Il giornalista de Il Fatto Quotidiano premiato per il rigore e la continuità del suo lavoro sui fenomeni criminali. Un riconoscimento che assume un significato particolare per la Penisola Sorrentina, dove negli ultimi anni le sue inchieste hanno portato alla luce vicende e criticità legate ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico e istituzionale
Sorrento – C’è un valore che va oltre il semplice riconoscimento professionale nella scelta di assegnare a Vincenzo Iurillo, giornalista de Il Fatto Quotidiano, il Premio Michele Cavaliere per la categoria “Informazione”.
Il premio, giunto alla sua ottava edizione, nasce per ricordare Michele Cavaliere, imprenditore di Gragnano ucciso nel 1996 dopo essersi opposto alla camorra e al pagamento del pizzo. Un nome che negli anni è diventato simbolo di coraggio civile e di rifiuto della criminalità organizzata. La giuria ha scelto Iurillo riconoscendogli “il rigore e la continuità” dell’impegno professionale nel racconto dei fenomeni criminali e il contributo a mantenere alta l’attenzione sui temi della legalità e della responsabilità civile. La cerimonia di consegna del premio è prevista a fine novembre a Castellammare di Stabia.
Un riconoscimento che parla anche alla Penisola Sorrentina – Per il territorio della Penisola Sorrentina, il premio assume un significato particolare. Iurillo vive infatti in Costiera e negli ultimi anni ha concentrato una parte importante del proprio lavoro proprio sulle vicende che hanno riguardato i territori nei quali vive e lavora. Il suo giornalismo ha raccontato inchieste giudiziarie, rapporti tra politica, imprenditoria e interessi economici, provvedimenti delle autorità e vicende che hanno alimentato interrogativi sulla capacità della criminalità organizzata di penetrare nei settori dell’economia e della vita pubblica. Un’attività che, al di là delle singole vicende giudiziarie, pone una questione più ampia,ovvero, quanto sia importante per un territorio come la Penisola Sorrentina mantenere alta l’attenzione sui possibili fenomeni di infiltrazione criminale. – Un territorio caratterizzato da un’economia fortemente legata al turismo, all’edilizia, al commercio e ai servizi, rappresenta infatti uno spazio nel quale il tema della legalità assume un peso particolare. Ed è proprio su questi intrecci che il lavoro dell’informazione può svolgere una funzione di controllo e di approfondimento.
Dal “Sistema Sorrento” alle inchieste sul territorio

Ma l’attività di Iurillo sul territorio non si è limitata al caso Sorrento. Il giornalista, da sempre, segue anche le vicende che interessano i territori di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, comprese quelle che, ultimamente, hanno portato agli scioglimenti dei rispettivi Comuni per infiltrazioni della criminalità organizzata. Una mole di lavoro che si inserisce in un percorso professionale iniziato con la nascita de Il Fatto Quotidiano e caratterizzato negli anni da numerose inchieste di rilevanza nazionale.
I rischi del giornalismo d’inchiesta
Un giornalismo, quello di Vincenzo Iurillo, che può creare attenzione ma anche reazioni. Fare, infatti, giornalismo d’inchiesta su fenomeni criminali significa inevitabilmente entrare in territori complessi. Una delle recenti vicende raccontate da Iurillo è quella relativa a un imprenditore della Penisola Sorrentina, la cui storia fu al centro di un’inchiesta giornalistica successivamente ripresa anche dalla televisione. Per il lavoro svolto su quella vicenda, il giornalista riferì di essere stato vittima di atti persecutori e, per un periodo, sottoposto a una misura di vigilanza e tutela. Nel luglio scorso l’imprenditore citato nella relazione della commissione d’accesso relativa al Comune di Sorrento è stato condannato in primo grado a due anni e otto mesi, oltre al risarcimento dei danni nei confronti del giornalista.
Si tratta di vicende che, indipendentemente dal loro sviluppo giudiziario, restituiscono la dimensione concreta del lavoro di un cronista che decide di occuparsi stabilmente dei rapporti tra criminalità, politica, economia e territorio.
Il Premio Michele Cavaliere negli anni ha riconosciuto il lavoro di personalità impegnate, a vario titolo, sul fronte della legalità. Tra i premiati delle precedenti edizioni figurano, tra gli altri, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il sociologo Isaia Sales, l’arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia, il procuratore di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso, Giuseppe Antoci, Nando Dalla Chiesa, Maria Luisa Iavarone, Nello Trocchia e Gianfelice Imparato. L’inserimento di Iurillo nella categoria dedicata all’informazione sottolinea dunque il ruolo attribuito al giornalismo nel mantenere aperto il confronto pubblico sui temi della legalità.
In una realtà come la Penisola Sorrentina, dove la reputazione internazionale e la forza dell’economia turistica convivono con le criticità che possono emergere dal rapporto tra grandi interessi economici, trasformazioni urbanistiche e attività imprenditoriali, avere giornalisti che seguono con continuità questi fenomeni rappresenta un elemento importante del dibattito pubblico. Il riconoscimento a Vincenzo Iurillo arriva, dunque, anche come attestazione di questo lavoro quotidiano, raccontare ciò che accade, accendere i riflettori sulle zone d’ombra e lasciare che siano documenti, inchieste e fatti a interrogare l’opinione pubblica. Una delle missioni più importanti del giornalismo d’inchiesta è prorio quella di portare alla luce ciò che rischia di rimanere nascosto, senza sostituirsi alla magistratura o alle istituzioni, ma contribuendo a garantire il diritto dei cittadini a conoscere la verità. – 27settembre 2026
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