Fra il 1957 e il 1964 fu considerato stabilmente tra i dieci migliori tennisti del mondo. Con 164 incontri disputati è il primatista mondiale per numero di partite giocate in Coppa Davis, vinse due volte il Roland Garros, nel 1959 e nel 1960, affermandosi come uno dei giocatori più completi della sua epoca e venendo indicato come numero 3 del mondo.
Il tennis italiano perde il suo simbolo più grande. Nicola Pietrangeli, icona assoluta dello sport azzurro e unico tennista italiano inserito nella Hall of Fame mondiale, è morto a 92 anni. Era nato a Tunisi l’11 settembre 1933 e ha segnato come pochi la storia di questo sport, diventandone per generazioni il volto, l’esempio, il riferimento. Fra il 1957 e il 1964 fu considerato stabilmente tra i dieci migliori tennisti del mondo, negli anni in cui le classifiche venivano stilate dai giornalisti. Vinse due volte il Roland Garros, nel 1959 e nel 1960, affermandosi come uno dei giocatori più completi della sua epoca e venendo indicato come numero 3 del mondo. A livello nazionale trionfò due volte agli Internazionali d’Italia e conquistò in totale 48 titoli. Alle vittorie si aggiungono la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Napoli del 1963, la medaglia di bronzo in doppio con Orlando Sirola e quella ottenuta nel torneo di esibizione olimpico a Città del Messico nel 1968. Celebre la sua autoironia: “Se mi fossi allenato di più, avrei vinto di più ma mi sarei divertito di meno“.
Pietrangeli detiene ancora oggi record che sembrano destinati a durare: con 164 incontri disputati è il primatista mondiale per numero di partite giocate in Coppa Davis, oltre che per vittorie in singolare (78-32) e in doppio (42-12). In coppia con Sirola formò il duo più vincente della storia della competizione, con 34 successi su 42 partite.
La Davis, Pietrangeli, non la vinse da giocatore ma da capitano, nel 1976. A suo dire, però, il suo merito più grande fu un altro: “Aver portato l’Italia in Cile. Aver vinto la partita diplomatica e politica contro il boicottaggio”, ricordava in riferimento alla controversa finale giocata sotto il regime di Pinochet. Figura simbolo della Dolce Vita romana, immortalata nell’immaginario collettivo anche grazie a Federico Fellini, Pietrangeli portò carisma, ironia e un’eleganza tutta italiana nel mondo del tennis, contribuendo a far conoscere la disciplina nel Paese come nessun altro prima di lui. – La camera ardente sarà allestita mercoledì 3 dicembre, dalle 9 alle 14, allo Stadio Pietrangeli del Foro Italico. I funerali si svolgeranno alle 15 a Ponte Milvio. La FIGC, su invito del CONI, ha disposto un minuto di raccoglimento in tutte le competizioni del fine settimana. In una nota la famiglia lo ricorda come «figura iconica dello sport italiano e internazionale, esempio di eleganza, talento e dedizione». Nicola Pietrangeli non è stato solo un campione ma bensì il simbolo stesso del tennis italiano, un uomo che ha saputo unire estro, ironia, talento e spirito libero. Ha ispirato generazioni, ha aperto strade, ha reso possibile ciò che per anni sembrava irraggiungibile. – 01 dicembre 2025


















