Overtourism in Penisola Sorrentina, un’emergenza da raccontare che non può diventare normalità

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Residenti in difficoltà, affitti sempre più onerosi e territorio sotto pressione: una criticità ormai evidente che l’informazione locale ha il dovere di continuare a raccontare e che le istituzioni non possono più rinviare

La Penisola Sorrentina ha un problema che non può più essere archiviato come una semplice conseguenza del successo turistico, l’overtourism. Le presenze aumentano, le strade si riempiono, le strutture ricettive crescono e la destinazione continua ad attirare visitatori da ogni parte del mondo. Ma, contemporaneamente, diminuiscono i residenti, i giovani fanno sempre più fatica a costruire qui il proprio futuro e trovare una casa a prezzi sostenibili è diventato per molti un problema concreto.

È il paradosso di un territorio sempre più attrattivo per chi arriva e, allo stesso tempo, sempre più difficile da vivere per chi resta. Non è una contraddizione nuova, né un fenomeno sconosciuto alle istituzioni. Se ne parla da anni. La vera questione, oggi, è capire quanto ancora si possa aspettare prima di affrontarlo con una strategia seria e condivisa. – Il dato demografico dovrebbe rappresentare uno dei principali campanelli d’allarme. A Sorrento, nell’arco di poco più di vent’anni, si sono persi circa 2.500 residenti. E il fenomeno non riguarda esclusivamente Sorrento, l’intera Penisola deve fare i conti con invecchiamento della popolazione, saldi naturali negativi e giovani che sempre più spesso sono costretti a cercare altrove casa, lavoro e prospettive. – Non si può attribuire tutto al turismo, ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il rapporto tra crescita turistica, mercato immobiliare e trasformazione delle abitazioni. Quando una casa destinata a una famiglia può garantire un rendimento maggiore attraverso le locazioni brevi, la pressione sul mercato residenziale aumenta. Quando gli affitti diventano incompatibili con gli stipendi di chi lavora sul territorio, una parte dei residenti comincia inevitabilmente a guardare altrove, nasce il vero cortocircuito.

Il territorio ha bisogno di lavoratori che non riescono più a viverci – La Penisola ha costruito una parte importante della propria economia sull’accoglienza, e perrtanto, alberghi, ristoranti, bar, negozi, servizi, trasporti e attività turistiche hanno bisogno di personale. Ma chi lavora in questi settori deve anche poter vivere dignitosamente nel territorio in cui lavora. – Se una cameriera, un cuoco, un commesso, un addetto ai servizi o un giovane professionista non riesce a sostenere il costo di un’abitazione, il problema non è più soltanto sociale, diventa anche e soprattutto economico. – Il territorio rischia di avere sempre più bisogno di lavoratori e, contemporaneamente, di diventare incapace di ospitarli stabilmente. Si alimenta così un circolo vizioso fatto di meno residenti, più pendolarismo, maggiore pressione sulla viabilità, difficoltà per le imprese nel reperire personale e ulteriore aumento del costo della vita.

L’assenza di una strategia – In questo scenario, il tema dell’abusivismo ricettivo è certamente importante. Le strutture che operano fuori dalle regole devono essere individuate e sanzionate. È una questione di legalità e anche di tutela di chi lavora correttamente. Per tale motivo occorre evitare che il dibattito si riduca alla semplice “caccia al B&B abusivo”.

I cittadini possono segnalare eventuali irregolarità, ma i controlli spettano alle autorità competenti. Non si può pensare di trasformare i residenti in controllori permanenti del proprio condominio o del proprio quartiere. Poi, anche eliminando ogni forma di abusivismo, il problema principale rimarrebbe su modello turistico su cui puntar e in futuro. Il punto non è demonizzare i B&B, gli affitti brevi o chi lavora nel turismo. Il punto è governare un fenomeno che, lasciato senza una strategia complessiva, rischia di modificare profondamente il tessuto sociale del territorio. – Necessiterebbe, come piu volte ribadito, un osservatorio permanente sulla residenzialità e sul turismo, capace di raccogliere e rendere leggibili dati aggiornati su popolazione, abitazioni, locazioni brevi, strutture ricettive, prezzi degli affitti, presenze turistiche e personale impiegato nel comparto. Serve una vera politica abitativa che favorisca gli affitti residenziali, soprattutto per giovani, famiglie e lavoratori. Servono controlli più efficaci sulle attività irregolari, senza trasformare questa esigenza in una guerra tra vicini. E serve soprattutto un coordinamento tra i Comuni della Penisola, perché il fenomeno non si ferma ai confini amministrativi.

Il turista che soggiorna in un Comune utilizza le strade degli altri, si sposta sul territorio e contribuisce alla pressione complessiva su mobilità, parcheggi, servizi e infrastrutture. Allo stesso modo, chi lavora in un Comune può abitare in un altro. Il mercato immobiliare, quello del lavoro e quello turistico sono ormai strettamente collegati. Il problema deve quindi essere affrontato come problema di territorio e non come emergenza del singolo Comune.

La responsabilità dell’informazione – Un’inchiesta, un articolo o una denuncia possono accendere i riflettori su un problema. Ma se dopo qualche giorno tutto torna nel silenzio, anche l’attenzione delle istituzioni rischia di spegnersi. Per tale motivo, l’informazione territoriale deve continuare a occuparsi di overtourism, casa, residenti, lavoro e trasformazione urbana. Non soltanto quando arriva l’estate, quando le strade sono congestionate o quando emerge un caso di abusivismo. Occorre raccontare il fenomeno durante tutto l’anno, mettere a confronto i dati, verificare ciò che viene fatto dalle amministrazioni, seguire le decisioni, evidenziare ciò che non funziona e dare spazio alle possibili soluzioni. Informare con continuità significa anche esercitare una funzione di stimolo e di controllo democratico. Un problema ripetutamente documentato diventa più difficile da ignorare. Ed è proprio questo uno dei compiti più importanti dell’informazione locale, mantenere alta l’attenzione affinché le emergenze non vengano considerate normali e affinché chi ha responsabilità amministrative sia chiamato, nel tempo, a confrontarsi con esse.

Il pericolo che  l’emergenza diventi normalità – La Penisola Sorrentina non deve scegliere tra turismo e residenti. Deve scegliere come far convivere turismo e residenzialità. Il turismo è una ricchezza, ma lo è davvero soltanto se genera benessere anche per la comunità che lo ospita. Una Penisola con meno residenti, più pendolari, case sempre più costose e servizi sottoposti a una pressione crescente non è necessariamente una Penisola più prospera. È una Penisola che rischia di consumare lentamente una parte del proprio equilibrio. Correggere un modello quando è ancora possibile farlo è molto più semplice che cercare di ricostruire, domani, ciò che oggi stiamo lentamente perdendo. Servono scelte politiche, controlli, programmazione e una strategia comune. Ma serve anche continuare a parlarne.  Il compito dell’informazione territoriale non è soltanto raccontare una realtà. È fare in modo che quella realtà non venga dimenticata, non venga normalizzata e continui a essere sottoposta all’attenzione di chi ha il compito e la responsabilità di intervenire. L’overtourism non può diventare la normalità della Penisola Sorrentina, e finché qualcuno continuerà a chiamarla “normalità”, noi continueremo a denunciarla. – 01 settembre 2026

 

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