Sorrento dice addio a Nino Cuomo, il Sindaco

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Avvocato, amministratore, giornalista e studioso, aveva 96 anni. Per una generazione di sorrentini fu il primo cittadino nel senso più autentico della parola, presente nelle strade, vicino alla gente, attento al decoro e alla sicurezza della città, ma anche instancabile custode della sua storia e della sua identità

Sorrento — Ci sono uomini la cui scomparsa segna la fine di una vita, e ce ne sono altri la cui morte sembra chiudere una pagina della storia della propria città. Con Antonino “Nino” Cuomo, scomparso all’età di 96 anni, Sorrento perde una delle figure che più profondamente hanno attraversato e interpretato la sua storia civile, politica e culturale. – Avvocato, sindaco, giornalista, scrittore, studioso di storia locale, uomo delle istituzioni e dell’associazionismo, sono molte le definizioni che possono accompagnare il suo nome, ma nessuna, da sola, riesce a raccontarne la personalità. Forse perché Nino Cuomo non si limitò a ricoprire ruoli. Li visse.

Nato a Sorrento il 17 giugno 1930, in via San Francesco, primogenito degli otto figli di Federico Cuomo e Libia Fiorentino, proveniva da una famiglia profondamente legata alla tradizione artigiana della città. Il nonno paterno aveva avviato una fabbrica di oggetti in legno legati all’antica arte dell’intarsio sorrentino, con attività commerciale prima in piazza Tasso e poi in via San Francesco.

Fu uno studente brillante. Dopo gli studi alla Marina Grande e al Convitto San Michele dei Salesiani a Scanzano, conseguì nel 1946 la maturità classica alla Badia di Cava con una media straordinaria di 9,40. Dopo un primo orientamento verso Ingegneria, scelse Giurisprudenza e si laureò nel 1953. Dal 1957 esercitò la professione forense, maturando una particolare esperienza nei settori tributario, agrario e commerciale. Ma già negli anni della professione forense emergeva un tratto che avrebbe accompagnato tutta la sua esistenza, la vicinanza concreta alla gente.

Da giovane avvocato Nino Cuomo fu infatti particolarmente vicino alle famiglie dei coltivatori e dei contadini della collina sorrentina. Per loro rappresentò un punto di riferimento, assicurando un’assistenza continua e mettendo la propria competenza professionale al servizio di una realtà sociale che conosceva direttamente. Era la Sorrento delle campagne, dei piccoli proprietari, dei coltivatori, delle famiglie che vivevano del lavoro della terra. Una Sorrento lontana dalle cartoline turistiche, ma altrettanto autentica e fondamentale per comprendere l’identità della città. Quella conoscenza della comunità, maturata prima ancora dell’esperienza amministrativa, sarebbe diventata uno degli elementi distintivi del suo modo di fare politica.

Negli anni Cinquanta entrò nella Democrazia Cristiana e nel 1960 divenne assessore comunale. Fu poi impegnato sul fronte sanitario, ricoprendo anche incarichi nell’ECA e contribuendo alla crescita e all’organizzazione del nuovo ospedale civile di Sorrento. Ma il capitolo centrale della sua esperienza politica rimane quello da sindaco.

Nel novembre del 1978 assunse la guida della città e venne successivamente confermato dopo le elezioni del 1980, rimanendo in carica fino al 1984.

Uomo dal forte carisma, fu un sindaco profondamente presente nella vita quotidiana della città. Senz’altro un esempio per gli attuali e futuri amministratori.   Nino Cuomo viveva Sorrento, la percorreva, la osservava, ne conosceva le strade, le piazze, le attività commerciali, le campagne e i problemi. Voleva una città pulita e ordinata, ma soprattutto una città controllata, nella quale il rispetto delle regole e il decoro urbano fossero parte integrante dell’azione amministrativa.

Non era raro incontrarlo personalmente nelle strade e nelle piazze. E quando riteneva che un’infrazione non fosse stata rilevata dalle forze dell’ordine, non esitava a intervenire direttamente, arrivando a richiamare gli stessi agenti affinché facessero rispettare le regole. Era un modo di intendere la funzione pubblica forse lontano dai tempi attuali, ma estremamente coerente con la sua idea di responsabilità. Per Cuomo il sindaco non doveva essere soltanto il capo dell’amministrazione. Doveva essere il primo cittadino nel senso più autentico della parola. Il primo a vedere, il primo a intervenire, il primo a sentirsi responsabile della propria città. È probabilmente questa la caratteristica che più di ogni altra resta nella memoria di chi lo ha conosciuto.

Durante i suoi anni alla guida del Comune furono compiute scelte che avrebbero lasciato un segno nella Sorrento degli anni successivi. Nacque la prima zona pedonale nel centro storico, inizialmente contestata da alcuni commercianti e poi divenuta una componente consolidata della città. Furono sostenute importanti iniziative culturali, come il Centro culturale Bartolommeo Capasso e la Mostra-Mercato del Libro e della Stampa Antichi, mentre venne favorita anche la nascita di un Centro dedicato all’educazione ambientale. Era una visione nella quale turismo, cultura, ambiente e identità non erano mondi separati, ma elementi di una stessa idea di Sorrento. Poi arrivò il terremoto del 23 novembre 1980.

Fu probabilmente la prova più difficile del suo mandato. Cuomo rientrò a Sorrento con ogni mezzo possibile e si trovò a gestire un’emergenza che imponeva di garantire assistenza alla popolazione, verificare la sicurezza degli edifici e assicurare il funzionamento della macchina comunale, mentre gli uffici erano costretti a lasciare il Municipio. Ma c’era anche un’altra battaglia da combattere, impedire che l’immagine di una Sorrento devastata dal terremoto compromettesse la stagione turistica e, con essa, l’economia dell’intera comunità. Cuomo arrivò fino a Londra per una conferenza stampa, con l’obiettivo di rassicurare l’opinione pubblica internazionale e raccontare una città che, pur colpita dal sisma, era pronta a rialzarsi. Anche in questo si ritrova la sua idea di amministrazione,  affrontare il problema nel momento stesso in cui si presenta, senza perdere di vista ciò che sarebbe venuto dopo.

Da sindaco rappresentò inoltre Sorrento in importanti appuntamenti nazionali e internazionali. Incontrò la Regina Elisabetta II a bordo del panfilo reale Britannia, partecipò alle iniziative legate alla visita di Giovanni Paolo II e incontrò personalità della politica, della cultura, della diplomazia e dello spettacolo. – Ma se la politica fu una parte importante della sua vita, la cultura fu probabilmente la sua passione più profonda.

Nino Cuomo fu un instancabile ricercatore della storia sorrentina. Studioso della figura di Torquato Tasso, autore di numerosi volumi e articoli, per anni presidente dell’Associazione Studi Storici Sorrentini, dedicò una parte considerevole della propria esistenza a raccogliere documenti, ricostruire vicende, recuperare testimonianze e impedire che la memoria della città andasse perduta. Fu anche giornalista e collaboratore di diverse testate locali, sulle quali scrisse di storia, cultura, tradizioni e personaggi della Penisola sorrentina. In questo senso, Nino Cuomo è stato anche un custode della memoria.

La sua lunga esistenza fu attraversata da grandi soddisfazioni, ma anche da dolori profondissimi. Nel 1976 perse la figlia Libia, morta prematuramente in un incidente stradale. Nel 2017 scomparve la moglie Rosa Pane, sposata nel 1956 e sua compagna per 61 anni. Dalla loro unione erano nati quattro figli: Libia, Federico, Giuseppe e Amelia. Giuseppe avrebbe seguito in parte le orme paterne, prima come avvocato e poi come uomo politico, diventando a sua volta sindaco di Sorrento dal 2010 al 2020. – Nino Cuomo fu anche un uomo dalle molte passioni. Da giovane fu un brillante nuotatore e partecipò alle prime esperienze legate al basket femminile cittadino. Per cinquant’anni fu inoltre priore dell’Arciconfraternita di Santa Monica, un legame profondissimo con una delle più antiche realtà religiose e associative della città.

Nel giorno della sua scomparsa, il sindaco Corrado Fattorusso e l’amministrazione comunale hanno espresso il cordoglio della città, ricordando “una figura di straordinario spessore umano, civile e culturale” e sottolineando il valore della sua opera nella conservazione dell’identità e della memoria di Sorrento.

I funerali saranno celebrati domani mattina alle 9 nella chiesa della Santissima Annunziata, sede dell’Arciconfraternita di Santa Monica. Sarà l’ultimo saluto a un uomo che ha attraversato quasi un secolo della storia di Sorrento. Un uomo che ha conosciuto la città nelle sue molte anime, quella delle campagne e dei coltivatori, quella delle istituzioni e della politica, quella del turismo e delle relazioni internazionali, quella della cultura, della storia e delle tradizioni.  Poi, negli anni, quando ha lasciato la politica attiva, ha continuato a fare ciò che aveva sempre fatto, occuparsi della sua città.

Solo che lo ha fatto attraverso i libri, gli studi, gli articoli, i documenti e la memoria, forse questa la sua eredità più preziosa. Nino Cuomo non ha soltanto amministrato Sorrento. Ha contribuito a raccontarla, a custodirla e, in parte, a consegnarla alle generazioni future. Con la sua scomparsa Sorrento perde non soltanto un ex sindaco, un avvocato, un giornalista e uno scrittore, perde un uomo che per quasi un secolo ha vissuto la città come una responsabilità personale e come una parte inseparabile della propria vita. – 19 agosto 2026

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