Sorrento, il caso della presunta solidarietà del sindaco e il nuovo corso alla prova della trasparenza

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Un presunto raid davanti a un’abitazione riaccende una vicenda che va ben oltre la cronaca, una solidarietà attribuita al sindaco Corrado Fattorusso ma non confermata dal Comune, un presunto intervento sollecitato dai Carabinieri e una circostanza che rischia di diventare terreno di scontro politico. Dopo la stagione del “Sistema Sorrento”, ogni possibile ambiguità merita di essere chiarita, soprattutto davanti a chi quel sistema lo ha combattuto pagando spesso personalmente il prezzo delle proprie battaglie. E intanto, ancora una volta, la stampa locale sembra scegliere il silenzio.

Sorrento –  Ci sono episodi di cronaca che si esauriscono nel fatto che li ha generati. E ce ne sono altri che, per il contesto nel quale maturano e per i protagonisti che coinvolgono, finiscono inevitabilmente per interrogare anche la politica. Quello accaduto nei giorni scorsi a Sorrento appartiene, almeno per ora, alla seconda categoria.

Alcuni organi di informazione hanno riferito di un presunto raid notturno davanti a un’abitazione. Secondo quanto riferito, alcuni giovani avrebbero raggiunto il cancello condominiale, dove sarebbero state rivolte minacce e lanciati alcuni oggetti. La famiglia coinvolta avrebbe quindi richiesto l’intervento dei Carabinieri e successivamente presentato denuncia, consegnando agli investigatori filmati e registrazioni dell’accaduto. – La vicenda, per quanto grave possa apparire, dovrà naturalmente essere verificata attraverso le indagini. Potrebbe essersi trattato di un episodio intimidatorio, di una lite degenerata o, come pure è stato ipotizzato, di una bravata tra ragazzi. Saranno gli investigatori a ricostruire la dinamica e ad accertare che cosa sia realmente accaduto.

C’è, tuttavia, un elemento che introduce una questione diversa e che riguarda direttamente la dimensione politica della vicenda.

Secondo quanto riferito dallo stesso interessato, attraverso i social network e successivamente ripreso da alcuni organi di informazione non locali, il sindaco Corrado Fattorusso avrebbe manifestato solidarietà alla famiglia e dichiarato l’intenzione di interessare della vicenda gli organi superiori. Una circostanza che, se confermata, meriterebbe di essere chiarita dallo stesso primo cittadino, soprattutto per comprendere in quali circostanze e per quali ragioni abbia ritenuto opportuno intervenire.

Ma su questo punto è necessaria una precisazione fondamentale, la presunta solidarietà del sindaco non risulta, al momento, confermata ufficialmente dal Comune. Si tratta di una circostanza riferita dalla persona coinvolta e resa pubblica attraverso i social, quindi ripresa da alcune testate esterne al territorio. Non è dunque possibile presentarla come un fatto accertato.

Ed è proprio questa incertezza a rendere necessario un chiarimento, senza anticipare conclusioni né attribuire intenzioni. Il rilievo della vicenda non dipende soltanto dal presunto raid, ancora tutto da verificare, ma anche dal particolare contesto nel quale si inserisce e dal ruolo assunto negli anni dal protagonista nella tormentata storia amministrativa recente di Sorrento

Che cosa sia realmente accaduto davanti a quel cancello dovranno stabilirlo le indagini. Al momento non è possibile andare oltre quanto denunciato e raccontato pubblicamente. – Il punto politicamente delicato nasce però dalla presunta solidarietà del sindaco. Se effettivamente Fattorusso fosse intervenuto a sostegno della famiglia, sarebbe opportuno comprendere in quale veste e per quali ragioni. Ancora più significativo appare il passaggio contenuto nella ricostruzione resa pubblica dall’interessato, secondo cui l’intervento del primo cittadino sarebbe stato sollecitato dal Comando locale dei Carabinieri.

Anche su questo è necessaria prudenza. Un sindaco può certamente collaborare con le forze dell’ordine, ricevere informazioni, confrontarsi con le autorità competenti e assumere iniziative nell’ambito delle proprie prerogative. Ma una manifestazione pubblica di solidarietà rimane una scelta del primo cittadino. Se quella scelta è maturata nell’ambito di una normale interlocuzione istituzionale legata alla sicurezza, non ci sarebbe nulla di anomalo. Se invece la ricostruzione fosse diversa, sarebbe doveroso chiarirlo. Non è una sottigliezza, bensì una questione di trasparenza.

C’è poi un altro elemento che merita attenzione, il silenzio, o quantomeno la scarsa attenzione, della stampa locale. La vicenda è stata raccontata soprattutto da organi di informazione esterni al territorio, mentre appare molto più contenuta la presenza della notizia nel circuito dell’informazione cittadina. Non sarebbe corretto trasformare questa circostanza automaticamente in un’accusa di censura o di omertà. Potrebbero esserci ragioni editoriali, prudenza o la scelta di attendere gli sviluppi investigativi. Ma quando una vicenda potenzialmente rilevante viene raccontata da alcuni organi e quasi ignorata da altri, si alimenta inevitabilmente nella cittadinanza la percezione di un clima nel quale, ancora una volta, esporsi pubblicamente sia difficile. Sorrento conosce bene quanto la comunicazione possa diventare terreno di scontro.

Il nome della persona coinvolta compare infatti nella relazione della Commissione d’accesso che ha esaminato il Comune e che, come riportato dal giornalista Vincenzo Iurillo su Il Fatto Quotidiano, ha descritto un quadro di particolare gravità, parlando di una significativa permeabilità dell’ente rispetto a interessi e logiche riconducibili alla criminalità organizzata. – Nella relazione, secondo quanto pubblicato da Iurillo, viene contestata all’amministrazione dell’epoca, guidata dall’ex sindaco Massimo Coppola, anche la mancata reazione a una sistematica attività di delegittimazione, diffamazione pubblica e pressione indiretta nei confronti di amministratori e funzionari comunali.

La Commissione, sempre secondo la ricostruzione del quotidiano, avrebbe descritto la persona coinvolta come un soggetto con rilevanti precedenti, collegamenti familiari con ambienti criminali e interessi personali confliggenti con l’azione amministrativa, riferendosi anche alla vicenda delle strutture abusive, al quale sarebbe stato consentito di esercitare per lungo tempo una pressione sull’ambiente comunale attraverso campagne sui social, striscioni, post e l’utilizzo improprio di informazioni provenienti dall’interno dell’ente. Sono valutazioni contenute in una relazione amministrativa e devono essere mantenute distinte dagli accertamenti giudiziari. Ma rappresentano comunque un documento istituzionale che ha contribuito a fotografare una delle pagine più buie della recente storia amministrativa sorrentina.

A questo si aggiunge il dato giudiziario. Le vicende che hanno coinvolto il protagonista sono approdate in più occasioni nelle aule di giustizia, con sentenze di primo grado e, per alcune fattispecie, anche con pronunce divenute definitive. La distinzione è doverosa, una condanna di primo grado non equivale a una sentenza definitiva. Ma sarebbe altrettanto sbagliato far finta che quelle vicende non esistano. Ed è proprio in tale contesto che la presunta solidarietà del sindaco assume un ulteriore significato.

Non si può infatti ignorare che una simile attribuzione, se confermata e soprattutto se ampiamente rilanciata sul piano mediatico, potrebbe rappresentare per lo stesso interessato un’occasione importante per recuperare centralità pubblica dopo una fase segnata da vicissitudini giudiziarie, procedimenti e condanne, alcune delle quali non definitive. Non significa sostenere che questo sia stato il suo obiettivo. Significa semplicemente considerare l’effetto che una simile esposizione potrebbe produrre.

Dopo essere stato per lungo tempo protagonista di campagne sui social e di un duro confronto con politica, amministrazione e informazione, tornare al centro dell’attenzione attraverso una vicenda che coinvolge direttamente il sindaco rappresenterebbe comunque un significativo rilancio della propria figura pubblica. Proprio per tali ragioni che la prudenza, in questa vicenda, dovrebbe essere massima.

Mentre oggi si discute di una presunta vicinanza istituzionale, non si può dimenticare chi, durante quella stagione, ha scelto di combattere.

Dirigenti e funzionari comunali che hanno continuato a lavorare nonostante attacchi e delegittimazioni. Politici e amministratori che hanno denunciato. Giornalisti che hanno raccontato fatti scomodi. Cittadini che hanno affrontato procedimenti e spese legali anche personalmente, continuando a confidare nella Magistratura. Alcuni hanno pagato un prezzo significativo per non essersi voltati dall’altra parte. Hanno affrontato attacchi, solitudine e difficoltà personali senza arretrare di fronte alle proprie responsabilità. È forse proprio a loro che, oggi più che mai, dovrebbe essere rivolto un segnale concreto di solidarietà e vicinanza, a chi ha avuto il coraggio di esporsi, ha sopportato un prezzo spesso pesante e, alla fine, ha trovato nella determinazione la forza per andare avanti.

Hanno presentato denunce, affrontato procedimenti, sostenuto spese e sopportato anni di contrapposizioni. In vari casi la Magistratura ha dato loro ragione attraverso sentenze di primo grado o pronunce divenute definitive. Il loro ruolo non può essere dimenticato proprio nel momento in cui Sorrento cerca di aprire una nuova stagione. Il cambiamento, infatti, non nasce soltanto da un’elezione, ma può cominciare anche quando qualcuno decide di esporsi sapendo che potrebbe pagare personalmente il prezzo della propria scelta.

In questo senso assume un particolare significato la presenza nella nuova amministrazione di Ivan Gargiulo, oggi vicesindaco e, secondo quanto ricostruito da Iurillo, tra coloro che denunciarono gli scandali del “Sistema Sorrento”. Senz’altro un elemento che dà un significato preciso alla promessa di discontinuità.

Da una parte chi denunciò quel sistema. Dall’altra il dubbio, ancora da chiarire, sulla presunta vicinanza del sindaco Fattorusso a uno dei personaggi che la Commissione d’accesso indicò nella propria relazione come protagonista di forme di pressione sull’ambiente amministrativo. Non sono situazioni sovrapponibili, ma il contrasto politico è evidente.

Fattorusso ha vinto le elezioni dopo una stagione nella quale il Comune aveva rischiato lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata. La Commissione d’accesso aveva proposto lo scioglimento e il Governo aveva scelto una strada diversa, imponendo prescrizioni e consentendo lo svolgimento delle elezioni. Gli elettori hanno scelto Fattorusso.

Quella scelta conteneva inevitabilmente una richiesta: voltare pagina.

Voltare pagina non significa negare tutela a chiunque si trovi in una situazione di possibile pericolo. Se una persona viene minacciata o aggredita, deve essere tutelata, indipendentemente dalla sua storia. Ma la tutela delle istituzioni deve essere percepita come uguale per tutti, per il cittadino minacciato come per il funzionario insultato, per il dirigente delegittimato, per il politico attaccato, per il giornalista bersagliato, per chi denuncia e per chi affronta personalmente una battaglia giudiziaria. Proprio questa esigenza di equilibrio che rende delicata la vicenda.

Non sarebbe serio affermare che il “Sistema Sorrento” sia ancora operativo. Non ci sono elementi sufficienti per sostenerlo. Ma sarebbe altrettanto ingenuo ignorare che alcune delle dinamiche che hanno caratterizzato quella stagione, come:  conflitti personali, campagne social, delegittimazioni e difficoltà a esporsi, continuano a produrre interrogativi. Per tali motivi la trasparenza del nuovo corso è fondamentale.

Non sappiamo ancora cosa sia realmente accaduto davanti a quel cancello e sarà compito degli investigatori stabilirlo. Non sappiamo neppure, con certezza, se il sindaco abbia manifestato la solidarietà che gli viene attribuita e in quali circostanze ciò sarebbe avvenuto.

Proprio di fronte a tali interrogativi che si concentra ancora di più il punto politico.

Prima ancora che la vicenda diventi terreno di scontro politico e che  qualcuno dall’opposizione possa trasformarla in un argomento di battaglia, sarebbe auspicabile che fosse lo stesso sindaco a fare chiarezza. Non perché abbia qualcosa da giustificare, ma perché lasciare senza risposta una circostanza così delicata significherebbe consegnarla inevitabilmente alle interpretazioni altrui.

Se quella solidarietà non c’è stata, il sindaco lo chiarisca e il dubbio sarà definitivamente archiviato. Se invece c’è stata, sarà ancora più importante spiegare alla città perché, in quali circostanze e con quale motivazione. Mentre se l’intervento fosse realmente maturato a seguito di una sollecitazione delle forze dell’ordine,in questo caso i Carabinieri, sarà altrettanto utile conoscere in quali termini si sia svolta quella interlocuzione.

Non è un processo. Non è una condanna, ma semplicemente  una richiesta di trasparenza da parte di una città che ha già pagato un prezzo troppo alto per le ambiguità nei rapporti tra politica, istituzioni, interessi privati e comunicazione. Pertanto, il sindaco ha ora l’opportunità di chiarire prima che siano altri a dare alla vicenda una lettura politica. Se la circostanza  si dovesse rivelare infondata, una parola del primo cittadino può chiuderla. Se invece è fondata, una spiegazione tempestiva può evitare che diventi un’arma nelle mani di chi, in Consiglio comunale, potrebbe legittimamente utilizzarla per mettere in discussione la coerenza del nuovo corso.

Sorrento ha scelto di lasciarsi alle spalle una stagione che ha profondamente segnato la città. Ora sono le istituzioni, attraverso le loro scelte e i loro comportamenti, a dover dimostrare che il cambiamento non è soltanto una promessa, ma una realtà. – 30 agosto 2026

 

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