Incendi a Castellammare e dintorni, tra emergenza ambientale,sospetti dolosi e prevenzione inesistente

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Dietro le fiamme che devastano discariche e periferie si potrebbe profilare una regia invisibile. Il fuoco  per coprire abusi, traffici e incuria. Un probabile  strumento per cancellare prove, sbloccare aree e aggirare la legalità.  Nel frattempo che le comunità respirano fumi tossici, le istituzioni inseguono l’emergenza,allo stesso tempo, la prevenzione resta al palo. 

Castellammare di Stabia – L’ennesima  colonna di fumo nero  ha dipindo, ancora una volta nel giro di qualche mese,il cielo nell’aria stabiese. Stavolta lo scenario è stata l’area al disotto del ponte San Marco, dove a bruciare, ancora una volta, una discarica abusiva a ridosso del viadotto autostradale.  Quello di ieri non è un episodio isolato, ma bensì l’ennesima tappa di un’estate segnata da incendi sospetti e ripetuti, spesso in aree già attenzionate dalle Autorità. A Moregine, nella periferia di Pompei, a inizio agosto, le fiamme hanno distrutto un deposito giudiziario di auto sotto sequestro. Pochi giorni dopo, sempre a Pompei, è andato in fiamme un capannone di abiti usati in via Spinelli. Intanto, i versanti del Vesuvio si sono ritrovati ancora una volta vulnerabili e indifesi, con roghi che hanno  riaperto vecchie ferite mai rimarginate. In queste ore , una immensa nube di fumo nero e tossico,avvolge l’area intorno al viadotto San Marco.  Un contesto dove, nel raggio di pochi chilometri si incontrano discariche croniche, capannoni fantasma, depositi mai bonificati e controlli intermittenti. Aree fragili, ai margini della legalità, dove basta una scintilla – dolosa o accidentale, per mandare in fumo interi pezzi di territorio.  La frequenza, la localizzazione e la tempistica dei roghi pongono, tuttavia,  una serie di interrogativi tra i quali la possibile matrice dolosa ma soprattutto a chi conviene appiccare incendi il cui il fuoco può diventare uno strumento per “azzerare” prove, liberare spazi, aggirare controlli.Tanti tasselli  di uno stesso mosaico, di  un fenomeno esteso, frequente e inquietante. Le fiamme bruciano anche ciò che non si vuole far trovare, una vera e propria  scorciatoia criminale che ultimamente si ripete con una preoccupante regolarità.

Intanto, gli incendi non colpiscono solo l’ambiente, ma anche la salute pubblica, quando a bruciare sono materiali eterogenei come plastica, gomma, tessuti, vernici, le cui emissioni possono essere altamente tossiche. In questi casi servono rilievi ambientali immediati, comunicazioni chiare ai residenti , ma soprattutto una catena di comando visibile. – Ma il punto  a ben vedere è un altro, ovvero la  bonifica, il monitoraggio e la messa in sicurezza  di questi luoghi degradati. Infatti,nel frattempo che le comunità respirano fumi tossici, le istituzioni inseguono l’emergenza,allo stesso tempo, la prevenzione resta al palo. Oggi la gestione sembra affidata più che altro all’improvvisazione e di conseguenza, come consuetudine, dopo l’allarme resta il silenzio. Se le immagini della nube nera sotto il ponte San Marco resteranno impresse nella memoria collettiva sembra lecito che nel frattempo  serve un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni locali, regionali e nazionali. In quanto la realtà che si sta vivendo in queste zone  rappresenta senz’altro una questione politica, sociale e ambientale. Non bastano comunicati di circostanza ma una strategia stabile di presidio del territorio.  In particolar modo se inzia a consolidarsi il sospetto che dietro questi incendi ci siano mani esperte e interessi precisi, allora il fuoco non è più un imprevisto stagionale, ma bensì  un linguaggio criminale che si rafforza con ogni incendio lasciato senza risposta. – 02 settembre 2025

Fonte e foto IGV News
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