Stop alle targhe polacche, per le auto che circolano stabilmente in Italia arriva l’obbligo di assicurazione italiana

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La stretta è contenuta nel testo-base del nuovo Codice della strada. Per i veicoli con targa estera iscritti al REVE e utilizzati stabilmente in Italia potrebbe diventare obbligatoria una polizza con una compagnia italiana o con un’impresa estera autorizzata a operare nel nostro Paese. Napoli resta l’epicentro del fenomeno: circa 35 mila veicoli con targa polacca risultano iscritti al registro

La stagione delle targhe polacche utilizzate per abbattere i costi di assicurazione e di gestione dell’auto potrebbe essere arrivata a un punto di svolta. Il nuovo testo-base del Codice della strada, attualmente sottoposto alla consultazione delle associazioni di settore, introduce infatti una stretta sui veicoli con targa estera che circolano stabilmente in Italia. La novità riguarda in particolare l’assicurazione: per i veicoli interessati dall’iscrizione al REVE, il Registro dei veicoli esteri, la copertura della responsabilità civile dovrebbe essere garantita da una compagnia italiana oppure da un’impresa assicurativa straniera autorizzata a operare in Italia. Non si tratta, dunque, di un divieto generalizzato delle targhe estere, ma di un intervento rivolto a quei mezzi che, pur risultando immatricolati all’estero, vengono utilizzati abitualmente sul territorio italiano.

Il provvedimento assume un peso particolare a Napoli, diventata negli ultimi anni il principale punto di concentrazione del fenomeno. Secondo i dati dell’Automobile Club Napoli, sui 70.875 veicoli iscritti al REVE in Italia, 45.944 si trovano in Campania e circa 42 mila nel capoluogo partenopeo. Di questi, circa 35 mila hanno targa polacca. Numeri che fotografano la dimensione raggiunta da un sistema nato soprattutto come risposta al costo elevato delle polizze Rc auto e progressivamente trasformato in un vero e proprio mercato parallelo. Il meccanismo, in molti casi, prevede la cancellazione del veicolo dal PRA italiano e la successiva immatricolazione in Polonia attraverso società o intermediari. Il mezzo viene poi concesso in noleggio al precedente proprietario, che continua a utilizzarlo in Italia. Il vantaggio ricercato è soprattutto economico: assicurazione, bollo e altri costi possono risultare sensibilmente inferiori rispetto a quelli sostenuti con un veicolo regolarmente immatricolato in Italia. Ma proprio sul fronte assicurativo sono emerse le maggiori criticità. I dati più recenti hanno acceso un faro ancora più forte sulla questione. Secondo l’Ufficio centrale italiano, nel 2025 in provincia di Napoli si sarebbero verificati circa 5.000 sinistri provocati da veicoli con targa polacca, con quasi la metà dei mezzi coinvolti privi di copertura assicurativa. Le stime parlano di circa 15 milioni di euro di risarcimenti.

Un altro dato diffuso nei giorni scorsi dalla Rai parla di circa 5.300 sinistri nel 2025 e di oltre 2.300 veicoli privi di assicurazione. In questi casi entra in gioco il sistema di garanzia previsto per i veicoli non assicurati, con costi che finiscono per coinvolgere anche il sistema assicurativo polacco. Proprio tale aspetto ha trasformato il fenomeno da questione prevalentemente italiana in un problema anche per Varsavia. Le compagnie assicurative polacche si sono trovate infatti a sostenere, direttamente o indirettamente, costi legati a incidenti provocati in Italia da veicoli immatricolati in Polonia.

La stessa Polonia ha annunciato una stretta sui controlli. Il console della Repubblica di Polonia a Napoli, Dario Dal Verme, ha spiegato che sono già in corso verifiche più severe sulle revisioni dei veicoli e sulla loro effettiva regolarità. In particolare, l’attenzione è rivolta ai mezzi noleggiati a residenti italiani che, pur risultando immatricolati in Polonia, vengono utilizzati stabilmente in Campania. È in questo scenario che si inserisce la modifica contenuta nel testo-base del nuovo Codice della strada. L’obiettivo è rendere più semplice anche il controllo della copertura assicurativa. Se la norma verrà confermata, il veicolo estero stabilmente utilizzato in Italia dovrà essere assicurato attraverso un’impresa italiana oppure attraverso una compagnia straniera autorizzata a operare nel nostro Paese. La conseguenza potrebbe essere significativa: una delle principali ragioni economiche che hanno alimentato il ricorso alle targhe polacche verrebbe infatti ridimensionata. L’assicurazione non sarebbe più legata esclusivamente al mercato del Paese in cui il veicolo è immatricolato, ma dovrebbe rispettare il quadro assicurativo italiano. Va però sottolineato un punto: la norma non è ancora definitiva. Il testo-base è stato trasmesso alle associazioni di settore, che potranno presentare osservazioni e proposte entro il 13 settembre. Il provvedimento dovrà poi proseguire il proprio iter prima di arrivare alla versione definitiva attesa in autunno.

La stretta sulle targhe estere viene accolta con favore da chi da tempo chiede controlli più incisivi, ma riapre anche il tema delle tariffe Rc auto italiane. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli chiede infatti che il contrasto alle targhe estere non si limiti all’aspetto repressivo. Secondo Borrelli, se è necessario intervenire contro l’elusione delle regole e delle tasse, occorre contemporaneamente affrontare la questione delle forti differenze territoriali nei premi assicurativi. La posizione non è isolata. Nel maggio scorso il Consiglio regionale della Campania ha approvato all’unanimità una mozione che chiede un intervento per ridurre le disparità territoriali nei premi Rc auto e una tariffa unica nazionale per gli automobilisti virtuosi, indipendentemente dalla loro residenza.  Le targhe polacche non sono nate dal nulla: hanno trovato terreno fertile in un mercato nel quale, soprattutto in alcune aree del Mezzogiorno, il costo dell’assicurazione può rappresentare una voce particolarmente pesante per le famiglie. Già nel 2024, durante un’audizione alla Camera, il Garante nazionale degli assicurati Antonio Coviello aveva collegato il fenomeno delle targhe estere proprio al problema dei premi Rc auto ritenuti insostenibili in alcune aree del Paese.

Da una parte c’è l’esigenza di garantire che tutti i veicoli che circolano stabilmente in Italia siano effettivamente assicurati e sottoposti ai controlli previsti dalla legge. I numeri sugli incidenti con veicoli privi di copertura mostrano che il problema non può essere sottovalutato. Dall’altra rimane il tema delle ragioni che hanno spinto migliaia di automobilisti a cercare soluzioni alternative oltre confine. Se il costo dell’Rc auto resta molto più elevato per determinati territori, il rischio è che, chiuso il canale polacco, il fenomeno trovi semplicemente nuove strade. Ed è proprio quello che potrebbe già accadere. Il sistema, secondo le ricostruzioni più recenti, starebbe iniziando a guardare anche verso altri Paesi europei, trasformando quella delle targhe polacche in una questione più ampia: come conciliare il contrasto all’elusione delle regole con la necessità di rendere sostenibile il costo dell’assicurazione per gli automobilisti italiani.

La partita, quindi, non sembra destinata a chiudersi con la sola stretta sulle targhe polacche. Da una parte ci sarà il giro di vite sui veicoli esteri utilizzati stabilmente in Italia; dall’altra la richiesta, sempre più forte soprattutto dal Mezzogiorno, di intervenire sulle disparità delle tariffe Rc auto. Se l’obiettivo è riportare tutte le auto dentro un sistema di regole trasparente, il problema non è soltanto impedire di pagare meno fuori dall’Italia,m anche fare in modo che assicurarsi in Italia non diventi, per milioni di automobilisti, un costo così elevato da spingerli a cercare una via d’uscita oltre confine. –

 

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