B&b a Napoli, confermato il tetto del 30% nei palazzi, il resto dovrà restare destinato ai residenti

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Ragioneria e uffici comunali bocciano gli emendamenti. Confermato il limite del 30% per b&b, case vacanze e strutture extralberghiere. Nel frattempo in Penisola sorrentina il tema della residenzialità resta ancora aperto

Napoli – Il Comune mette un limite alla trasformazione delle abitazioni in strutture ricettive. La nuova disciplina approvata  stabilisce che, negli edifici interessati, almeno il 70% dovrà rimanere destinato alla residenza, mentre b&b, case vacanze e altre attività extralberghiere non potranno superare il 30%. Il provvedimento è stato approvato dal Consiglio comunale il 15 settembre. – Una scelta che porta al centro del dibattito un tema ormai cruciale nelle città turistiche: come conciliare la crescita dell’economia turistica con la necessità di garantire abitazioni a chi vive stabilmente sul territorio.

Il percorso verso la nuova regolamentazione non è stato privo di confronto. Gli emendamenti presentati dai consiglieri hanno ricevuto il parere non favorevole della Ragioneria e degli uffici tecnici comunali. – Tra le proposte c’era anche quella di introdurre una fase transitoria per tutelare chi aveva già avviato investimenti o procedimenti amministrativi per l’apertura di nuove strutture. La richiesta riguardava, tra l’altro, chi avesse già presentato SCIA, CILA, titoli abilitativi o altre pratiche edilizie. Gli uffici non hanno accolto la proposta, confermando l’impostazione della nuova disciplina. Respinte anche le proposte finalizzate a rivedere la soglia del 70% sulla base di nuovi indicatori e quella che chiedeva una sospensione temporanea delle nuove autorizzazioni per consentire un censimento più aggiornato delle strutture esistenti.

Il confronto si sposta sui controlli

Il dibattito non si esaurisce comunque nella percentuale 70-30. In Consiglio sono state presentate anche mozioni e ordini del giorno per chiedere più controlli, maggiore presenza della Polizia Locale e un contrasto più efficace all’abusivismo. Sul tavolo anche la richiesta di tutelare gli operatori che possano dimostrare di avere già effettuato investimenti prima dell’entrata in vigore delle nuove regole.

Intanto, in Penisola Sorrentina?

È proprio questo il punto che apre un confronto inevitabile con la Penisola Sorrentina, uno dei territori a maggiore vocazione turistica della Campania. Nei Comuni della Penisola esistono gli adempimenti previsti per le locazioni brevi e le strutture ricettive, compresi i sistemi regionali di identificazione e registrazione. Ma il caso Napoli porta in primo piano una questione diversa, ovvero, quanto patrimonio abitativo deve essere preservato per i residenti e quanto può essere destinato stabilmente alla ricettività turistica?

Una domanda che oggi assume un peso ancora maggiore alla luce della normativa regionale. La Campania consente infatti ai Comuni, attraverso gli strumenti di pianificazione urbanistica, di individuare specifici ambiti nei quali la locazione breve può essere ammessa oppure subordinata a precise condizioni, tenendo conto delle caratteristiche e delle esigenze dei singoli territori. È uno strumento che potrebbe quindi aprire anche per la Penisola sorrentina una riflessione sulla densità ricettiva, sulla disponibilità di abitazioni e sull’equilibrio tra turismo e residenza. – Napoli ha scelto di fissare una soglia precisa. La Penisola, invece, si trova davanti alla possibilità di interrogarsi su quale modello adottare per il futuro, anche attraverso la pianificazione urbanistica.

La sfida è la casa

Il punto, in fondo, non riguarda soltanto il numero di b&b o di case vacanza. Riguarda il modello di sviluppo di un territorio turistico. La crescita delle locazioni brevi rappresenta una componente importante dell’economia dell’accoglienza, ma la trasformazione di una parte crescente del patrimonio immobiliare in alloggi destinati ai visitatori può incidere sulla disponibilità di abitazioni per residenti, lavoratori e giovani.

Per Napoli la risposta è arrivata con un rapporto preciso: 70% residenza, 30% ricettività.

Per la Penisola sorrentina il confronto è appena all’inizio. Ma la nuova normativa regionale mette oggi nelle mani dei Comuni uno strumento in più per decidere se e come governare il fenomeno, prima che siano le dinamiche del mercato a determinare da sole l’equilibrio tra città turistica e città abitata. – 16 settembre 2026

Fonte Ansa
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