Sorrento e le chiavi della palestra del Salvemini, confronto tra Comune e scuola sull’uso extrascolastico

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La dirigente chiede di rinviare la consegna formale, mentre l’assessore Antonio Maresca richiama la convenzione con la Città Metropolitana.  Il confronto  apre una riflessione più ampia, se gli impianti scolastici, fuori dall’orario delle lezioni, possono diventare luoghi di sport, aggregazione e prevenzione del disagio giovanile. La vicenda pone l’attenzione su una questione che riguarda numerosi istituti italiani

Sorrento– La palestra del liceo scientifico Gaetano Salvemini finisce al centro di un confronto tra Comune e istituzione scolastica. Una vicenda che nasce dalla richiesta dell’Amministrazione comunale di ottenere la disponibilità delle chiavi della struttura per consentire lo svolgimento delle attività sportive in orario extrascolastico, ma che porta con sé una questione più generale, ovvero del  come devono essere utilizzate le palestre degli istituti scolastici quando terminano le lezioni.

La questione è emersa dopo la diffida trasmessa il 1° ottobre dal Comune di Sorrento alla dirigente scolastica, con la quale viene  chiesto la consegna delle chiavi della palestra per consentire l’accesso alle società sportive autorizzate nelle fasce orarie non interessate dalle attività didattiche. Il Comune richiama la convenzione sottoscritta il 10 luglio 2026 con la Città Metropolitana di Napoli. Un accordo che, secondo l’Amministrazione, disciplina anche l’utilizzo della palestra dell’istituto. Un chiarimento importante è arrivato dall’assessore Antonio Maresca, che ha richiamato l’articolo 2 della convenzione, sottolineando come nel trasferimento in uso gratuito sia ricompreso espressamente anche l’«edificio 2, adibito a palestra», che resta di proprietà comunale. La posizione dell’amministrazione è quindi che la palestra debba essere considerata prioritariamente uno spazio destinato alla scuola durante l’orario delle lezioni, ma non possa essere ritenuta nella disponibilità esclusiva dell’istituto anche quando l’attività didattica è terminata.

Nella ricostruzione della vicenda va però precisato un elemento, la dirigente scolastica non avrebbe rifiutato la consegna delle chiavi. Avrebbe invece chiesto di rinviare la formalità, essendo impegnata in un’altra attività istituzionale.Una distinzione non secondaria, perché una richiesta di differimento non equivale a un diniego. Il confronto, dunque, sembra riguardare soprattutto le  modalità organizzative e la gestione della struttura nelle diverse fasce orarie, più che una contrapposizione sul principio dell’utilizzo extrascolastico della palestra.

Il punto di equilibrio appare quello indicato dallo stesso assessore Maresca ovvero, durante le lezioni la palestra deve essere pienamente disponibile per le attività scolastiche; al termine dell’orario scolastico e delle attività proprie dell’istituto, il suo utilizzo sportivo può invece essere organizzato secondo la normativa vigente e gli accordi tra gli enti competenti.

Una questione che va oltre Sorrento

Il caso del Salvemini potrebbe comunque avere un significato che va ben oltre la realtà sorrentina. L’utilizzo delle palestre scolastiche in orario extrascolastico riguarda infatti numerosi Comuni e istituti italiani, chiamati a conciliare le esigenze della scuola con quelle delle associazioni e delle società sportive. Le palestre scolastiche rappresentano spesso una delle poche strutture disponibili per praticare sport e, proprio per questo, il loro utilizzo nelle ore pomeridiane e serali può assumere anche un’importante funzione sociale. Non si tratta soltanto di garantire spazi alle società sportive. Aprire questi luoghi alla comunità significa offrire a tanti giovani occasioni di incontro, partecipazione e crescita. In un periodo nel quale molti ragazzi rischiano di rimanere senza adeguati punti di riferimento e in cui possono emergere fenomeni di disagio e microdelinquenza, lo sport può rappresentare un’alternativa concreta, favorendo disciplina, rispetto delle regole, inclusione e senso di appartenenza. Le palestre, quindi, possono diventare veri e propri luoghi di aggregazione, dove l’attività sportiva si accompagna a un percorso educativo e sociale. Un ruolo che coinvolge scuole, amministrazioni, associazioni e società sportive, chiamate a collaborare affinché gli impianti pubblici possano essere utilizzati nel modo più efficace possibile.

La vicenda del Salvemini pone così una questione che non può essere ridotta alla semplice consegna di alcune chiavi. La sfida è trovare un’organizzazione capace di tutelare innanzitutto il diritto degli studenti a svolgere regolarmente le attività didattiche e, nello stesso tempo, consentire alla comunità di utilizzare la struttura quando la scuola non ne ha necessità.

Quindi, non una contrapposizione tra scuola e sport,  ma la ricerca di un equilibrio. Perché una palestra scolastica, quando le lezioni sono terminate, può diventare qualcosa di più di un semplice impianto, può trasformarsi in uno spazio pubblico di sport, aggregazione e crescita, offrendo ai giovani un luogo nel quale stare insieme e costruire relazioni positive. – 02 Ottobre 2026

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