Il Tribunale di Torre Annunziata infligge due anni e otto mesi all’imprenditore imputato per gli atti persecutori nei confronti del cronista de Il Fatto Quotidiano e per le lesioni al presidente del WWF Terre del Tirreno. Una vicenda che ha segnato il dibattito pubblico in Penisola Sorrentina
Torre Annunziata – Non è soltanto la conclusione di un processo penale. È una sentenza destinata a lasciare un segno in una delle vicende più controverse degli ultimi anni in Penisola Sorrentina, dove cronaca giudiziaria, tutela dell’ambiente, libertà di informazione e difesa della legalità si sono intrecciate in modo indissolubile. Il Tribunale di Torre Annunziata, con il giudice monocratico, Adele Marano, ha condannato Salvatore Langellotto, imprenditore pregiudicato per reati di camorra, alla pena di due anni e otto mesi di reclusione per gli atti persecutori nei confronti del giornalista de Il Fatto Quotidiano Vincenzo Iurillo e per le lesioni provocate al presidente del WWF Terre del Tirreno, Claudio d’Esposito. La Procura, guidata da Nunzio Fragliasso, aveva chiesto una condanna a cinque anni. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni. – Il Tribunale ha inoltre disposto il risarcimento dei danni in favore delle parti civili, da quantificare in sede civile, oltre alla rifusione delle spese processuali.
Il ruolo del giornalismo d’inchiesta – La vicenda giudiziaria affonda le proprie radici nel lavoro di inchiesta svolto negli anni da Vincenzo Iurillo, firma de Il Fatto Quotidiano, che ha seguito con continuità le vicende urbanistiche e giudiziarie legate all’ex agrumeto di Vico III Rota, a Sorrento. Attraverso numerosi articoli, Iurillo ha ricostruito il controverso progetto di realizzazione di 252 box interrati, raccontando gli sviluppi delle inchieste, dei procedimenti amministrativi e dei processi che hanno interessato l’area, fino a documentare le intimidazioni subite da chi aveva denunciato la vicenda. – Secondo quanto emerso nel processo, proprio quell’attività giornalistica, svolta senza arretrare davanti alle pressioni, avrebbe portato il cronista a diventare destinatario di comportamenti persecutori oggi riconosciuti dalla sentenza.

La vicenda di Vico III Rota – Il nome di Claudio d’Esposito è strettamente legato alla vicenda dell’ex agrumeto di Vico III Rota, dove anni fa era previsto un intervento edilizio per la realizzazione di centinaia di box interrati. Furono proprio le denunce presentate dal presidente del WWF Terre del Tirreno, insieme all’avvocato Giovanni Antonetti e Rosaerio fiorentino ad avviare un percorso che portò al sequestro del cantiere e all’apertura dei successivi procedimenti giudiziari. Su questa complessa vicenda il lavoro di approfondimento di Vincenzo Iurillo ha rappresentato negli anni un punto di riferimento per comprendere i rapporti tra urbanistica, interessi economici e amministrazione pubblica.

Un messaggio che va oltre il processo – La sentenza pronunciata dal Tribunale di Torre Annunziata rappresenta un passaggio importante non soltanto per le persone direttamente coinvolte, ma anche per tutti coloro che operano nella difesa del territorio e nel diritto di cronaca. Per Vincenzo Iurillo, che ha continuato a raccontare la vicenda nonostante le intimidazioni denunciate, e per Claudio d’Esposito, impegnato da decenni nella tutela dell’ambiente, il verdetto assume il valore di un riconoscimento del diritto di denunciare, informare e svolgere il proprio ruolo senza condizionamenti. Una decisione che chiude un capitolo giudiziario ma che, al tempo stesso, rilancia una riflessione più ampia sul rapporto tra legalità, libertà di stampa e difesa del bene comune in un territorio che continua a confrontarsi con temi delicati e di grande interesse pubblico. – 17 luglio 2026

















