Un aspetto raramente trattato nel dibattito: chi la tassa la incassa realmente, giorno per giorno, ospite dopo ospite. Ovvero di colui che si spoglia dei suoi panni professionali per indossare quelli, del tutto impropri , dell’impiegato comunale non retribuito. Giustificando, sempre più di frequente, scelte altrui e difendendo il Comune da accuse spesso legittime
Sorrento – Nel grande flusso del turismo italiano, ogni ospite che pernotti in una struttura ricettiva lascia una piccola traccia economica dietro di sé: la tassa di soggiorno. Un contributo che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe servire a migliorare i servizi turistici, l’accoglienza e l’arredo urbano delle città che accolgono visitatori da tutto il mondo. Ma dietro questa voce apparentemente tecnica e poco visibile, si cela una dinamica che suscita da anni polemiche e interrogativi: dove finisce esattamente questo denaro e soprattutto, chi si fa carico, materialmente e psicologicamente, della sua riscossione? Spesso milioni di euro che non è dato sapere del come vengono investiti, Sorrento ad esempio, per il 2024 ,ha incassato oltre 8 milioni di euro e la stessa cifra potrebbe essere uguagliata anche quest’anno. – Le critiche alle amministrazioni comunali sulla gestione della tassa di soggiorno non si contano più. Cittadini, albergatori, operatori del turismo e gli stessi turisti, spesso si chiedono come e quanto vengano reinvestiti questi fondi. In alcune città si è arrivati addirittura all’assurdo: uffici comunali ed enti collaterali hanno chiesto una quota della tassa per finanziare le proprie attività, spostando risorse da quella che dovrebbe essere una “tassa di scopo”, ovvero destinata specificamente a migliorare il comparto turistico.
Eppure, c’è un aspetto raramente trattato nel dibattito: chi la tassa la incassa realmente, giorno per giorno, ospite dopo ospite. La figura in prima linea in questa attività, troppo spesso sottovalutata , è quella del portiere d’albergo.
È lui, o lei, che al momento del check-out, tra sorrisi di cortesia e pratiche di pagamento, si ritrova a dover spiegare l’origine, la funzione e il senso di una tassa imposta da un ente pubblico. Il Portiere, in quel momento, si spoglia dei suoi panni professionali per indossare quelli, del tutto impropri , dell’impiegato comunale non retribuito. Deve giustificare scelte altrui, difendere il Comune da accuse spesso legittime, subire lamentele da turisti stranieri e italiani che percepiscono la tassa come un balzello inutile. – Una difesa che avviene in trincea, senza strumenti né compensi. E mentre i Comuni incassano milioni grazie al lavoro silenzioso e capillare svolto dagli albergatori, nessun riconoscimento viene riservato a chi, alla reception, si fa carico della parte più scomoda della macchina fiscale.
Se dunque si parla, come talvolta accade, di destinare una percentuale dell’imposta a uffici pubblici o a enti vari, perché non pensare di riconoscere qualcosa anche ai portieri d’albergo? Non solo economicamente, ma anche simbolicamente. Perché sono loro i veri frontliner di un sistema che ha bisogno di trasparenza, equità e perché no, un po’ più di giustizia nella distribuzione degli oneri. – In fondo, ogni tassa ha bisogno di chi la incassa. E chi lo fa con cortesia, pazienza e senso del dovere, merita almeno di non essere dimenticato. – 31 luglio 2025

















