Caso Juve Stabia, “La società è diventata uno strumento dei clan”, Gratteri e Melillo commentano il commissariamento

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Amministrazione controllata per la squadra campana, la gestione era nelle mani della criminalità organizzata

 Castellammare di Stabia – La Juve Stabia, storica società calcistica campana attualmente militante in Serie B, è stata sottoposta a misura di prevenzione ai sensi dell’articolo 34 del Codice Antimafia. Il provvedimento, disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia, prevede l’amministrazione giudiziaria della società, a seguito di gravi indizi che la riconducono a un sistema di condizionamento mafioso dell’attività economica da parte del clan D’Alessandro. Le indagini, sostenute da dichiarazioni convergenti di collaboratori di giustizia e da intercettazioni ambientali in carcere, hanno rivelato un quadro allarmante.  Numerosi servizi collegati all’attività sportiva, dalla sicurezza allo stadio alla vendita dei biglietti, dalla gestione del bar interno (bouvetteria) fino ai trasporti e ai servizi sanitari, erano nelle mani di imprese riconducibili alla criminalità organizzata.

A delineare i contorni della vicenda sono intervenuti due nomi di rilievo nel panorama della giustizia italiana: Giovanni Melillo, procuratore nazionale Antimafia, e Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli. – Nel corso della conferenza stampa, Melillo ha sottolineato come quello della Juve Stabia non sia un episodio isolato, ricordando precedenti simili che hanno riguardato altre società calcistiche, come Foggia e Crotone, anch’esse finite sotto amministrazione controllata per presunte infiltrazioni criminali. “È stato adottato un provvedimento che adesso passerà attraverso il filtro del contraddittorio”, ha dichiarato Melillo, evidenziando la necessità di agire con fermezza nei confronti delle infiltrazioni mafiose nel mondo dello sport.

Gratteri: “La camorra gestiva tutto” – Molto duro anche il commento del procuratore Gratteri, che ha denunciato il ruolo della camorra nella gestione capillare delle attività della società sportiva: “La Juve Stabia non poteva essere uno strumento in mano alla camorra per gestire consensi”, ha affermato, spiegando come i clan avessero il controllo completo di tutte le attività extracalcistiche: “Era un pacchetto a 360 gradi: i calciatori dovevano solo giocare, al resto pensava la camorra”. – Gratteri ha anche puntato il dito contro l’ambiente cittadino, parlando di un possibile “silenzio assenso” da parte di chi avrebbe potuto, e forse dovuto, accorgersi di quanto stava accadendo. – “Non parliamo di una metropoli: in una città come Castellammare di Stabia tutti si conoscono, si sa chi fa cosa”, ha sottolineato, aggiungendo che in uno Stato di diritto non ci si può permettere una tale tolleranza verso comportamenti mafiosi. – Sono attualmente in corso ulteriori approfondimenti per accertare le eventuali responsabilità dei vertici societari. L’obiettivo è verificare se vi siano stati comportamenti omissivi, connivenze o vere e proprie complicità con il sistema di gestione mafiosa che avrebbe per anni influito sul destino della squadra gialloblù. – 21 ottobre 2025

Fonte NapoliToday
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