità idrogeologica. In particolare, ampie porzioni della zona collinare rientrano nelle aree P3 e R4 del Piano di Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino del Sarno, ovvero zone ad alto rischio di dissesto di versante. Nonostante ciò, nel tempo si è assistito alla realizzazione di numerose costruzioni, spesso abusive o sanate successivamente, senza un’adeguata valutazione dell’impatto idraulico. Il territorio porta ancora i segni dei gravi eventi franosi degli anni Sessanta e Novanta, ma le lezioni del passato e gli avvertimenti presenti, sembrano non essere state pienamente assimilati. I corsi d’acqua minori, rivoli, ruscelli e torrenti, svolgono una funzione vitale per la sicurezza del territorio. Sono le uniche vie naturali di deflusso durante le piogge intense, soprattutto in un contesto fortemente urbanizzato. Eppure, proprio questi elementi sono stati nel tempo ostruiti, intubati o cancellati. – Nel Comune di Sorrento numerose aree collinari: Priora, Deserto, Garabillo, Acquacarboni, Colli di Acquara, Li Schisani, Casarlano e Cesarano, ospitano sorgenti da cui nascono i rivoli che scendono a valle. La loro manutenzione e tutela dovrebbe essere una priorità assoluta, ma negli ultimi decenni si è invece assistito a un progressivo degrado.

Tombamenti e deviazioni: un rischio sottovalutato – Il tombamento dei corsi d’acqua è uno degli interventi più diffusi e pericolosi, in quanto  restringe la sezione idraulica, altera il deflusso e aumenta il rischio di esondazioni. A Sorrento gli esempi non mancano: dal rivolo San Renato, in prossimità del cimitero e di via Atigliana, al rivolo Sant’Antonio nei pressi di strutture alberghiere, fino ai casi lungo il Nastro Verde, a Marina di Puolo e nelle aree collinari di Priora e Capodimonte. In molti casi, le costruzioni sorgono direttamente sugli alvei o a distanza inferiore a quella prevista dalla normativa, senza che sia stato richiesto il preventivo parere idraulico del Genio Civile, ente competente per la rete idrografica regionale.  La normativa di riferimento è chiara. Il Regio Decreto n. 523 del 1904 vieta la realizzazione di fabbricati entro 10 metri dalle sponde dei corsi d’acqua pubblici e impone rigide limitazioni anche nelle fasce di rispetto. Eppure, tali disposizioni sembrano spesso ignorate, con concessioni e condoni rilasciati senza un’adeguata verifica idraulica. – Il controllo e la vigilanza spettano principalmente ai Comuni, che dovrebbero respingere a priori le richieste incompatibili con la sicurezza idrogeologica del territorio.

La necessità di un cambio di rotta – Alla luce dei disastri avvenuti in Campania negli ultimi decenni ,da Sarno a Ischia, passando per Atrani , Pozzano denza dimenticare via Pantano a Capo di Sorrento, appare evidente l’urgenza di un’azione concreta e duratura. Monitoraggio tecnico del territorio, manutenzione costante dei corsi d’acqua, rimozione degli ostacoli al deflusso e stop deciso all’abusivismo edilizio e al consumo di suolo. sono interventi non più rinviabili. La Protezione Civile, di cui i sindaci sono i  primi responsabili, dovrebbe svolgere un ruolo centrale in questa strategia, affiancata da una chiara volontà politica di mettere la sicurezza del territorio prima di nuove opere. – La tutela del paesaggio non è solo una scelta amministrativa, ma un dovere sancito dall’articolo 9 della Costituzione. Salvaguardare il territorio significa proteggere vite umane, economia e identità culturale di un’area che vive anche di turismo e bellezza ambientale. La cittadinanza oggi chiede risposte chiare e concrete,  quali interventi immediati intende adottare l’amministrazione comunale per ridurre il rischio idrogeologico? E come si intende agire rispetto alle autorizzazioni già rilasciate in assenza dei necessari pareri tecnici? – Domande legittime, che non possono più restare senza risposta. Perché la prevenzione, soprattutto in un territorio fragile come quello sorrentina, non è un dettaglio: è una priorità assoluta. – 07 novembre 2026

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