Dalle parole del PM Barba, al racconto di un sistema che non nasce solo dalla camorra, ma da decenni di avidità, silenzi e consenso sociale. – Inchieste giudiziarie, arresti eccellenti e turismo predatorio svelano un modello di potere locale che se non contrastato, continuerà a condizionare la vita economica e civile di una città che,con la complicità anche di una certa stampa, rischia di consegnarsi al passato e ancora allo stesso indissolubile metodo
Sorrento – Le parole del Pubblico Ministero Antonio Barba, pronunciate in sede giudiziaria e riprese di recente dal giornalista d’inchiesta Vincenzo Iurillo, avrebbero dovuto scuotere la coscienza collettiva della Penisola Sorrentina ed in particolar modo di Sorrento. Invece, come niente fosse,sono scivolate via quasi nel silenzio generale. 
Eppure, ciò che più inquieta non è soltanto la gravità dei fatti, ma la loro sottovalutazione. Il j’accuse del magistrato non ha acceso un vero dibattito pubblico, né ha prodotto quella reazione civile che ci si aspetterebbe da una comunità consapevole del valore del proprio territorio. Al contrario, sembra prevalere una rimozione collettiva, una tendenza a voltarsi dall’altra parte, come se la difesa della legalità fosse un fastidio e non una priorità. – Il PM Barba ha parlato di un territorio sfruttato da interessi affaristici, dove il potere si manifesta anche attraverso la supremazia sociale e il ricatto. In questo quadro, chi resiste diventa sentinella della legalità, cittadino coraggioso, spesso isolato, talvolta ricattato e minacciato. Ma la verità è che il degrado della Penisola Sorrentina non può essere attribuito esclusivamente a infiltrazioni camorristiche di matrice extraterritoriale.
C’è un altro elemento, forse ancora più scomodo, che emerge con forza ed è rappresentato da ciò che questo territorio è stato capace di produrre al suo interno. Per decenni Sorrento e la Penisola sono state raccontate come un’oasi felice, piena occupazione, benessere diffuso, una classe dirigente considerata competente e rispettata. Quel modello si è progressivamente incrinato, anche a causa del turismo di massa, che ha alimentato un individualismo feroce, una corsa al denaro facile, l’idea che tutto fosse lecito pur di arricchirsi. – In questo contesto hanno trovato spazio traffichini, faccendieri, intermediari senza scrupoli, sostenuti da una parte di cittadini e imprenditori che hanno visto nella loro ascesa al potere un’occasione per aumentare i propri profitti. È così che si è strutturato quello che oggi viene definito il “sistema Sorrento”, ovvero, un intreccio di favoritismi, corruzione, appalti truccati, gestione opaca del denaro pubblico, che ha trascinato la città sulle cronache giudiziarie nazionali e che oggi suscita, in una parte della comunità, vergogna e repulsione.

In questo scenario, un ruolo non secondario è giocato da una parte della stampa locale, che continua a proporre nomi e coalizioni come se nulla fosse accaduto, ignorando l’inchiesta giudiziaria, il saccheggio delle casse pubbliche, le mazzette sulla mensa scolastica, la qualità degli alimenti serviti ai bambini, gli appalti che hanno arricchito amministratori senza scrupoli. Si ha l’impressione che l’obiettivo sia tornare al più presto a quella “normalità” che per anni ha garantito affari, relazioni e guadagni anche mediatici.
Ecco perché il vero pericolo, su cui con ogni probabilità si stanno concentrando anche i magistrati, non è rappresentato soltanto dalle infiltrazioni camorristiche nel tessuto socio-economico della Penisola Sorrentina. Il pericolo più insidioso è ciò che questo territorio ha generato nel tempo, una sorta di “serpe allevata in seno” , un sistema ben oleato che molti consideravano normale e di cui oggi, non senza nostalgia, alcuni sembrano avvertire la mancanza.
Sconfiggere questo sistema non sarà compito esclusivo della magistratura o dei commissari. Dipenderà dalla capacità di quella parte sana della comunità, di liberarsi di personaggi ormai troppo incombranti, di far valere intelligenza, sensibilità e rispetto delle regole. Solo così Sorrento potrà liberarsi definitivamente di un passato che continua a condizionare il suo presente e, se non contrastato, anche il suo futuro. – 03 gennaio 2026

















