Il Tribunale di Torre Annunziata ha riconosciuto la credibilità delle dichiarazioni del cronista de Il Fatto Quotidiano, condannando in primo grado l’imprenditore a due anni e otto mesi. La vicenda si intreccia con l’aggressione all’ambientalista Claudio d’Esposito e con le inchieste sulle vicende edilizie della Penisola sorrentina
Penisola sorrentina – Un racconto «coerente, preciso e privo di contraddizioni tali da minarne l’attendibilità». Tale è il giudizio espresso dal Giudice Adele Marano nelle motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Torre Annunziata ha condannato in primo grado Salvatore Langellotto a due anni e otto mesi di reclusione per atti persecutori nei confronti di Vincenzo Iurillo, giornalista di giudiziaria de Il Fatto Quotidiano. Le motivazioni, depositate il 14 ottobre e articolate in 27 pagine, ricostruiscono le minacce e le condotte moleste contestate all’imprenditore tra aprile 2023 e gennaio 2024. Secondo l’accusa, l’obiettivo sarebbe stato intimidire il cronista e ostacolarne il lavoro giornalistico sulle vicende che riguardavano lo stesso Langellotto.
Il giudice ha sottolineato che Iurillo non avrebbe enfatizzato indiscriminatamente ogni episodio, precisando anzi che i primi contatti, considerati isolatamente, non lo avevano indotto a presentare querela. La portata intimidatoria delle condotte sarebbe emersa con il loro ripetersi e aggravarsi. Le motivazioni chiariscono inoltre che la prosecuzione dell’attività giornalistica non esclude il reato di stalking. In quel periodo, infatti, il cronista aveva dovuto modificare radicalmente le proprie abitudini di vita e comunicare i propri spostamenti alle forze dell’ordine, secondo le indicazioni del commissariato di pubblica sicurezza di Sorrento. Le precauzioni cessarono dopo l’arresto di Langellotto, avvenuto il 26 gennaio 2024.
La vicenda e le inchieste sulla Penisola sorrentina
La condanna riguarda anche le lesioni provocate a Claudio d’Esposito, presidente del Wwf Terre del Tirreno, aggredito a Sant’Agnello nel marzo 2023 e costretto a ricorrere alle cure mediche per la frattura di una costola. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’aggressione sarebbe stata una ritorsione per le denunce ambientaliste che avevano ostacolato la realizzazione di 252 box interrati in un ex agrumeto di Sorrento. Le vicende si intrecciano con le inchieste giornalistiche sui rapporti societari tra Langellotto e l’ex sindaco di Sorrento Giuseppe Cuomo, temi richiamati anche nella relazione della commissione d’accesso al Comune di Sorrento, che aveva proposto lo scioglimento dell’ente per infiltrazioni della criminalità organizzata. La proposta non fu accolta dal Ministero dell’Interno. Il pubblico ministero Antonio Barba e il procuratore Nunzio Fragliasso avevano chiesto una condanna a cinque anni. Il giudice ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra gli atti persecutori e le lesioni, concedendo le attenuanti generiche e determinando la pena complessiva in due anni e otto mesi. – La sentenza è di primo grado ed è impugnabile. La decisione e le motivazioni riportano così al centro una questione che riguarda non soltanto le persone coinvolte, ma anche la libertà di informazione e la possibilità per i giornalisti di seguire vicende delicate senza subire intimidazioni. – 20 ottobre 2026
Fonte Vincenzo Iurillo – Il Fatto Quotidiano
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