Riforma della Giustizia, da Torre Annunziata magistrati e associazioni per il No al referendum

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Presentato in Procura il comitato per il No. Annunciati incontri pubblici e iniziative nelle scuole per spiegare i rischi della riforma e difendere l’autonomia della magistratura, con a centro la difesa della Costituzione e i diritti dei cittadini. Il No categorico a una riforma che favorisce il potere politico e indebolisce le tutele per i cittadini

Torre Annunziata – Un fronte ampio, composto da magistrati, associazioni, avvocati, studenti e rappresentanti del mondo ecclesiale e ambientalista, si è costituito  per sostenere il no al referendum sulla riforma della giustizia previsto per marzo. Il comitato è stato presentato nel pomeriggio nella sala riunioni della Procura e annuncia un calendario di incontri, eventi pubblici e iniziative nelle scuole per informare i cittadini sui contenuti della riforma e sui rischi che, secondo i promotori, essa comporta.

A spiegare le ragioni dell’iniziativa è il presidente dell’Anm di Torre Annunziata, Matteo Di Michele, che inquadra il comitato come articolazione territoriale di quello napoletano. “Vogliamo creare un legame con il territorio e avvicinare la cittadinanza alla magistratura – afferma – perché la distanza percepita alimenta sfiducia. Non intendiamo fare una campagna a colpi di slogan: la riforma è complessa e va spiegata con chiarezza. Non è una battaglia corporativa, ma un impegno contro una riforma pericolosa per i cittadini”. Secondo Di Michele, il rischio è che la riforma finisca per rafforzare il potere politico: “Avvantaggia i forti contro gli ultimi. Già oggi indagare su soggetti politici è difficile, domani lo sarà ancora di più”.

Sulla posta in gioco insiste anche il giudice monocratico Maria Aulisia Sabatino, che richiama il valore costituzionale della scelta: “Siamo chiamati a metterci la faccia. In gioco c’è un sistema di pesi e contrappesi a tutela della democrazia. La riforma sta catalizzando rabbia sociale, ma poi a pagare saranno i cittadini”. Mentre il sostituto procuratore Andreana Ambrosino sottolinea la richiesta di informazioni che arriva direttamente dalla società: “Le persone ci fermano per strada per chiedere spiegazioni. Dobbiamo semplificare, senza tecnicismi, spiegando in modo corretto i rischi legati alla perdita di autonomia della magistratura”. –  Per il Gip Maria Concetta Criscuolo la campagna non può essere affidata solo ai magistrati: “Al nostro fianco ci sono studenti, associazioni ambientaliste come il WWF e una parte consistente dell’avvocatura. C’è però chi ha paura di esporsi, perché la posizione del no è minoritaria nel panorama politico”. Criscuolo difende il sistema attuale: «Non è perfetto, ma ha garantito nella maggior parte dei casi sentenze e tutele. Questa riforma rischia di rendere più difficile per il cittadino trovare un magistrato realmente autonomo».

Dal mondo ambientalista arriva la voce di Claudio d’Esposito, presidente del WWF Penisola Sorrentina: “Quando l’ambiente viene distrutto, l’ultima arma è la denuncia. La magistratura è un baluardo a difesa del territorio. Questo è un referendum tecnico e spesso chi pensa di ottenere più tutele votando sì rischia di ottenere l’opposto. Sta a noi spiegare“.

L’appello al voto di don Ciro Cozzolino, aderente al comitato: “Il referendum è la punta di un iceberg. Va ricucito il rapporto tra istituzioni e cittadini. Votare no significa restituire autorevolezza a un potere dello Stato”. Richiamando le parole del cardinale Zuppi, Cozzolino sottolinea come la separazione dei poteri sia un’eredità dei padri costituenti e una funzione essenziale della democrazia, che, al di là dell’esito del voto,  va difesa e ricostruita.

La nascita del comitato di Torre Annunziata segna il tentativo di riportare il dibattito sulla riforma della giustizia fuori dalla contrapposizione ideologica e dentro un confronto pubblico informato. In un contesto segnato da disaffezione al voto e sfiducia nelle istituzioni, l’iniziativa punta a ricostruire un rapporto diretto tra magistratura e cittadini, rivendicando il valore costituzionale dell’autonomia della giustizia come presidio di democrazia e tutela dei diritti, soprattutto per i più deboli. – 06 febbraio 2026

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