Cento operai coinvolti. La DIA indaga, Fincantieri rassicura il ricollocamento garantito
Castellammare di stabia– Il cuore industriale stabiese torna a battere sotto l’ombra lunga della criminalità organizzata. Fincantieri, colosso italiano della cantieristica navale, ha ufficialmente escluso una ditta dell’indotto attiva nello stabilimento di Castellammare, dopo che un’inchiesta della Direzione Investigativa Antimafia ha ipotizzato legami tra l’azienda e ambienti vicini alla camorra locale. Il provvedimento è arrivato ieri, a circa sei settimane da un’operazione condotta nel cuore dell’estate, quando una trentina di agenti della DIA fecero irruzione nel cantiere navale di via Caio Duilio, sequestrando una grande quantità di documenti. L’indagine, al momento riservata, potrebbe estendersi anche ad altre imprese coinvolte negli appalti. In passato, altre inchieste hanno già rivelato un sistema fatto di estorsioni, assunzioni imposte e infiltrazioni mafiose nel tessuto industriale cittadino.Fincantieri ha reagito prontamente: “Tolleranza zero verso ogni opacità”, ha dichiarato in una nota, ribadendo il rispetto del Protocollo di legalità siglato con il Ministero dell’Interno lo scorso giugno.
A preoccupare ora è il destino dei circa 100 lavoratori impiegati dalla ditta estromessa. Molti hanno espresso solidarietà al titolare. L’azienda triestina però rassicura: «La continuità occupazionale è una priorità. È già in corso il ricollocamento presso altre imprese dell’indotto». Il gruppo ha inoltre ribadito che lo stabilimento di Castellammare rappresenta un presidio industriale strategico, con attività pianificate almeno fino al 2029.
La decisione di Fincantieri segna un punto fermo nella lotta alle infiltrazioni criminali nel tessuto produttivo campano. Un segnale chiaro, soprattutto in un momento in cui la criminalità organizzata tenta di rientrare nei circuiti economici legali con modalità sempre più sofisticate.Ma il caso della ditta estromessa dimostra anche quanto sia fragile e vulnerabile il sistema industriale locale, spesso lasciato solo a difendersi da pressioni illecite e logiche clientelari. Ora spetta alla magistratura fare piena luce sui collegamenti tra imprese e camorra. E alle istituzioni, il compito – urgente – di rafforzare i meccanismi di controllo e proteggere il lavoro onesto, che ogni giorno rischia di essere soffocato da interessi criminali. – 07 settembre 2025

















