Prestigiosi riconoscimenti, vetrine internazionali e celebrazioni dell’ospitalità. Ma cosa accade quando una struttura finisce sotto i riflettori per presunte occupazioni o trasformazioni illegittime di aree demaniali? Una riflessione sul valore dell’eccellenza quando il rispetto delle regole dovrebbe rappresentarne uno dei requisiti fondamentali
Nelle località turistiche più prestigiose l’eccellenza dell’accoglienza è diventata parte integrante dell’immagine del territorio. Ristoranti celebrati, strutture ricettive premiate, riconoscimenti di livello nazionale e internazionale contribuiscono a costruire una narrazione fatta di qualità, esclusività e valorizzazione del paesaggio. Esiste, tuttavia, un’altra faccia della medaglia che merita attenzione.
Sempre più spesso, soprattutto nei territori a maggiore vocazione turistica, emergono situazioni nelle quali strutture realizzate o ampliate su aree demaniali vengono interessate da contestazioni sulla legittimità delle occupazioni, delle opere o dell’utilizzo degli spazi. Quando ciò accade, il problema non riguarda soltanto l’eventuale violazione di una norma, ma investe anche l’immagine stessa dell’eccellenza costruita intorno a quelle attività. Il demanio, infatti, non è uno spazio qualsiasi. È un patrimonio che appartiene alla collettività e il suo utilizzo da parte dei privati è sottoposto a regole e autorizzazioni precise. Trasformare, anche solo di fatto, uno spazio destinato all’uso pubblico in una sorta di prolungamento privato di un’attività commerciale pone dunque una questione che va oltre il singolo caso.
In un tale contesto è chiaro che si è di fronte a un paradosso Da una parte si premiano strutture che vengono presentate come simboli dell’eccellenza turistica, della qualità e della capacità di valorizzare il territorio. Dall’altra, quando emergono accertamenti o provvedimenti che mettono in discussione la legittimità di una parte delle loro attività o degli spazi utilizzati, diventa inevitabile interrogarsi anche sul significato di quei riconoscimenti.
Non si tratta di mettere in discussione automaticamente un premio né di attribuire responsabilità prima che siano accertate nelle sedi competenti. Si tratta, piuttosto, di chiedersi se il rispetto delle regole debba essere considerato anch’esso un elemento dell’eccellenza. In quanto, un territorio non può essere celebrato soltanto per la bellezza del suo paesaggio e contemporaneamente tollerare che proprio quel paesaggio, soprattutto quando appartiene al demanio pubblico, venga sottratto alla sua funzione attraverso utilizzi non conformi alle regole.
La questione diventa allora anche culturale. Che messaggio arriva a chi paga concessioni, rispetta i vincoli, presenta progetti, attende autorizzazioni e sostiene i costi necessari per operare nel rispetto della legge? E quale messaggio arriva ai cittadini quando vedono che, mentre a loro viene richiesto il rigoroso rispetto delle norme, alcune realtà particolarmente prestigiose sembrano riuscire comunque a trasformare eventuali irregolarità in una presenza sempre più forte sui mercati, sui media e nelle classifiche dell’eccellenza?
La questione, alla fine, è semplice ma tutt’altro che banale, nei contesti di maggiore prestigio, la notorietà e i riconoscimenti non dovrebbero mai finire per oscurare il rispetto delle regole, né rendere meno visibili eventuali irregolarità.
Il vero valore dell’eccellenza, forse, dovrebbe comprendere anche questo, non soltanto la qualità di ciò che viene offerto al turista, ma la capacità di operare nel pieno rispetto del territorio, del paesaggio e di quei beni pubblici che appartengono a tutti. Il prestigio può attirare attenzione, ma il rispetto delle regole che dovrebbe renderlo davvero credibile. – 19 settembre 2026

















